IL PRESEPE NON E’ SOLO UNA QUESTIONE DI FEDE

Caro Giordano, non cambiano mai. Nel ’68 quando occupavano le università toglievano immediatamente il crocifisso, si placavano dando sfogo al loro odio per quella immagine. Negli ultimi anni di insegnamento mi sono trovato a scene analoghe nella mia scuola; prima di iniziare la tinteggiatura gli operai, su input del Comune, tolsero il crocefisso nella officina dove insegnavo. Presi il trapano e, forata anche la croce, lo fissai alla parete. Operai, bidelli, colleghi non fiatarono. Bisogna avere coraggio, difendere la nostra storia, la nostra cultura, la nostra gente. La lotta alla croce non è portata avanti dall’Isis ma da molti italiani i quali fanno veramente paura.
Alessandro Orsini – Livorno

Beh, diciamo che anche l’Isis, in fatto di lotta alla croce, non scherza. Ogni mese nel mondo vengono bruciate 200 chiese, i cristiani perseguitati sono 150 milioni. Le immagini degli altari distrutti e delle Madonnine profanate sono state trasmesse centinaia di volte, senza però riuscire a bucare davvero la coltre d’indifferenza. Perché, qui ha ragione lei, in Italia siamo vittime della nostra paura. E, se permette, del nostro strabismo. Ci faccia caso: adesso il problema non è chi elimina il presepe ma chi lo difende; non è chi vuol sostituire la festa del Natale con una abominevole festa dell’inverno, ma chi dice “non ci sto”, il problema non è il vescovo che si spaventa del Bambinello e invita a fare un passo indietro, il problema è notare che, così facendo, gliela diamo vinta agli islamici. Non le sentite le prediche dei maestrini? Non li vedete i templari del politicamente corretto, le vestali della codardia in salsa buonista? Ci chiedono con alterigia: chi siete voi per difendere il presepe? Come osate? Come vi permettete? E avanti con le solite parole d’ordine: strumentalizzatori, arruffapopoli, fomentatori d’odio. Lo ammettiamo: non siamo niente. Non abbiamo alcun titolo per difendere il presepe, se non quello di averlo sempre fatto, ogni Natale, con rispetto e umiltà. Siamo cattolici peccatori, senza niente da insegnare, con la semplice convinzione imparata dal nonno contadino che se a una pianta vengono tagliate le radici, quella muore. E che le tradizioni come il presepe non sono soltanto una questione di fede: sono prim’ancora una questione di cultura e civiltà. Rinunciare a difenderle, significa rinunciare ad esistere. Così si fomenta l’odio? Davvero? Siete seri? Un presepe fomenta l’odio? Non i kalashnikov azionati senza pietà al grido di Allah Akbar?

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Una risposta a “IL PRESEPE NON E’ SOLO UNA QUESTIONE DI FEDE

  1. Non è fede ma paura di s’è stessi o di quello che si crede, a prescindere da tutto ciò che circonda noi stessi. L’uomo è l’autodistruzione di s’è stesso perchè basta la parola di una persona e le certezze di migliaia di anni vengono messe in discussione. La storia insegna che la calma tornava dopo una tempesta, ora invece viviamo su un filo sottile che piano piano si romperà. Chì tira quel filo è forse proprio la storia stessa che noi cambiamo a nostro piacimento. Come esempi lì troviamo nelle riscrizioni della bibbia o nel corano e dunque non siamo più certi della verità finchè continueremo a cambiarla.

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