LE LIQUIDAZIONI (ESENTASSE) DEGLI ONOREVOLI TROMBATI: DA FILIPPO BERSELLI (278MILA EURO) A LIVIA TURCO (241MILA)

Come sono tristi quelli che mollano un seggio. Però possono consolarsi con il cosidetto “assegno di reinserimento”, una specie di liquidazione con cui si aiuta il ritorno dei parlamentari alla vita “comune”. Secondo i calcoli di Franco Bechis su Libero Beppe Pisanu prenderebbe 175mila euro, Mario Tassone 158mila euro, Flippo Berselli 278mila euro, Livia Turco 241mila euro, Massimo D’Alema 64mila euro, Francesco Rutelli 111mila euro, Roberto Castelli 195mila euro, Stefano Stefani 176mila euro, Pierluigi Castagnetti 111mila euro, Valter Veltroni 44mila euro, Claudio Scajola 158mila euro, Enzo Carra 111mila euro, Sergio D’Antoni 111mila euro, Furio Colombo 64mila euro, Ricky Franco Levi 64mila euro, Savino Pezzotto 44mila euro. La somma dipende dal numero di anni in Parlamento: Pisanu, Veltroni e D’Alema hanno somme ridotte perché hanno già incassato una tranche durante precedenti “pause” dal mandato parlamentare. Va ricordato che tutte queste liquidazioni, a differenza di quelle dei comuni cittadini sono esentasse

Rinunciare ai vitalizi? Non è che non possono: non vogliono. Ecco la dimostrazione che Eugenio Scalfari ci prende in giro

“Rinunciare al vitalizio? Non possiamo. La legge non ce lo consente”. E’ una delle scuse più sfruttate dalla casta. La usò Veltroni quando si vide assegnare la pensione da parlamentare alla giovine età di 50 anni (era allora sindaco di Roma); e l’ha usata nei giorni scorsi Eugenio Scalfari in uno suo editoriale. Abbiamo sempre avuto il sospetto che si trattasse di una motivazione capziosa perché: a) non abbiamo mai visto nessuno faticare per restituire dei soldi, semmai il problema è riceverli; b) se proprio l’ostacolo è insormontabile basta fare una legge di due righe per rimuoverlo.

La dimostrazione che quella del “non possiamo rinunciare” è una scusa bella e buona per prendere in giro gli italiani ci arriva dal Veneto dove  nel dicembre 2010 è stata approvata una legge che consentiva, per l’appunto, ai consiglieri regionali di rinunciare a una quota a loro scelta degli emolumenti. Ebbene sapete quanti lo hanno fatto? Uno solo. Uno su 60. Gli altri 59, niente. Non hanno rinunciato nemmeno a un euro, nemmeno a un centesimo. Tanto che l’altro giorno anche l’ultimo moicano si è stancato: “E che sono il più fesso?”, deve aver pensato. E così ha chiesto di poter riavere per intero i suoi soldi. Dimostrando così una volta per tutte che non è vero che “la legge non lo consente”. E’ che proprio non vogliono.