ITALIA PARADISO DEGLI ESPULSI ASSASSINI

Il tunisino che ha ucciso una 39enne di Parma a botte in testa? Era stato espulso. Il militante Isis che a Bari reclutava terroristi per la guerra santa in Europa? Era stato espulso. Il ladro che a Vaprio d’Adda è entrato nella casa di Francesco Sicignano? Era stato espulso. Sono tutti espulsi i delinquenti d’Italia. Per modo di dire, ovviamente. Perché con il decreto d’espulsione in tasca se ne vanno a zonzo indisturbati per le nostre città: rubano, scippano, stuprano, massacrano, minacciano, organizzano addirittura il jihad, senza che nessuno si prenda la briga di fermarli. D’altra parte, si capisce, sono stati espulsi. Dunque, possono fare quello che vogliono.
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POSTA PRIORITARIA- IL SOSPETTO: IL NUOVO ISEE E’ UNA PORCATA

Caro Giordano, a proposito della sua risposta sul pasticcio del nuovo Isee, vi allego la lettera che ho inviato al direttore dell’assessorato competente della Regione Friuli Venezia Giulia…

Angelo Visentin Panfol- Fontanafredda (Pn)

Caro Angelo, questa storia dell’Isee comincia ad appassionarmi. Ho l’impressione che si tratti di una vera porcata e la sua lettera me lo conferma. La riporto testualmente, a beneficio dei lettori. “Senza far polemiche- scrive rivolgendosi appunto alla Regione Friuli Venezia Giulia- volevo segnalare una situazione che si è venuta a creare e che inciderà anche pesantemente sui bilanci famigliari già ridotti all’osso, perché tante altre famiglie si troveranno nella mia stessa condizione. Oggi in qualità di amministratore di sostegno di mia madre, non autosufficiente, mi sono recato presso un Caf per presentare la documentazione necessaria all’elaborazione dell’Isee 2015, onde fruire dei contributi concessi per l’abbattimento della retta giornaliera. Faccio notare che mia madre, vedova, ha sempre fatto nucleo famigliare a se stante, abitando nel suo appartamento, fino al ricovero in struttura per intervenuti handicap e con conseguente spostamento della residenza nella struttura stessa. Purtroppo con le norme Isee 2015 le cose sono radicalmente cambiate, oltre ad amenità varie tipo media saldo giornaliero del patrimonio mobiliare, si chiede la situazione patrimoniale dei figli anche se non appartenenti allo stesso nucleo famigliare al fine di verificare la condizione economica dell’anziano non autosufficiente, che ha figli che possono aiutarlo, distinguendolo da chi non ha aiuto per fronteggiare le spese per il ricovero in struttura, comunico che noi figli paghiamo la retta e che nostra madre non è a carico della comunità. Gioco forza ho rinunciato per non perdere ulteriore tempo in quanto la sommatoria dei redditi di noi 3 figli avrebbe senz’altro superato i valori richiesti dall’attestazione Isee (cioè 25.000 euro). Il rammarico permane nel pensare che mia madre, durante la sua vita lavorativa, ha regolarmente versato i contributi spettanti ed ora non può fruire di agevolazioni che ad altri vengono concesse, senza che abbiano minimamente contribuito. Ciò lo trovo discriminante. Scusandomi per lo sfogo e in attesa di una risposta, porgo cordiali saluti”.  La lettera del nostro lettore è datata 10 febbraio 2015. Non ha ancora avuto risposta. Deborah Serracchiani, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, non ha nulla da dire in proposito?

POSTA PRIORITARIA- LA BUROCRAZIA QUALCHE VOLTA SI PUO’ BATTERE

Caro Giordano, in questi giorni ho avuto la risposta Inps al ricorso presentato nel 2010. Vuoi vedere che grazie alla lettera pubblicata su Libero, dopo 5 anni, si è sbloccata la situazione? Il che vuol dire che per ogni lentezza statale bisogna dare in pasto all’opinione pubblica ogni prevaricazione.

Augusto Seveso- Sesto San Giovanni (MI)

Ma no, caro Seveso: sono sicuro che il funzionario dell’Inps stava per risponderle, proprio in quel giorno lì, quando la sua lettera è comparsa su Libero. Si tratta solo di una fortunata coincidenza, vuole scommettere? Ma siccome in mezzo a tante sfighe, qualche fortunata coincidenza ci riempie il cuore di soddisfazione e di speranza riassumiamo brevemente la sua vicenda a conforto di lettori sfiduciati e/o rassegnati. Dunque, lei mi ha scritto poco più di un mese fa, il 10 giugno. Si lamentava per il fatto che da oltre cinque anni aveva presentato una domanda per avere dei rimborsi. Le avevano fatto fare la solita trafila degli uffici pubblici: uno sportello, poi un altro, un funzionario, una commissione, chiami, si rivolga, metta un timbro, aspetti, abbia pazienza, io non c’entro niente, deve rivolgersi da un’altra parte, questa non è la sezione competente, non so a che cosa si riferisca, non si rivolga più a me, come si permette?, esca da questa stanza. Insomma: non ne riusciva a venire a capo. Allora ha scritto a me, io ho pubblicato. E, per le strane circostanze della vita, proprio il giorno della pubblicazione, l’Inps ha pensato che fosse il caso di rispondere alla sua richiesta. Non è meraviglioso? Ora non so, caro Augusto, se la risposta che lei ha avuto sia stata positiva, cioè se rientrerà in possesso dei suoi soldi o dovrà rinunciarvi per sempre. Sappiamo, al riguardo, che lo Stato è piuttosto restio a restituire il maltolto, anche quando è palesemente maltolto (leggi sentenza Consulta). Ma siccome sull’argomento mi sono arrivate altre e numerose lettere, mi permetta di segnalare almeno il contributo di Ennio Palmesino da Genova: “Vorrei ricordare- mi ha scritto- che è ancora in vigore la legge 241/90 sull’obbligo di trasparenza della Pubblica amministrazione verso i cittadini, legge dovuta al grande liberale Raffaele Costa. Io ho risolto una situazione simile a quella del signor Seveso, scrivendo come previsto dalla 241/90 una intimazione all’Inps. Un funzionario mi ha subito ricevuto”. Capito, cari amici? Una strada anti- burocrazia, a quanto pare, ci sarebbe. Lo prevede la legge. Altrimenti non preoccupatevi: lo sportello della Posta prioritaria, comunque, è sempre aperto…