NON E’ UN PAESE PER PERSONE ONESTE. AL RAPINATORE CASA ATER A 12 EURO AL MESE

Dalla banda del kalashnikov all’alloggio popolare a 12 euro al mese. Se volete un’altra dimostrazione che in questo Paese conviene essere disonesti, leggetevi la storia del giostraio di Padova, Giampaolo Moretti: dieci anni fa per catturare lui e i suoi complici ci vollero 40 poliziotti. Un agente rimase anche ferito. Ci fu un inseguimento da telefilm americano, con posti di blocco forzati, sirene spiegate, tentati investimenti. Si concluse tutto al casello di Dolo: Moretti venne arrestato con suo fratello minore e altri due giostrai con il vizietto dell’assalto ai supermarket. Dieci anni dopo lo ritroviamo ancora in attesa di giudizio, a piede libero. E con una casa a spese dei contribuenti. Si capisce: bisogna pure ricompensare chi si comporta bene, no? Ora, però, Moretti di ricompense ne ha ricevute ben due: una dalla giustizia, che gli ha risparmiato la cella. E una dall’Ater di Padova che gli ha regalato la casa praticamente gratis.
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VENDOLA PENSIONATO A 57 ANNI. GIURAVA DI ABOLIRE I VITALIZI: SI INTASCA 5.618 EURO AL MESE

Nichi Vendola va in pensione a 57 anni. Che c’ è di strano? Lui l’ha sempre detto che non bisogna chiedere troppi sacrifici ai lavoratori. E così, per dare il buon esempio, eccolo là con l’assegno in tasca: gli sono bastati dieci anni di contributi per aver diritto, da oggi, alla bella somma di 5.618 euro al mese. In due giorni e mezzo, per intenderci, lui ora incassa quello che molti pensionati non prendono in un mese, pur avendo lavorato una vita. «Oppure Vendola», come diceva una fortunata sua campagna elettorale. E beato chi ha creduto alla narrazione di Nichi: «Mi batto per la vita», diceva. Invece era solo per il vitalizio. E pensare che della lotta contro i privilegi aveva fatto una bandiera. «Sempre nuova è l’ alba», «C’ è un’ Italia migliore», «Per una nuova generazione di buona politica», dicevano i suoi slogan. «Basta con i vitalizi», ripeteva nei comizi.
«Aboliremo i vitalizi», annunciò entrando in Regione. «Abbiamo abolito i vitalizi», proclamò festante il 12 marzo 2012, con un tweet tutto anti-casta. E infatti i vitalizi della Regione Puglia sono stati così aboliti che ora lui si mette in tasca un vitalizio della Regione Puglia. Da 5.618 euro al mese. All’età di 57 anni. E poi dicono che i politici non sono coerenti…
La spiegazione è semplice: come sempre accade in questi casi l’abolizione viene fatta solo per le generazioni future.
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IL PAPA SVERGOGNA L’IMBUCATO MARINO

Imbucato alla messa del Papa. L’ultima figuraccia del sindaco di Roma è così grande che d’ora in avanti quando si dirà: «che figura di m.» s’intenderà «che figura di Marino». Infatti, non contento di aver buttato soldi per incontrare il Papa a Filadelfia, oltrepassando l’Oceano e scordandosi che forse sarebbe stato più comodo e più economico oltrepassare soltanto il Tevere, è riuscito anche nell’impresa storica di farsi sbugiardare dal Pontefice. In un modo che non era mai successo a nessun politico al mondo. «Marino? Io non l’ho invitato, chiaro?», ha detto infatti Francesco sul volo di ritorno dagli Stati Uniti. E poi ha aggiunto perché non ci fossero dubbi: «Ho chiesto anche ai miei collaboratori: nemmeno loro l’hanno invitato». Di fatto, dunque, a Filadelfia il sindaco di Roma era un intruso. Più o meno come al Campidoglio, d’altra parte.
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FRANCESCHINI ALLA CULTURA HA DATO IL PEGGIO DI SE’

Caro Giordano, desidererei conoscere il Suo parere sul ministro Franceschini. Assolutamente avulso da ogni critica, costui continua imperterrito a ricoprire la carica di ministro nonostante le frequenti figuracce raccolte durante il suo mandato. Ma Franceschini non è colui il quale si schierò pesantemente contro l’ allora ministro Bondi per «un» crollo a Pompei? Durante il suo mandato quanti crolli nello stesso sito sono accaduti? Tutto ciò dimostra che l’ unica cosa di veramente pregevole che hanno gli appartenenti a questo governo sono la faccia tosta e una veramente notevole marca di collante che li tiene ben fissi sulla propria poltrona.
Giuseppe Calandi – Bresso (Mi)
Dario Franceschini è un democristiano di sinistra. Da ragazzo il suo mito era Benigno Zaccagnini. Poi, accontentandosi, s’ è messo sulla scia di Franco Marini. Quando, però, ha visto che cresceva l’ astro di Romano Prodi si è buttato con lui diventandone il primo dei sostenitori. Quando Prodi è stato scalzato da D’Alema, ovviamente, Franceschini si è schierato con D’Alema diventandone sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Poi vide profilarsi la vittoria di Veltroni e ovviamente si schierò con lui, trasformandosi di fatto nel suo numero due: grazie a tale atto di fedeltà ottenne la segreteria del Pd, che però riuscì a conservare solo 8 mesi. Quando Bersani lo scalzò lui gli fece le fusa perché sperava di diventare presidente della Camera. Non riuscendoci, saltò sul carro di Enrico Letta per farsi nominare ministro del suo governo. Ma appena ha capito che stava vincendo Renzi, ovviamente, si è scoperto intimamente renziano, in modo da ottenere una poltrona nel suo governo, quella per l’ appunto di ministro della Cultura. Da uno così, caro Calandi, lei cosa si aspetta? Ha scritto alcuni romanzi di successo, l’ ultimo pare sia particolarmente hard. Si parla di prostituzione, un tema assai più serio della politica, per altro. Quando diventò, per quel breve periodo, segreterio del Pd, pensò bene di onorare la carica insultando l’ avversario politico (Berlusconi) con le peggio parole e giurando sulla Costituzione «che non si tocca» davanti al papà partigiano. Essendo quest’ ultimo nel frattempo morto si ribalterà nella tomba a vedere quel che il governo del suo figliolo sta combinando sul Senato.
Come responsabile della Cultura, per altro, Dario ha dato il peggio di sé: l’ altro giorno, per dire, la polemica sui dipendenti del Colosseo ha nascosto una piccola tragica verità. Loro avranno fatto fesserie, ma il ministero di Franceschini si era semplicemente dimenticato di pagarli…

POSTA PRIORITARIA- IL MIO GIRO D’ITALIA IN VOSTRA COMPAGNIA

Caro Giordano, l’ho sentita l’altra sera ad Asiago…

P.B. – Vicenza

Quanti lettori ho incontrato in queste settimane… La seguo su Libero, la leggo su Libero, sono un fedele di Libero… Quante mani ho stretto in questo mio piccolo  tour che si è concluso ieri sera ad Asiago (purtroppo per la pioggia non si è potuto fare in piazza: comunque avete riempito il teatro). Ogni anno, da aprile all’inizio di agosto, approfitto dell’uscita del mio libro per uscire dalla prigionia della redazione. Dico sempre scherzando (ma mica troppo) che quasi quasi scrivo i libri per poterli andare a presentare in giro per l’Italia. Che ci volete fare? C’è chi scrive libri per poter entrare nei palazzi, io li scrivo invece per poter entrare nelle piazze.   E’ un bagno di gente che mi fa bene, mi aiuta a uscire dalla tentazione autoreferenziale che colpisce tutti noi giornalisti e che mi fa sentire da vicino il polso dei lettori. Durante il resto dell’anno, poi, quando scrivo penso proprio ai vostri volti, ai vostri occhi, ai sospiri con cui avete seguito i miei incontri, alle vostre risate, alle vostre domande incazzate, agli applausi e agli incoraggiamenti. Mai come quest’anno ho trovato persone stanche delle promesse andate a vuoto, mai come quest’anno mi sono sentito dire: “Dovete essere più cattivi”, “Picchiate duro”, “Dateci dentro”, “Siete la nostra voce”, mai come ora sento la responsabilità di non tradire tutta la fiducia che mi avete trasmesso incontro dopo incontro. Ho girato 7 regioni, una quarantina di piazze, dal 12 aprile a Soave (assaggio di bianco stratosferico) al 2 agosto ad Asiago, sono passato per Lamezia Terme, Alassio, Lecco, Arezzo, Siena, Imperia, Menfi (Agrigento), la magica notte di Polignano, Viareggio, Courmayeur… Ovviamente non poteva mancare la piazza del piccolo e familiare Frascaro (agnolotti divini), l’appuntamento con la Versiliana (quest’anno con Catena Fiorello: ci siamo divertiti), una serata splendida nelle ville palladiana (a Pojana) con l’estate che stava cominciando a sprigionare la sua immensa bellezza, poi Caravaggio, Lodi, l’abbraccio caloroso seppur dolente di Galatone,  dove sono riusciti a mascherare con l’affetto tipicamente pugliese il lutto che aveva appena colpito il paese. Ringrazio tutti quelli che ci sono stati, quelli che mi hanno consegnato messaggi, documenti, biscotti, vignette, foto, ricordi, libri, composizioni, speranze, opinioni. Giuro che leggerò tutto e che il prossimo anno sarò di nuovo lì, in mezzo a voi, a  seminare parole e a raccogliere entusiasmo.  Perché è una delle poche cose di cui non so fare a meno.

POSTA PRIORITARIA- UN VINCITORE, MOLTI PERDENTI E MOLTE FACCE TOSTE

Caro Giordano, allora, se ho capito bene , a queste amministrative hanno vinto tutti. Lo dichiara il Pd , il Movimento 5 Stelle, Forza italia, la Lega , e persino l’Ncd (e se lo dice Alfano, c’è da crederci). Ora, alla luce dei fatti se tutti sono vincitori chi cavolo ha perduto queste elezioni? Ho un dubbio: forse noi cittadini italiani?

Maurizio Oberti – via mail

Non c’è niente che mi annoi come le analisi post elettorali, specialmente quelle in cui tutti si proclamano vincitori, scegliendosi ad hoc il riferimento opportuno (“E’ vero, ho perso 2 milioni di voti, ma se ci confrontiamo non con la precedente elettorale ma con quella precedente ancora…”) o deviando abilmente il discorso (“E’ vero, abbiamo perso la Regione: ma vuole mettere la netta affermazione a Buttigliera Alta e Calamandrana Bassa?”). A volte, davanti alla sfilata di facce toste, mi diverto a pensare che prima o poi salterà qualcuno pronto a dichiararsi “in netta crescita non solo rispetto al risultato dell’era mesozoica ma anche a quello dell’era paleozoica” o qualcun altro che non esiterà a cercare di salvarsi richiamando l’indiscutibile vittoria del suo partito, che certo, perde moltissimo a livello nazionale, molto a livello regionale, altrettanto a livello rionale, ma, è evidente, nel condominio del candidato presidente ha ottenuto risultati lusinghieri. Vi sembra un paradosso? Pensate ad Alfano…  La verità è che, a livello di partiti, per la sintesi dei risultati non servono le pagine di giornale, ma basta una riga: hanno perso tutti, tranne la Lega.  Per quanto riguarda il suo dubbio, invece, caro Oberti, non so se i cittadini italiani hanno perso le elezioni. So per certo, però, che hanno perso la pazienza. E domenica hanno mandato un altro segnale chiaro a questa classe politica che ormai appare vicina ai problemi della gente quanto io sono vicino a uscire stasera con Monica Bellucci. Il problema, però, è che nessuna lezione sembra sortire effetto. Infatti, appena finito di contare le schede, quasi tutti i partiti (a cominciare dal Pd) hanno dato il via a quello che usando una frase più usata del sale sul branzino i giornali chiamano “la resa dei conti” interna. De Luca contro Bindi, Fitto contro tutti, Quagliariello contro Alfano, Cuperlo all’attacco, convochiamo la direzione del partito. Ottimo idea. Convochiamo la direzione del partito. E pazienza se nell’occasione si discuteranno i problemi delle correnti anziché quelli del Paese. Per i problemi del Paese non c’è tempo, è l’ora della resa dei conti. Che però, avanti di questo passo, sembra sempre di più una resa dei tonti.

POSTA PRIORITARIA- QUEL PROFESSIONISTA DELL’INSULTO NEI TALK SHOW

Caro Giordano, penso che io  non avrei potuto fare il giornalista. Perché l’ho vista a “L’aria che tira” e ho pensato che, se io fossi stato al suo posto, mi sarei fatto prendere sicuramente dal nervosismo e avrei un tavolo in testa a chi non avesse lasciato concludere il mio pensiero, o se il conduttore mi  avesse interrotto per sentire i cavoli privati di ‘sta Pezzopane con il suo ragazzo. Ho trovato quasi commovente vedere come, invece, lei sa pazientare fino a riuscire a dire alla fine, quello che pensava. Tanto più incredibile perché ha riscosso gli applausi ed il consenso di un pubblico come quello de La7, che non è certo tenero con chi porta avanti idee che non fanno comodo alla sinistra. Complimenti.

Giordano Citterio – via mail

Caro Citterio, la ringrazio per i complimenti. Ma l’unica cosa difficile, nella mattinata di lunedì all’Aria che Tira, è stata quella di resistere dalla tentazione di mandare al diavolo Fabrizio Rondolino, un signore che evidentemente ha tante idee in testa quanti capelli sopra, e che non sapendo cosa dire, ma dovendosi ritagliare un ruolo nei talk show, ha scelto quello dell’insulto facile. Pare non sia nuovo a performance del genere. Ero stato invitato a La7 per parlare di vitalizi, un argomento a me caro da sempre e rilanciato con forza dall’inchiesta di “Libero”, ma ancor prima che pronunciassi una frase completa, Rondolino mi ha interrotto per darmi dello “stupido qualunquista”. Un bel modo per iniziare un dialogo, no? Ho cercato di non replicare sul piano personale, per non abbassarmi al suo livello, ma lui ha continuato dandomi del  “servo di Berlusconi” e altri epiteti del genere. Poveretto, manco il dono dell’originalità. Del resto che ci si può aspettare da un figlio di papà, carrierista mancato, che all’apice della carriera ha fatto il portaborse di D’Alema? Di lui come giornalista purtroppo non si ricordano reportage memorabili né inchieste imperdibili. Al massimo un romanzetto pornografico, più discusso che letto. Ora insulta chi lavora per le aziende di Berlusconi, ma non ha esitato a pietire contratti di collaborazione al “Giornale” e a “Panorama”, persino al “Grande Fratello”, di cui è stato uno degli autori. Attualmente si dice “infatuato da Renzi”. E siccome ha capito che il premier resterà a Palazzo Chigi per alcuni anni, si è promosso sul campo suo scherano e uomo d’ordine. Nella speranza forse di riuscire, leccata di culo dopo leccata di culo, ad attirare la sua attenzione. E, magari, qualche contrattino di consulenza in una partecipata…

RUBA 7 MILIONI AI BIMBI DI HAITI PER FARSI LA RIVISTA DI GOSSIP

Per l’Italia si aggira un signore accusato di aver sottratto 7 milioni destinati ai bimbi terremotati di Haiti per: a) comprarsi beni di lusso, fra cui una bella casa a Milano e una barca modello Manò Marine 35 Ht; b) per foraggiare amici e parenti; c) per finanziare nuove attività con cui sperava di fare il salto nel mondo dei vip, una società con Lele Mora e un giornale di gossip New Stars. Quest’uomo (Dino Pasta), stando a quanto ci risulta, continuerebbe ad andare in giro e a promettere cose che non può mantenere. Il suo nome è Dino Pasta. La sua è una storia da Pescecani….

MA PAPA FRANCESCO CONOSCE IL CASO DELLE ORFANELLE E DEL VESCOVO DI RAVENNA?

Ma Papa Francesco sa quello che succede a Ravenna? Sa che la Fondazione presieduta dal suo vescovo si è presa l’eredità destinata alle orfanelle? Sa che l’ex orfanotrofio che doveva essere destinato ad aiutare i poveri è diventato un hotel di lusso? Sa che la Fondazione accumula tesori su tesori e in beneficenza dà solo le briciole? Sa che la volontà dei benefattori è stata esplicitamente tradita? La scandalosa vicenda ogni volta viene messa a tacere perché disturba troppo (e troppi). Ma Pescecani rompe il velo del silenzio e racconta la storia, con tutti i suoi incredibili retroscena. Sperando che l’indignazione arrivi fin lassù…