CROCETTA OFFENDE UN MALATO E PREMIA GLI INCAPACI

Offende un bambino malato. E premia i dirigenti incapaci. Il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, si comporta con un supereroe al contrario, uno di quelli che prenderebbe a schiaffi Cappuccetto Rosso e darebbe una medaglia alla Banda Bassotti, sparerebbe a Bambi e farebbe un regalo prezioso a Crudelia Demon. Inopportuno come un cactus in gola, insomma, sempre che, naturalmente, i cactus non ci querelino.La sua meravigliosa performance comincia in una corsia dell’Ospedale dei bambini di Palermo, reparto malattia metaboliche rare. C’è un bimbo che sta soffrendo, respira con la maschera d’ossigeno, non riesce a parlare, attorno a lui la mamma commossa, il papà che piange, il cardinale che prega. E Crocetta-burletta che fa?
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GLI ITALIANI NON TENGONO DINERO, I BANCHIERI SI' (e Bernabè pure)

Gli italiani non tengono dinero, i banchieri sì: l’amministratore delegato di Intesa San Paolo Enrico Cucchiani ha appena avuto 7 milioni di euro di buonuscita. La banca che gestiva andava molto male e a lui invece è andata molto bene: 3,6 milioni di premio extra, più stipendi, più 6 mesi di contratto regalati per arrivare alla pensione con auto blu e benefit incorporati. Perfetta carriera da manager: non importa se l’azienda perde, l’importante è che ci guadagni lui.

Gli italiani non tengono dinero, i banchieri sì: Pier Francesco Saviotti del Banco Popolare prende 5.101 al giorno, quasi 2 milioni di euro l’anno F ederico Ghizzoni di Unicredit prende 8.211 euro al giorno, quasi 3 milioni l’anno. Poi dicono che le banche non hanno soldi da prestare alle aziende: per forza li danno tutti i ai manager.

Gli italiani non tengono dinero, i top manager sì.  Franco Bernabè lascia la Telecom dopo 6 anni: il titolo ha perso valore, l’azienda ha perso fatturato. Lui invece ci guadagna una buonuscita di 6,5 milioni di euro, di cui 2,9 per un “patto di non concorrenza”. Anche se la ragione di quest’ultimo premio è piuttosto inspiegabile: visti i risultati, bisognerebbe pagarlo per andare a lavorare dai concorrenti, non viceversa…

Gli italiani non tengono dinero, gli ex parlamentari sì. Pubblicata la lista aggiornata dei pensionati parlamentari: Roland Riz del Sudtirolen volkspartein vince la classifica con 6.331 euro netti al mese. Giuseppe Pisanu ne prende 6.207, Franco Marini 5.802, Massimo D’Alema 5.283, Gianfranco Fini 5.614. Incassano una pensione da parlamentare anche l’imprenditore Francesco Merloni (5.717 euro netti al mese), Eugenio Scalfari (2.162 euro netti al mese), Cicciolina (2.120 euro netti al mese) e altre 2mila ex parlamentari che hanno portato il Paese in rovina.

Gli italiani non tengono dinero, quelli che li hanno spennati invece sì. Dai banchieri alla Telecom agli ex parlamentari: hanno fallito tutte le loro missioni, eppure se ne escono sempre pieni di soldi.  Ormai, purtroppo, in Italia va così: l’unica cosa che paga puntualmente è il demerito.

IL VITALIZIO DEI TROMBATI: 6.500 EURO NETTI A PISANU, 6MILA EURO NETTI A D'ALEMA. E D'ANTONI SI PRENDE LA SECONDA PENSIONE

Il vitalizio è stato abolito? Sì, per i prossimi parlamentari. Quelli che escono dal Parlamento adesso (con un po’ di amarezza e qualche lamento ad alta voce) si possono consolare con le vecchie regole che consentono loro di incassare da subito un assegno significativo, come rivela Franco Bechis su Libero: 6.500 euro netti di vitalizio per Beppe Pisanu (oltre alla liquidazione di 175mila euro sempre netti), 6.500 euro netti per Mario Tassone (oltre alla liquidazione da 158mila euro netti), 6.200 euro netti per Filippo Berselli (oltre alla liquidazione da 278mila euro netti), 6mila euro netti per D’Alema (oltre alla liquidazione da 64mila euro netti),, 5.500 euro per Roberto Castelli (oltre alla liquidazione da 195mila euro netti), 5mila euro netti per Stefano Stefani (oltre alla liquidazione da 176mila euro netti), 5mila euro per Pierluigi Castagnetti (oltre a 111mila euro netti di liquidazione), 6.500 euro netti per Veltroni (oltre a 44mila euro netti di liquidazione), 4.700 euro netti per Claudio Scajola (oltre a 158mila euro netti di liquidazione). 3.600 euro netti per Furio Colombo (oltre a 64mila euro netti di liquidazione) e 3.600 euro netti per D’Antoni (oltre a 111mila euro netti di liquidazione). D’Antoni, fra l’altro, prende anche una pensione Inpdap come ex professore universitario da  5233 euro netti al mese. Fate voi la somma. E poi aiutatemi a trovare qualche studente che sia andato a lezione da D’Antoni, che sono due anni che lo cerco e non l’ho ancora trovato…

HIT PARADE DEGLI SPUDORATI: VINCE IL CONSIGLIERE REGIONALE DELLA LOMBARDIA PAOLA MARIA CAMILLO. APPENA ELETTA HA CHIESTO GLI ARRETRATI…

La speciale hit parade degli spudorati questa settimana vede in testa alla classifica il consigliere regionale della Lombardia Paola Maria Camillo: appena eletta nel parlamentino la Camillo ha preso la parola per chiedere gli arretrati del suo stipendio da consigliere regionale. Non accontentandosi degli undicimila euro netti che da oggi scorrono nelle sue tasche, vuole anche un bonus di entrata di circa 250mila euro. Al secondo posto della hit parade metterei il nuovo direttore generale della Rai Luigi Gubitosi che arriva a viale Mazzini con il compito di risanare l’azienda e per risanarla come si conviene comincia con il farsi dare uno stipendio da 650mila euro l’anno e un contratto a tempo indeterminato. Al terzo posto della hit parade si classifica il presidente della Sea Bonomi, che guadagna 600mila euro e di fronte alla richiesta del Comune di tagliarsi lo stipendio entro i tetti previsti dalla Corte dei Conti risponde: col piffero. Menzione speciale della settimana, infine, per l’ex banchiere Rainer Masera che si è dimesso  dalla commissione Tav: si consolerà con la ricca pensione (18.413 euro al mese) che incassa regolarmente dal 1988, cioè da 24 anni. Rainer Masera andò in pensione che aveva 44 anni: da allora è stato ministro, preside d’università, consigliere d’amministrazione di numerose società. E siamo sicuri che nemmeno oggi (nonostante il vitalizio di 18.413 euro al mese) rimarrà disoccupato.

TASSE PER NOI, PRIVILEGI PER LE SANGUISUGHE

Cronache da Marte, il pianeta della Casta. Mentre qui sulla Terra arriva una manovra fatta al 90 per cento di tasse, che cosa succede lassù nell’empireo dei privilegi? Ecco un breve quanto impressionante elenco degli eventi dell’ultima settimana.  

CORSA ALLE BABY PENSIONI. Lunedì 19 dicembre. Si apre la settimana decisiva per la manovra. Gli italiani si preparino: dovranno andare in pensione più tardi. Intanto la casta si prepara ad andare in pensione più presto. L’onorevole Luciano Dussin si dimette da deputato per salvare il vitalizio: prenderà la pensione a 52 anni, più l’indennità da sindaco di Castelfranco Veneto. L’onorevole Franco Cristaldi, 60 anni, pure: prenderà due pensioni (quella da deputato e da consigliere regionale), più l’indennità da sindaco di Marzara del Vallo.

CORSA ALLE BABY PENSIONI/2. Lunedì 19 dicembre. Gli italiani continuino a prepararsi: dovranno andare in pensione sempre  più tardi. Intanto la casta continua a prepararsi ad andare in pensione sempre più presto. In Sicilia, grazie ad una legge ad hoc i dipendenti regionali possono andare a riposo anche a 40 anni, con 20 anni (le donne) e 25 anni (gli uomini) di contributi. Si registra un boom di domande.

CHI DICE CHE NON CI SONO SOLDI? Martedì 20 dicembre. In Parlamento la discussione è accesa, tutti dicono che non ci sono soldi. Intanto il Giornale rivela che il premier Monti ingaggia una portavoce con uno stipendio da 11mila euro al mese. E alla Regione Lombardia viene pagata una liquidazione di 350miola euro all’ex vicepresidente Franco Nicoli Cristiani finito in carcere per tangenti. Un premio di produzione?

I VITALIZI SONO SALVI. Mercoledì 21 dicembre. In Parlamento tutti d’accordo: bisogna chiedere sacrifici sul fronte delle pensioni. Intanto la Regione Friuli stabilisce: per i consiglieri regionali nessun sacrificio sul fronte delle pensioni. Il maxiemendamento che salva il privilegio viene approvato da tutti i partiti, naturalmente in seduta notturna.

VIVA LA DOPPIA POLTRONA. Mercoledì 21 dicembre. Il Senato è riunito. In aula si proclama: tutti devono far sacrifici e rinunciare a qualcosa. Sottobanco si decide: tutti devono far sacrifici ma noi non rinunciamo alla doppia poltrona. Nonostante un parere contrario della Corte Costituzionale, l’aula decide: i senatori Azzolini e Nespoli potranno continuare a occupare la cadrega  a Palazzo Madama e quella di sindaci di Molfetta e Afragola. Con doppia indennità, naturalmente.

LA PORCATA DELLA REGIONE LAZIO. Giovedì 22 dicembre: è ufficiale, la manovra è legge. Gli italiani  dovranno andare in pensione a 66 anni. Giovedì 22 dicembre: è ufficiale, il privilegio è legge. I consiglieri della Regione Lazio potranno andare in pensione a 50 anni.   Prenderanno 3mila euro al mese. Il benefit, fra l’altro,  viene esteso per la prima volta anche agli assessori che non sono stati eletti in Consiglio. “Una porcata” titola il Fatto Quotidiano.

Così si chiude la settimana della manovra. Qui sulla Terra, è ovvio, sarà un Natale un po’ più triste. Lassù, sul pianeta della Casta, invece si brinda con le doppie poltrone, le super indennità, le liquidazioni d’oro. E naturalmente con i vitalizi, estesi anche agli assessori.  Risultato: quest’anno gli italiani mangeranno un panettone amaro. Come stupirsi? Più che fare le feste, sembrano avere un gran voglia di far la festa alle sanguisughe…

GOVERNO (TECNICO) DEI VITALIZI?

Elezioni o larghe intese? Vorrei ricordare a a tutti che ci sono 560 parlamentari (394 deputati e 172 senatori) che non prenderebbero la pensione se la legislatura finisse a gennaio. Fra questi anche 136 e 55 deputati del Pdl. Alcuni di loro saranno pronti a sostenere un governo di transizione? Per salvare l’Italia o per salvare la loro pensione?

Abolire i vitalizi dei consiglieri regionali? Intanto li aumentano…

ABOLIREMO I VITALIZI DEI CONSIGLIERI REGIONALI. Lo ha annunciato la Conferenza delle Regioni. Accadrà, come al solito, dalla prossima legislatura. Forse. Nel frattempo l’unica cosa certa è che in Lombardia la spesa per i vitalizi dei consiglieri regionali è aumentata di 130mila euro: da 7milioni e 400mila a 7 milioni 530mila euro. E l’altra cosa certa è che in Campania è saltata fuori una lista di 31 ex consiglieri regionali che prendono la doppia pensione: quella da consigliere regionale e quella da deputato. Lascia o raddoppia? Nell’attesa che qualcuno lasci, raddoppiano tutti…

FINI E LA BABY PENSIONE DELLA MOGLIE DI BOSSI

Il presidente della Camera Fini, durante un dibattito in Tv, ha tirato fuori il caso della moglie di Bossi, baby pensionata a 39 anni. Bene: siamo contenti che abbia letto e apprezzato Sanguisughe. Sono contento che citi in pubblico i dati da noi rivelati. Ma adesso mi chiedo: perché, essendo presidente della Camera, non s’impegna da subito per abolire i vitalizi dei parlamentari (a cominciare dal suo)?

TAGLIARE LE PENSIONI? SI' MA COMINCIAMO DA QUELLA DI DINI…

Come previsto, si torna a parlare di tagli alle pensioni. Una misura forse indispensabile, forse giusta, forse inevitabile. Quello che però, dal mio punto di vista, è inaccettabile è che si torni a parlare di tagli alle pensioni degli italiani senza aver tagliato le pensioni delle sanguisughe. Perché i vitalizi dei parlamentari (che ci costano 204 milioni di euro l’anno) non sono stati aboliti? Perché i consiglieri regionali possono continuare ad andare in pensione a 55 anni con 10mila euro al mese? Perché l’avvocato Luca Boneschi continua a prendere 3108 euro al mese avendo trascorso in Parlamento un giorno (dico un giorno solo: dal 12 maggio al 13 maggio 1982)? Perché non gliel’abbiamo ancora levata? Stamattina sul Messaggero c’è un’intervista all’ex presidente del Consiglio Lamberto Dini, autore della severa riforma della pensioni del 1995. Chiede un’altra severa riforma delle pensioni. Bene: considerato il fatto che lui prende 40mila euro al mese, perché non cominciamo a riformare la sua?