IL KAMIKAZE MARINO A CACCIA DI BUONUSCITA. E LO SPETTACOLO CONTINUA

Fino a che punto arriverà la guerriglia di Ernesto Ignazio Che Marino? Zombie alla riscossa, la rivolta del sindaco morente, è uno spettacolo da non perdere sul grande schermo di Roma Capitale.
Era dai tempi di «Oggi le comiche» che non si rideva tanto assistendo alle altrui figuracce. Perché il fatto è questo: l’Allegro Chirurgo ha capito che non ha più nulla da perdere. La sua immagine è compromessa per sempre. La sua carriera politica pure. Il rapporto con il Pd è irrecuperabile. Forse fra poco saluterà per sempre l’Italia e si rifugerà in qualche università americana, dove ancora non hanno imparato a diffidare delle sue note spese. E allora perché no? Se la gioca tutta. Nell’unica cosa che gli è venuta davvero bene negli ultimi due anni: il ruolo di Scheggia Impazzita.
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L’IMBUCATO MARINO NO E GLI AMICI DEL CHE SI’?

Caro Giordano, questa lettera non le piacerà e forse non sarebbe piaciuta nemmeno a mio padre pur se frutto della mia educazione non tanto politicamente corretta. Le ho già espresso tempo fa la mia perplessità sul chirurgo che ha lasciato la professione per la politica. Avendone avuta l’occasione io non l’ho fatto. Dunque non sarò io a difenderlo e l’ultima imbucata a Filadelfia non mi ha minimamente sorpreso. Mi ha invece sorpreso che Papa Bergoglio si sia infuriato col sindaco di Roma perché avrebbe sfruttato la sua immagine a fini politici, avendo assistito alla sua messa senza invito e con la fascia tricolore. Lo scandalo starebbe proprio in quel simbolo, da stracciarsi le vesti, più grave della gigantesca figura del Che al posto della croce in quella piazza a Cuba, piena non di imbucati ma di precettati che forse non metteranno mai piede in una chiesa. Ma chi sono io per giudicare? Proprio non me la sento di condannare Marino per un Pater, Ave, Gloria in piazza, con o senza fascia. Del suo operato giudichino i romani, non Bergoglio.
Già, il Papa. Io sono cresciuto fra gente semplice di campagna dove il Papa era il Papa senza nomi e cognomi, dove i “rossi” con le loro bandiere rosse ed i loro fazzoletti rossi con falce e martello al collo, considerati diavoli. Nel 1945, avevo allora cinque anni, per Santa Lucia una zia mi regalò un maglioncino in pura lana incautamente rosso. Fu destinato subito da nuovo per lucidare gli zoccoli dei cavalli. Fu diseducativo? Sicuramente non ne soffrii: nel rosso c’era il fuoco dell’Inferno e, ora si può dire, il sangue dei vinti. Quelli erano i tempi.
Giuseppe Zanaboni – via mail
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IL PAPA SVERGOGNA L’IMBUCATO MARINO

Imbucato alla messa del Papa. L’ultima figuraccia del sindaco di Roma è così grande che d’ora in avanti quando si dirà: «che figura di m.» s’intenderà «che figura di Marino». Infatti, non contento di aver buttato soldi per incontrare il Papa a Filadelfia, oltrepassando l’Oceano e scordandosi che forse sarebbe stato più comodo e più economico oltrepassare soltanto il Tevere, è riuscito anche nell’impresa storica di farsi sbugiardare dal Pontefice. In un modo che non era mai successo a nessun politico al mondo. «Marino? Io non l’ho invitato, chiaro?», ha detto infatti Francesco sul volo di ritorno dagli Stati Uniti. E poi ha aggiunto perché non ci fossero dubbi: «Ho chiesto anche ai miei collaboratori: nemmeno loro l’hanno invitato». Di fatto, dunque, a Filadelfia il sindaco di Roma era un intruso. Più o meno come al Campidoglio, d’altra parte.
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POSTA PRIORITARIA- GABRIELLI E’ STIPENDIATO DALLO STATO MA AL SERVIZIO DEL PD

Caro Giordano, mi scuso per il sistema poco tecnologico, ma è l’ unico modo celere per comunicare con lei. Oltre a condividere la fede granata sono allineato con lei, sia sui temi politici, sia su quelli dell’ immigrazione come sulle considerazioni circa la performance del segretario della Cei. Ora, a seguito del funerale romano del secolo, di tal nobile uomo sinti Casamonica mi chiedo: ma il prefetto Gabrielli ci fa o ci è? Quali sono i suoi compiti? Crede di poterci prendere per il cofano? E quel fenomeno di Alfano apre un’ inchiesta? Faccia prima: apra la finestra… Mi chiedo poi quel ridicolo Rigoletto di Orfini sa cos’ è il significato di dignità… Mi taccio. Mi limito a sognare un fatto storico che ho studiato 55 anni fa, accaduto a Praga. E spero prima di morire di assistere a una defenestrazione di Roma… P.s. Sono figlio di un partigiano del Cal d’Ossolo, presente nel museo della Resistenza di Fondotoce. Chi ha lottato e perso la vita per questo liquame che appesta l’ Italia certamente si starà rivoltando.
Sergio Bionda – Casale Monferrato (Al)

In effetti il mezzo poco tecnologico (fax) ha fatto sì che il messaggio, inviato il 21 agosto, arrivasse sulla mia scrivania solo ora. Ma capita a fagiolo, caro amico monferrino, perché proprio in queste ore il sindaco commissariato Ignazio Marino sta tornando dalla sua lunga vacanza subacquea e l’ intera Italia si domanda: con che faccia? Con la faccia di tolla, ovviamente.
Infatti lui continua ineffabile per la sua strada. E così continua per la strada il prefetto Franco Gabrielli, che l’ altro giorno ha mandato un messaggio minaccioso: «Io potrei commissariare il Comune». In effetti: potrebbe farlo. Anzi: dovrebbe farlo. E perché non lo fa? Semplice: perché se si andasse a elezioni in questo momento il Pd non riuscirebbe a rivincere le elezioni.
Immagino la sua obiezione: ma Gabrielli è un funzionario dello Stato, a servizio dei cittadini, o un uomo a servizio del Pd? La risposta definitiva arriverà forse quando finalmente si tornerà a votare per la Capitale: con tutta probabilità, infatti, il prefetto sarà il candidato del centrosinistra. E dunque il progetto è chiaro: si tiene in piedi il sindaco-fantoccio Marino, che non potrà decidere nulla, e gli si affianca un sindaco-ombra, che gestisce gli affari di Roma in attesa del momento buono per candidarsi ufficialmente. Alla faccia dei cittadini. Alla faccia della democrazia. E alla faccia di suo padre, e di quelli come lui, che dopo tutto ‘sto schifo, a forza di girarsi nella tomba, saranno diventati quasi delle trottole.