TAGLIANO I FARMACI, NON LE PENSIONI D'ORO

Aspettavamo con ansia la spending review. Ma in realtà la spending review rischia di trasformarsi in un’altra beffa: l’unica cosa che per il momento sembrano in grado di tagliare, infatti, è la spesa per farmaci. Ergo: un’altra tassa occulta a caricio dei cittadini. In compenso le pensioni d’oro rimangono intonse: c’era un emendamento per tagliare tutte quelle superiori ai 6mila euro, e inevitabilmente è stato bocciato. Così le sanguisughe continueranno a prendere le loro pensioni d’oro (ricordate? C’è anche quello che prende dall’Inps 90mila euro al mese…), e i cittadini pagheranno la tassa occulta sui farmaci. Alla faccia della spending review.

SCUSATE L'ASSENZA. STAVO LAVORANDO PER NOI

Scusate l’assenza. Era da un po’ di tempo che non aggiornavo il blog. Ho visto che ci sono anche un’enormità di commenti in sospeso. Vi chiedo scusa. E per farmi perdonare vi do un’anteprima. Se mi sono un po’ distratto dal blog, infatti, è per il fatto che stavo raccogliendo materiale per una nuova denuncia. Dopo Sanguisughe, arriva “Spudorati”. Sarà in libreria martedì 13 marzo. Ma io voglio anticiparvi la premessa dove spiego le ragioni per cui la nostra battaglia (che voi avete sempre sostenuto e continuato) deve continuare. Io non mollo. E voi?

Caro lettore, lo so. Se sei in libreria e stai sfogliando questo libro, ti stai chiedendo: perché devo comprarne un altro che mi fa incazzare? E se invece sei arrivato a casa e lo stai sfogliando seduto in poltrona, ti stai chiedendo: perché ne ho comprato un altro che mi farà incazzare? Sono due domande molto simili, caro lettore, e pure molto sensate. Non so se sia possibile trovare risposte altrettanto sensate. Ma se mi dai un attimo della tua attenzione ci proverò.

Da dove cominciare? Ah sì: per darti una risposta, comincio anch’io da una domanda. E la domanda è questa: lo sai, amico mio, cosa dicono di libri come quello che hai in mano adesso? Dicono che alimentano l’antipolitica. Secondo loro è un male. Ma ti pare? Io sono convinto del contrario: considerando quello che ha combinato in questi anni la politica, be’, allora viva l’antipolitica. In effetti: se i cittadini sono inferociti contro il Palazzo, di chi sarà la colpa?

Di chi da anni pensa solo a difendere i suoi privilegi o di chi quei privilegi ha cominciato a denunciarli? È pericoloso, come dice qualcuno, alimentare le campagne contro le caste e le sanguisughe? O è più pericoloso lasciare caste e sanguisughe libere di scatenarsi senza nessun controllo? E libere così di divorarci il futuro?

Sinceramente, non capisco l’indignazione contro gli indignati. Se non ci fosse un po’ di indignazione, quelli del Palazzo continuerebbero a fare i comodi loro, come hanno fatto per decenni. Dicono: siete populisti, fate demagogia.

Ma dove? Ma quando? Ho cominciato a scrivere il primo libro contro i mali della politica nel 1997: s’intitolava Silenzio, si ruba (vedo che adesso anche Marco Travaglio usa lo stesso titolo: e va be’, risparmio la rivendicazione del diritto d’autore…). In quindici anni non ho fatto altro che raccontare fatti circostanziati, precisi, documentati. Raccontare fatti è demagogia? Raccontare fatti è populismo? E su che cosa dovremmo scrivere allora i libri per non essere populisti? Sulle farfalle dell’Amazzonia? Sull’accoppiamento dei criceti negli zoo dell’Ontario?

Da qualche tempo i parlamentari, per salvare i loro privilegi, hanno adottato la tecnica della lagna preventiva. «Oh, come siamo poveri», «Oh, come siamo maltrattati», «Oh, come faremo a raggiungere la fine del mese?». Dicono che 16.000 euro al mese per governare il Paese non sono nemmeno troppi. Per assurdo, noi potremmo anche prender per buone queste osservazioni se il Paese, però, lo governassero sul serio. Vi pare? L’Italia è ferma da anni, per costruire una strada ci vogliono decenni, le riforme sono più rare dei pinguini all’Equatore, l’unica cosa che cresce è il debito pubblico; eppure coloro che hanno prodotto tutto ciò pretendono di essere trattati da principi. E rispettati.

La verità è che la tolda dell’Italia è piena di comandanti Schettino. Il Paese, come la nave Concordia, pullula di eroi sconosciuti e quotidiani, gente disposta a sacrificare la propria vita per salvare il prossimo, esempi gloriosi di altruismo e di generosità. Epperò sulla plancia di comando ci stanno i capitani poco coraggiosi, i vigliacchi che scappano dalla nave che affonda portandosi dietro la divisa in ordine e il pc, i codardi della crociera, bravissimi a danzare fra cene, drink e moldave, ma che poi non sanno tenere la rotta e piagnucolano come bimbi quando vengono messi di fronte alle proprie responsabilità.

Noi non siamo contro la politica. Noi siamo contro la politica degli Schettino. Contro la politica degli inetti e dei piagnucolosi. I parlamentari, anziché difendere in ogni modo i loro privilegi, dovrebbero cominciare a chiedersi come hanno fatto a ridurre il Paese così. E dovrebbero vergognarsi, anziché protestare. Qualcuno di loro dice:

«Sono pagato poco, se lavorassi in un’impresa guadagnerei di più». Potrebbe anche essere: se quel qualcuno lavorasse in un’impresa forse guadagnerebbe di più, ma sarebbe già stato cacciato a calci nel sedere da un pezzo. Ditemi voi quale manager d’azienda resisterebbe al suo posto presentando anno dopo anno risultati fallimentari come quelli del nostro Palazzo…

Ogni tanto qualcuno mi chiede: ma cambierà mai qualcosa?

E io rispondo sempre: non lo so. È vero: non lo so.

Non so se qualcosa può cambiare, non ho ricette miracolose per risolvere i problemi. Noto solo, con un po’ di soddisfazione, che in questi mesi qualche passo nella giusta direzione si è fatto, qualche stortura è stata abolita, qualche clamoroso privilegio è stato abbattuto. Per anni, nel silenzio generale, i vizi della casta si sono accumulati e sedimentati senza che nessuno nemmeno lo sapesse. Ora, grazie all’indignazione di tanti lettori, grazie a libri che fanno incazzare, grazie all’eco nelle piazze e su Internet, il tema del taglio ai costi della politica è tornato in primo piano. Dopo essere stato quasi dimenticato, è stato imposto di nuovo al centro del dibattito. Qualche piccola correzione è stata fatta. Si è tentato di invertire la rotta. È già qualcosa, no?

Sì, è già qualcosa. Però è ancora troppo poco, davvero troppo poco. Perché proprio in questi mesi, mentre da una parte si promettevano grandi cambiamenti, dall’altra si continuavano le solite sozzerie. Anzi, peggio. La tempistica è stata odiosa: mentre il Paese chiedeva a gran voce di cancellare i privilegi della casta, quei privilegi aumentavano, mentre il Paese supplicava di ridurre gli sprechi, quegli sprechi raddoppiavano, mentre il Paese urlava di ridurre le spese di Palazzo, le spese di Palazzo si moltiplicavano.

Mai visto nulla di più spudorato.

Anche il tecnico Mario Monti non è stato da meno dei politici professionisti, sul fronte della spudoratezza. Quando si è insediato a Palazzo Chigi, nel novembre 2011, ha subito annunciato di voler tagliare i costi della politica. Proclami, dichiarazioni, eccitazioni. Ma qualche settimana dopo, quando il premier ha varato la sua prima e pesante manovra economica, ebbene, ci ha messo dentro sacrifici per tutti: Ici, Iva, tasse, sforbiciate alle pensioni… Gli unici cui nessuno ha chiesto sacrifici sono stati propri i mandarini di Palazzo. Loro ce l’hanno fatta a passare indenni fra mille mannaie previste e tagli che sembravano (sembravano!) certi. Le Province? Salve. Gli stipendi dei parlamentari? Argomento rinviato. Enti inutili? Da non toccare.

Risultato: secondo i conti del «Sole-24 Ore», su una manovra di quasi 30 miliardi di euro, i tagli ai costi della politica, alla fine della fiera, ammontavano ad appena 21,9 milioni.

Meno dello 0,1 per cento…

Di fronte a questa beffa spudorata come si fa a lasciare perdere? Come si fa a girare la testa da un’altra parte? Edi che cosa dovremmo parlare, di grazia? Di che cosa dovremmo occuparci? L’estate scorsa, mentre giravo le piazze d’Italia, da nord a sud, da Asiago a Marsala, da Genova a Pordenone, da Erice a Brunico, da Canelli a Positano, da Martinsicuro a San Donà di Piave, in ogni angolo incontravo gente perbene ed esasperata che mi diceva: «Non mollare». Ecco: questo libro l’ho scritto pensando a loro. Questo libro l’ho scritto per dire a tutti che non bisogna mollare.

Lo so: quello che leggerete nelle prossime pagine vi farà venire il mal di fegato, vi andranno le sillabe di traverso, i capoversi vi s’incaglieranno sullo stomaco e vi disturberanno la digestione. Ma, vi prego, non smettete di leggere.

Girate pagina, arrivate fino in fondo. E continuate a indignarvi, perché indignarsi non è solo un nostro diritto. È un nostro dovere. Per noi, per la nostra storia, per il nostro futuro. Per i nostri figli. E se la montagna di privilegi con cui gli spudorati ci schiacciano vi sembra un nemico terribile, be’, pensate che ce n’è uno ancora peggiore: è la nostra rassegnazione. La rassegnazione è un lusso che non possiamo più permetterci. La rassegnazione è un vizio che ci uccide. E una sana incazzatura è quello che ci vuole per tenerla lontana. L’unico modo per tenerci vivi.

E DINI (40MILA EURO AL MESE DI PENSIONE) ENTRA IN LIZZA PER DIVENTARE GOVERNATORE…

UNA (MEZZA) BRUTTA NOTIZIA. Leggo stamattina che anche un altro pensionato d’oro entra in lizza per Bankitalia: si tratta di Lamberto Dini, 40mila euro di vitalizio al mese. Ora anche lui, come Giuliano Amato, può sperare di diventare Governatore: nel caso, dalla poltrona più alta di via Nazionale, potrà continuare a chiedere sacrifici per tutti gli italiani. Non per lui, ovviamente che, anzi, aggiungerà un’altra rendita ai suoi 40mila euro al mese…

Poveretti: in 8 mesi hanno lavorato 62 GIORNI. Sarà per questa fatica che meritano le PENSIONI d'ORO?

Adesso ho capito perché i parlamentari devono andare in pensione a 48 anni, adesso ho capito perché i parlamentari hanno diritto alla pensione dopo appena 5 anni di “lavoro” (di fa per dire, ovviamente): il loro è un mestiere usurante. Troppo stancante. Li distrugge. La conferma l’ho avuto oggi quando ho letto che nei primi otto mesi dell’anno, da gennaio ad agosto i senatori hanno lavorato in tutto 62 giorni. Proprio così: 62 giorni. Praticamente una settimana al mese. Che cosa abbiano fatto nelle restanti  tre settimane nessuno lo sa. Però dev’essere stato assai stancante. Roba da meritarsi, per l’appunto, una pensione d’oro.

L'Europa chiede di tagliare le nostre pensioni. Ma perché non comincia a tagliare le pensioni (d'oro) degli uscieri di Bruxelles?

Ma l’Europa, a proposito di pensioni, che diavolo sta facendo? Ogni giorno un appello, una richiesta, un monito per esprimere la necessità urgente di tagliare le pensioni dei cittadini italiani: e quelle dei burocrati di Bruxelles? Perché non cominciamo a tagliare un po’ quelle? I 44mila dipendenti dell’Ue, infatti, non solo godono di stipendi maxi (un usciere guadagna dai 4mila ai 6mila euro netti al mese, un archivista arriva a 9000, un amministrativo sfonda quota 10mila) ma godono anche di enormi privilegi previdenziali (tanto per dire: alla faccia del contributivo possono andare in pensione con il 70 per cento dell’ultima – elevatissima – retribuzione). Le pensioni Ue oscillano dai 3500 euro netti per l’usciere ai 12mila euro netti per i dirigenti e sono in media (in media!) attorno ai 6mila euro netti (oltre 10mila lordi). Vorrei ricordare che nel 2007 un primo ministro austriaco un po’ Carneade, tal Alfred Gunsenbauer, lanciò l’allarme per il bilancio Ue: “E’ uno scandalo che nel prossimo anno ci voglia un miliardo di euro per pagare le pensioni agli euroburocrati”. In effetti è stato tanto uno scandalo che nel 2008 abbiamo speso un miliardi e 50 milioni, nel 2009 un miliardi e 130 milioni (+7 per cento) e nel 2011 spenderemo un miliardo e 275 milioni (ancora + 7 per cento). Se le previsioni saranno rispettate nel 2013 l’Unione europea arriverà a spendere un miliardo e 473 milioni, cioè il 34 per cento in più al 2007 quando la spesa veniva ritenuta uno scandalo insopportabile. Inutile dire che quei soldi arrivano dai nostri contributi, cioè dalle nostre tasse. Inutile dire che poi l’Europa chiede di tagliare le nostre pensioni.

Attenti: i parlamentari fanno i furbi (le loro pensioni restano intatte)

Domani (lunedì 1 agosto) scatta il prelievo sulle pensioni d’oro (il 5 per cento sulla quota eccedente i 90 mila euro, il 10 per cento sulla quota eccedente i 150mila euro). Sono comprese tutte le pensioni, con un’unica eccezione: quelle dei parlamentari.

Avevamo già denunciato questo rischio qualche settimana fa, appena la tassa sulle pensioni d’oro era stata introdotta. Ma nascondendosi dietro l’autonomia impositiva degli organi costituzionali (nessuno può imporre le tasse alle Camere se non le Camere stesse), i parlamentari stanno cercando anche questa volta di fare i furbetti e di non pagare nemmeno quel contributo che tutti gli altri italiani sono invece costretti a pagare.

Il ministro del Tesoro aveva scritto alle Camere chiedendo di evitare questa indecenza. Le Camere avevano risposto che avrebbero provveduto. Ma la realtà è questa: da domani gli italiani pagheranno, i parlamentari no. E’ uno scandalo nello scandalo: i vitalizi dei parlamentari andrebbero aboliti seduta stante. E invece si sottragono anche al contributo che colpisce il resto del Paese.

Come si può tacere davanti a questo scempio? Avanti tutta, contro le sanguisughe…

Contributo sulle pensioni d'oro? Ma 1826 parlamentari non lo pagano (ecco l'elenco)

Ma perché Luciano Benetton, Toni Negri, Eugenio Scalfari e altri 1823 parlamentari non pagheranno il contributo di solidarietà? Lo scandalo continua, ma noi non ci stanchiamo di denunciarlo.

Riassunto delle puntate precedenti:

a)grazie alla mobilitazione degli anti-sanguisughe si ottiene (meglio che niente) che nella manovra venga inserito il contributo di solidarietà per le pensioni d’oro (5 per cento oltre i 90 mila euro, 10 per cento oltre i 150mila euro)

b) i parlamentari tentano di fare i furbetti: siccome c’è l’autonomia decisionale degli organi costituzionali – dicono – il contributo non si applica ai nostri vitalizi. Sperano così di farla franca;

c) grazie alla ribellione degli anti-sanguisughe, la Camera e il Senato sono costretti tornare sui loro passi e decidono di far pagare il contributo di solidarietà anche ai parlamentari. Ma chi pagherà davvero? Solo i parlamentari con vitalizi oltre i 90mila euro. Ergo la pagheranno solo 412 su 2238. 1826 invece la faranno ancora una volta franca.  

Vi sembra giusto? Ora: è vero che le pensioni dei parlamentari sono inferiori ai 90mila euro, ma un contro è la pensione di 80mila euro maturata con 35 anni di lavoro (che non va tassata) un conto è quella di 80mila (o anche 50mila o anche 20mila) maturata con qualche  anno o peggio qualche mese in Parlamento. Non è forse una pensione d’oro quella che prende l’avvocato Luca Boneschi (3108 euro al mese, 36mila euro l’anno) per essere stato un giorno in Parlamento? Non è una pensione d’oro quella di Toni Negri (3108 euro al mese, 36mila euro l’anno) per essere stato 64 giorni in Parlamento? Perché non chiedere anche a loro il contributo di solidarietà (nell’attesa di eliminare del tutto questo assurdo privilegio)?

Ecco, comunque, di seguito un elenco di parlamentari illustri che anche questa volta non pagheranno un centesimo (con un ringraziamento a Marco Gorra e Sandro Iacometti di Libero): Guido Rossi, Alberto Asor Rosa, Toni Negri, Rossana Rossanda, Luciano Benetton, Sandra Bonsanti, Marco Formentini, Fulco Pratesi, Carlo Taormina, Mario D’Urso, Claudio Magris, Pasquale Squitieri, Massimo Cacciari, Mario Capanna, Maura Cossutta, Tiziana Parenti, Paolo Pillitteri, Vito Riggio, Carlo Tognoli, Giuseppe Guzzetti, Luciana Castellina, Luigi Berlinguer, Giancarlo Abete, Nando Dalla Chiesa, Ferdinando Imposimato, Franco Debenedetti, Tiziana Maiolo, Giorgio Ruffolo, Carlo Scognamiglio e Massimo Teodori.

CHE SCANDALO: TAGLI ALLE PENSIONI, SI SALVANO I PARLAMENTARI

Cari amici, ecco l’ultimo clamoroso scandalo: il contributo sulle pensioni d’oro (quelle ai 90mila euro) NON VALE PER I PARLAMENTARI!!!!! Vale per tutti gli italiani, non per i vitalizi dei parlamentari per i quali, infatti, vale il principio dell’autodisciplina di Camera e Senato. Ora, a parte l’assurdità di questa norma (che senso ha l’autodisciplina? E chi le fa le leggi? Mio nonno?), è evidente che bisogna sempre tenere le antenne dritte. E’ clamoroso il tentativo di farci sempre fessi: siamo riusciti a ottenere (non è molto, è già qualcosa dicevamo) un contributo sulle pensioni d’oro, una piccola tassa sulle sanguisughe, e le sanguisughe per eccellenza, i parlamentari, che fanno? Si escludono dal pagamento!!!! Alla faccia tosta non c’è limite. Ma noi non ci stanchiamo di denunciare. AVANTI TUTTA, BASTA CON LE SANGUISUGHE

C'è la tassa sulle sanguisughe. Almeno quella

C’è la tassa sulle sanguisughe. Almeno quello. Come sapete nella manovra appena approvata alla Camera è entrato un contributo sulle pensioni d’oro.  Le pensioni superiori a 90 mila euro l’anno pagheranno un contributo del 5 per cento, quelle superiori a 150mila euro un contributo del 10 per cento. Il contributo durerà fino al 2014.  Un piccolo risultato l’abbiamo ottenuto: grazie a tutti. La battaglia contro le SANGUISUGHE continua.

Che beffa, che beffa, che beffa. Ma noi non molliamo

Lo confesso: sono rimasto molto deluso. Avevo  sperato fino all’ultimo che nella manovra entrasse una “tassa sulle sanguisughe”, come vi ho raccontato il documento era stato preparato fin nei minimi dettagli. Ma all’ultimo si è deciso di farlo saltare. E di far pagare, ancora una volta, solo i pensionati normali, cioè  quelli che prendono 1400 euro al mese, dopo aver lavorato una vita, e che i privilegi non sanno dove stanno di casa.

  Sarà anche, come sostiene qualcuno, un intervento limitato, sarà solo un blocco alla crescita autmatica e non un taglio dell’assegno Inps, ma resta il fatto che le uniche misure che riguardano la previdenza vanno a colpire i cittadini comuni, mentre i Paperoni previdenziali, i privilegiati da 90mila euro al mese se la spassano felici. E magari ridono alle spalle di tutti gli altri. Dov’è finito l’intervento sulle indennità degli ex parlamentari? Dove è finito l’intervento sulle indennità degli ex consiglieri regionali? Dove è finito il contributo di solidarietà sulle pensioni oltre i 10mila euro al mese?

Ve lo confesso: sono deluso. C’era la possibilità di dare un segnale diverso, si è scelto di non farlo. Ma questo, se possibile, mi conferma ancora di più nella convinzione che la lotta contro i privilegi previdenziali è giusta. E doverosa. Che non si può mollare. L’amarezza è tanta, cari amici, ma non ci si può rassegnare. Statemi vicino e avanti tutta contro le sanguisughe! (In questi giorni per esempio molti consigli regionali stanno affrontando il tema dei vitalizi… Potremo scoprirne delle belle….)