IL KAMIKAZE MARINO A CACCIA DI BUONUSCITA. E LO SPETTACOLO CONTINUA

Fino a che punto arriverà la guerriglia di Ernesto Ignazio Che Marino? Zombie alla riscossa, la rivolta del sindaco morente, è uno spettacolo da non perdere sul grande schermo di Roma Capitale.
Era dai tempi di «Oggi le comiche» che non si rideva tanto assistendo alle altrui figuracce. Perché il fatto è questo: l’Allegro Chirurgo ha capito che non ha più nulla da perdere. La sua immagine è compromessa per sempre. La sua carriera politica pure. Il rapporto con il Pd è irrecuperabile. Forse fra poco saluterà per sempre l’Italia e si rifugerà in qualche università americana, dove ancora non hanno imparato a diffidare delle sue note spese. E allora perché no? Se la gioca tutta. Nell’unica cosa che gli è venuta davvero bene negli ultimi due anni: il ruolo di Scheggia Impazzita.

Così sta riuscendo nell’impresa che si pensava impossibile: ha reso la sua uscita di scena perfin più ridicola della sua permanenza in Campidoglio. L’uomo con la Panda Rossa? Il re delle multe?
Sottomarino? L’imbucato dal Papa? Non è niente rispetto a quello che si vede in queste ore: il tiramolla condito in salsa guerrigliera, il realismo dell’impossibile, Che Guevara, Bella Ciao, le dimissioni annunciate e poi ritrattate a metà, resto non resto, vado non vado, forse ci ripenso, muoio e resuscito, tremate tremate le streghe d’Ignazio sono tornate, tutti a destra oh oh, tutti a sinistra oh oh, fai una giravolta e dai un bacio a chi vuoi tu. Roba da teatro dell’Opera, stagione del balletto. Non si esclude, a questo punto, anche Marino in tutù. In fondo non sarebbe tanto più ridicolo di quello che cita il Che.
Ma la verità è che, se come sindaco è stato un disastro, come Scheggia Impazzita invece è perfetto. Il vestito gli calza a pennello. E così sta ottenendo uno dei suoi risultati migliori da quando è salito al Campidoglio: sprofondando nell’imbarazzo, infatti, trascina con sé l’intera classe politica della sinistra romana. Tutti sbugiardati, tutti messi alla berlina: i consiglieri comunali che fanno di tutto per restare attaccati alla poltroncina, il Pd di Orfini che sembra un pugile suonato, i suoi assessori di peso (Esposito, Sabella) che inutilmente strepitano come aquile con l’unghia incarnita. E, alla fine, anche Renzi, che avrebbe voluto togliersi di mezzo il sindaco senza ulteriori e dannosissime figure di M., e che invece si trova, suo malgrado, in mezzo al pantano.
Se il 2 novembre, giorno dei morti, Marino deciderà di resuscitare, per il Pd saranno guai. Il sindaco, infatti, resterebbe in sella. A meno che gli venga votata contro una mozione di sfiducia, per cui però non bastano i voti dei consiglieri democratici.
E poi: i consiglieri democratici sono così ansiosi di andare a casa? Di votare contro un sindaco del Pd? C’è chi dice che finché Marino è nel Pd, fra l’altro, i consiglieri comunali non possano votargli contro. Quindi bisognerebbe prima espellere Marino dal Pd, poi presentare una mozione di sfiducia e raccogliere in Consiglio i voti necessari. Con il rischio di inciampi. E, in ogni caso, con una prova fantozziana di un partito che invece già dovrebbe ringhiare, concentrandosi sulla riscossa.
Ma alla Scheggia Impazzita della riscossa non gliene importa un baffo. Anzi, un baffino. Ha deciso di giocare al «muoia Ignazio con tutti i filistei». «Avete voluto approfittare della mia incapacità?», rimugina tra sé e sé.
«Ora io approfitto della vostra fragilità». Uno a uno, palla al centro. In questo momento Ernesto Ignazio Che Marino sembra pronto a qualsiasi battaglia sembra pronto a travolgere tutto e tutti, bisogna solo sperare che non intravveda un nemico anche nel Colosseo altrimenti potrebbe mettersi in condizione di buttare giù pure quello. La Fontana di Trevi è compiacente con Orfini? Bombardiamola. Trinità dei Monti ha strizzato l’occhio a Renzi? Radiamola al suolo.
Dunque mettetevi comodi: lo spettacolo continua. Sicuro. Oggi le comiche romane. Resta solo da vedere, nella successione dei colpi di scena, se tanta belligeranza da parte del subcomandante Ignazio sia vera. O se, in realtà cantare «mi sono svegliato e ho trovato l’invasor» sia solo un modo per trattare una ricca buonuscita. Bella ciao e una ricompensa.
Magari una poltroncina. Magari uno stipendio. La Scheggia Impazzita, come si è visto, è particolarmente sensibile all’aspetto monetario dell’esistenza. Nel caso fosse così, si noterebbe immediatamente il filo di continuità che lega gli scontrini con gli scontri. Entrambi, potenzialmente, falsi. Ma non per questo meno divertenti.

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