I REATI A PORTE GIREVOLI NELL’ERA DI RENZI

L’ultima idea è il «reato di bullismo». Una legge specifica, un crimine speciale. In Italia funziona così: ogni volta che c’è un allarme sociale di una qualche presa mediatica, il palazzo risponde con una nuova norma. E con reato ad hoc. Troppe donne uccise? Arriva la legge sul femminicidio.
Troppi arrestati che vengono malmenati dalla polizia? Arriva la legge (assurda) sul reato di tortura. Troppi assenteisti? Arriva la legge anti-fannulloni. Non importa quel che c’è dentro, non importa se i nuovi commi serviranno oppure saranno soltanto dannosi, non importa se prevedono soltanto ciò che esiste già: l’unica cosa che conta è rispondere con un atto legislativo (carta su carta) a un tema che scuote l’opinione pubblica. Così l’onorevole di turno può andare in tv e tranquillizzare la platea: «A questo proposito stiamo per l’appunto discutendo la legge…». Non si tratta di risolvere i problemi, ma di sfangare l’ultimo talk show.
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