HIT PARADE DEGLI SPUDORATI: VINCE IL CONSIGLIERE REGIONALE DELLA LOMBARDIA PAOLA MARIA CAMILLO. APPENA ELETTA HA CHIESTO GLI ARRETRATI…

La speciale hit parade degli spudorati questa settimana vede in testa alla classifica il consigliere regionale della Lombardia Paola Maria Camillo: appena eletta nel parlamentino la Camillo ha preso la parola per chiedere gli arretrati del suo stipendio da consigliere regionale. Non accontentandosi degli undicimila euro netti che da oggi scorrono nelle sue tasche, vuole anche un bonus di entrata di circa 250mila euro. Al secondo posto della hit parade metterei il nuovo direttore generale della Rai Luigi Gubitosi che arriva a viale Mazzini con il compito di risanare l’azienda e per risanarla come si conviene comincia con il farsi dare uno stipendio da 650mila euro l’anno e un contratto a tempo indeterminato. Al terzo posto della hit parade si classifica il presidente della Sea Bonomi, che guadagna 600mila euro e di fronte alla richiesta del Comune di tagliarsi lo stipendio entro i tetti previsti dalla Corte dei Conti risponde: col piffero. Menzione speciale della settimana, infine, per l’ex banchiere Rainer Masera che si è dimesso  dalla commissione Tav: si consolerà con la ricca pensione (18.413 euro al mese) che incassa regolarmente dal 1988, cioè da 24 anni. Rainer Masera andò in pensione che aveva 44 anni: da allora è stato ministro, preside d’università, consigliere d’amministrazione di numerose società. E siamo sicuri che nemmeno oggi (nonostante il vitalizio di 18.413 euro al mese) rimarrà disoccupato.

E' IL BANCHIERE (CON LA DOPPIA PENSIONE) DISSE: GIUSTO CHE LE FONDAZIONI BANCARIE NON PAGHINO L'IMU…

I politici sono spudorati, ma i banchieri sono anche peggio. Se poi sono banchieri-politici, il disastro è assicurato. Giuseppe Guzzetti, democristiano di lungo corso, e oggi presidente dell’Acri, la potentissima associazione delle fondazioni bancarie italiane, ha detto che è giusto che le fondazioni bancarie non paghino l’Imu (la tassa sulla casa). Sarà. Ma questo Guzzetti, se non sbaglio, è lo stesso che prende un doppio vitalizio da ex consigliere regionale (8mila euro) e da ex parlamentare (4725 euro). Non male, no? Se sta al caldo con due vitalizi (che si cumulano ai legittimi compensi per la sua importante attività) e sostiene la causa della Fondazioni bancarie che non devono pagare l’Imu ( i vecchi all’ospizio invece sì). Spudorato al cubo.

AMATO DA' LEZIONI SU COME USCIRE DALLA CRISI. PRIMO: FARSI DARE UNA PENSIONE D'ORO

Giuliano Amato dunque oggi ci dà lezioni su come uscire dalla crisi (Raitre, ore 12.55). Benissimo: le ascolteremo con attenzione, come tutte le lunghe dissertazioni che in questi anni ci ha propinato sulla necessità di fare sacrifici. Però, come tutti i manuali di pedagogia insegnano, la migliore lezione è l’esempio. E Giuliano Amato l’esempio su come uscire dalla crisi ce l’ha dato con la sua vita: farsi dare numerosi incarichi pubblici ben pagati e due pensioni d’oro (22mila euro l’una, 9mila l’altra) per un totale di 31mila euro al mese. Voi capite, no? La crisi è presto sconfitta se uno ha una pensione da 31mila euro al mese. Più difficile l’impresa se invece uno la pensione ce l’ha assai bassa, tagliata e massacrata da una serie di riforme lacrime e sangue, la prima delle quali fu approvata, guarda un po’, proprio da Amato. In questa situazione, più che uscire dalla crisi, ci si accontenterebbe di non farsi prendere per il sedere, magari evitando a questi spudorati di parlare ancora. Ma non credo che questa lezione la sentiremo oggi su Raitre.

MA PERCHE' I PARTITI SONO PIENI DI SOLDI?

Tutti gli italiani tirano la cinghia, i partiti sono pieni di soldi. Vi ricordate che gli italiani erano stati chiamati a votare per abolire il finanziamento pubblico? Scusate, eta uno scherzo. Mai esito di referendum fu più calpestato. I partiti adesso prendono i “rimborsi elettorali”. Che differenza c’è? Nessuna. Però dicono che sia legale. E dunque, avanti: 1 euro per ogni cittadini iscritto alle liste elettorali.  Ma voi avete mai visto un rimborso che è superiore 10 volte a quanto si è davvero speso? Con i partiti accade così. Nel 2008 la Lega Nord ha dichiarato spese elettorali per meno di 3 milioni: ha incassato 41 milioni e 385 mila euro. Nel 2010 per le regionali non è andato peglio: il Pd ha speso 14 milioni e ne ha incassati 51, il Pdl ne ha spesi 20 e ne ha incassati 53, l’Idv ne ha spesi 4 e ne ha incassati 14, l’Udc ne ha spesi 6 e ne ha incassati 11. Come rimborsi, a prima vista, non vi paiono un po’ farlocchi? Se si comportasse così un normale impiegato con le spese per i viaggi di lavoro, ebbene, l’avrebbero già denunciato per furto… Invece i partiti no: loro fanno la cresta e governano il Paese. Spudorati.

OGGI ESCE SPUDORATI/ECCO IN REGALO PER VOI IL PRIMO CAPITOLO

Caro lettore,

lo so. Se sei in libreria e stai sfogliando questo libro ti stai chiedendo: perché devo comprarne un altro che mi fa incazzare? E se invece sei arrivato a casa e lo stai sfogliando seduto in poltrona ti stai chiedendo: perché ne ho comprato un altro che mi farà incazzare? Sono due domande molto simili, caro lettore, e pure molto sensate.  Non so se sia possibile trovare risposte altrettanto sensate. Ma se mi dai un attimo della tua attenzione  ci proverò.

Da dove cominciare? Ah sì: per darti una risposta, comincio anch’io da una domanda. E la domanda è questa: lo sai, amico mio, cosa dicono di libri come quello che hai in mano adesso?  Dicono che alimentano l’antipolitica. Secondo loro è un male. Ma ti pare?  Io sono convinto del contrario: considerando quello che ha combinato in questi anni la politica, beh, allora viva l’antipolitica. In effetti: se i cittadini sono inferociti contro il Palazzo, di chi sarà la colpa? Di chi da anni pensa solo a difendere i suoi privilegi o di chi, quei privilegi, ha cominciato a denunciarli?  E’ pericoloso, come dice qualcuno, alimentare le campagne contro le caste e le sanguisughe? O è più pericoloso lasciare caste e sanguisughe libere di scatenarsi senza nessun controllo? E libere così di divorarci il futuro?

Sinceramente, non capisco l’indignazione contro gli indignati. Se non ci fosse un po’ di indignazione quelli del Palazzo continuerebbero a fare i comodi loro, come hanno fatto per decenni. Dicono: siete populisti, fate demagogia. Ma dove? Ma quando? Ho cominciato a scrivere il primo libro contro i mali della politica nel 1997: s’intitolava “Silenzio, si ruba” (vedo che adesso anche Marco Travaglio usa lo stesso titolo: e va beh, risparmio la rivendicazione del diritto d’autore…). In quindici anni di non ho fatto altro che raccontare fatti circostanziati, precisi, documentati. Raccontare fatti è demagogia? Raccontare fatti è populismo? E su che cosa dovremmo scrivere allora i libri per non essere populisti? Sulle farfalle dell’Amazzonia? Sull’accoppiamento dei criceti negli zoo dell’Ontario?

Da qualche tempo i parlamentari, per salvare i loro privilegi, hanno adottato la tecnica della lagna preventiva. “Oh come siamo poveri”, “Oh come siamo maltrattati”, “Oh come faremo a raggiungere la fine del mese” . Dicono che 16mila euro al mese per governare il Paese non sono nemmeno troppi. E per assurdo potremmo anche prender per buone queste osservazioni  se il Paese, però, lo governassero sul serio.  Vi pare? L’Italia è ferma da anni, per costruire una strada ci vogliono decenni, le riforme sono più rare dei pinguini all’Equatore, l’unica cosa che cresce è il debito pubblico. Eppure coloro che hanno prodotto tutto ciò pretendono di  essere trattati da principi. E rispettati.

La verità è che l’Italia è piena di Schettino sulla tolda di comando. Il Paese, come la nave Concordia, pullula di eroi sconosciuti e quotidiani, gente disposta a sacrificare la propria vita per salvare il prossimo, esempi gloriosi di altruismo e di generosità. Epperò sulla plancia di comando ci stanno i capitani poco coraggiosi, i vigliacchi che scappano dalla nave che affonda portandosi dietro la divisa in ordine e il pc, i codardi della crociera, bravissimi a danzare fra cene, drink e moldave, ma che poi non sanno tenere la rotta e piagnucolano come bimbi quando vengono messi di fronte alle loro responsabilità.

Noi non siamo contro la politica. Noi siamo contro la politica degli Schettino. Contro la politica degli inetti e dei piagnucolosi. I parlamentari, anziché difendere in ogni modo i loro privilegi, dovrebbero cominciare a chiedersi come hanno fatto a ridurre il Paese così. E dovrebbero vergognarsi, anziché protestare. Qualcuno di loro dice: “Sono pagato poco, se lavorassi in un’impresa guadagnerei di più”. Potrebbe anche essere: se  quel qualcuno lavorasse in un’impresa forse guadagnerebbe di più, ma sarebbe già stato cacciato a calci nel sedere da un pezzo. Ditemi voi quale manager d’azienda resisterebbe al suo posto presentendo anno dopo anno risultati fallimentari come quelli del nostro Palazzo…

Ogni tanto qualcuno mi chiede: ma cambierà mai qualcosa? E io rispondo sempre: non lo so. E’ vero: non lo so. Non so se qualcosa può cambiare, non ho ricette miracolose per risolvere i problemi. Noto solo, con un po’ di soddisfazione, che in questi mesi qualche passo nella giusta direzione lo si è fatto, qualche stortura è stata abolita, qualche clamoroso privilegio è stato abbattuto. Per anni, nel silenzio generale, i vizi della casta si sono accumulati e sedimentati senza che nessuno nemmeno lo sapesse. Ora, grazie all’indignazione di tanti lettori, grazie a libri che fanno incazzare, grazie all’eco nelle piazze e su Internet, il tema del taglio ai costi della politica è tornato in primo piano. Era stato quasi dimenticato, è stato imposto di nuovo al centro del dibattito. Qualche piccola correzione è stata fatta. Si è tentato di invertire la rotta. E’ già qualcosa, no?

Sì, è già qualcosa. Però è ancora troppo poco. Davvero troppo poco. Perché proprio in questi mesi, mentre  da una parte si promettevano grandi cambiamenti, dall’altra si continuavano le solite sozzerie. Anzi, peggio. La tempistica è stata odiosa: mentre il Paese chiedeva a gran voce di cancellare i privilegi della casta, quei privilegi aumentavano, mentre il Paese supplicava di ridurre gli sprechi, quegli sprechi raddoppiavano, mentre il Paese urlava di ridurre le spese di Palazzo, le spese di Palazzo si moltiplicavano. Mai visto nulla di più spudorato.

Anche il tecnico Monti non è stato da meno dei politici professionisti, sul fronte della spudoratezza. Quando si è insediato a Palazzo Chigi, nel novembre 2011, ha subito annunciato di voler tagliare i costi della politica. Proclami, dichiarazioni, eccitazioni. Ma qualche settimana dopo, quando il premier ha varato la sua prima e pesante manovra economica, ebbene, ci ha messo dentro sacrifici per tutti: Ici, Iva, tasse, sforbiciate alle pensioni…  Gli unici cui non sono stati chiesti sacrifici sono stati propri i mandarini di Palazzo. Loro ce l’hanno fatta a passare indenni fra mille previste e tagli che sembravano (sembravano!) certi. Le Province? Salve. Gli stipendi dei parlamentari? Argomento rinviato. Enti inutili? Da non toccare. Risultato: secondo i conti del “Sole 24 Ore” su una manovra di quasi 30 miliardi di euro, i tagli ai costi della politica, alla fine della fiera, ammontavano ad appena 21,9 milioni. Meno dello 0,1 per cento…

Di fronte a questa beffa spudorata come si fa a lasciare perdere? Come si fa a girare la testa da un’altra parte? E di che cosa dovremmo parlare, di grazia? Di che cosa dovremmo occuparci? L’altra estate, mentre giravo le piazze d’Italia, da Nord  a Sud, da Asiago a Marsala, da Genova a Pordenone, da Erice a Brunico, da Canelli a Positano, da Martinsicuro a San Donà di Piave, in ogni angolo incontravo gente perbene e esasperata che mi diceva: “Non mollare”. Ecco: questo libro l’ho scritto pensando a loro. Questo libro l’ho scritto per dire a tutti che non bisogna mollare.

Lo so: quello che leggerete nelle prossime pagine vi farà venire il mal di fegato, vi andranno le sillabe di traverso, i capoversi vi s’incaglieranno sullo stomaco e vi disturberanno la digestione. Ma, vi prego, non smettete di leggere. Girate pagina, arrivate fino in fondo. E continuate a indignarvi, perché indignarsi  non è solo un nostro diritto. E’ un nostro dovere. Per noi, per  la nostra storia, per il nostro futuro. Per i nostri figli. E se la montagna di privilegi con cui gli spudorati ci schiacciano vi sembra un nemico terribile, beh pensate che ce n’è uno ancora peggiore: è la nostra rassegnazione.  La rassegnazione è un lusso che non possiamo più permetterci. La rassegnazione è un vizio che ci uccide. E un sana incazzatura è quello che ci vuole per tenerla lontana. Per tenerci vivi.

ANTEPRIMA DI SPUDORATI/GLI SPRECHI DELLE REGIONI

La Lombardia avvolta dalla bufera tangenti. Le altre Regioni non se la passano meglio. Ma come funzionano davvero questi enti? Sono un esempio di efficienza o un altro esempio dello scialo italiano, cioè di quei costi della politica che non si riescono a ridurre? Ecco solo per voi un’anteprima di “Spudorati”.

Se dai Comuni si passa alle Regioni,
il quadro non è certo più confortante. Nel 2011, anno
della grande crisi e delle ristrettezze per gli enti locali, la
Lombardia stanzia 75.000 euro per osservare gli scoiattoli,
150.000 euro per le foto della giunta, 40.000 per un libro sul
cicloturismo e 600.000 euro per patrocinare ogni tipo di iniziativa:
il reality «A vele spiegate» (10.000 euro), la «Fiera
della Possenta di Ceresara» nel mantovano (5000 euro), «Un
giorno di felicità», manifestazione dell’associazione culturale
Arte&Arte (16.000 euro), «Centoquaranta la banda che
canta» del Comune di Arconate, l’International Melzo Film
Festival, la festa «Cià che girum», la fiera di San Pancrazio,
il Carnevale di Schignano (1500 euro), il Carnevale Bosino
(4000 euro), il villaggio di Babbo Natale, la ristampa del
volume degli artisti valsoldesi in Polonia nel Settecento e
Ottocento (4000 euro), il comitato per il gemellaggio Pero-
Fuscaldo e il concorso «Crea un abito per Sant’Omobono
terme»…
Affaticati forse da tanta spesa i consiglieri regionali si
concedono abbondanti riposi. Nell’inverno 2011-2012, per
esempio, il Lazio ha chiuso i battenti dal 23 dicembre al
18 gennaio (25 giorni), la Lombardia dal 21 dicembre al
17 gennaio (26 giorni), subito dopo aver approvato un’addizionale
Irpef, per altro. Non male no? Si aumentano le
tasse per i contribuenti, poi alla faccia della crisi si va tutti
a Saint-Moritz con 26 giorni di vacanza assicurata. D’altra
parte, che al Pirellone non ci si ammazzi di lavoro è abbastanza
evidente: in tutto il 2011 hanno fatto 26 sedute,
poco più di due al mese. L’unica consolazione è pensare
a quali altre spese pazze avrebbero approvato se avessero
«lavorato» di più…
In effetti l’elenco degli sprechi regionali sembra infinito.
Le Marche, dopo aver speso 1 milione e 785.000 euro
per ingaggiare Dustin Hoffman, che ha letto L’infinito di
Leopardi con accento straniero e poi si è fatto fotografare
negli 5th & Sunset Studios di West Hollywood (che c’entra
tutto ciò con la promozione del territorio?), devolvono
45.000 euro
per il libro d’arte 12 poesie di Paolo Volponi
figurate da Valeriano Trubbani e un altro po’ di soldi alla festa
della cipolla. Roba da piangere, insomma. La Regione
Lazio, dal canto suo, non se ne lascia scappare una di manifestazione
popolare: oltre 2 milioni spesi nel 2011 per foraggiare
370 eventi, dalla sagra del carciofo di Sezze alla
sagra del pizzutello di Tivoli, fino all’immancabile festa
dei cecapreti e della bufaletta nel frusinate.
Il Piemonte spende 7000 euro per il «Gran ballo risorgimentale
» in piazza d’armi; il Molise devolve 480.000 euro per
i rapporti con i molisani nel mondo; e l’Umbria distribuisce
oltre 1 milione di euro (esattamente 1.299.860 euro) con un
provvedimento del 15 luglio 2011 a favore del turismo enogastronomico,
del turismo congressuale, del turismo a cavallo
e dell’avioturismo. Fra gli altri spiccano i 500.000 euro
per scoprire la «via di San Francesco» e i 60.000 euro incassati
dal «Consorzio delle residenze d’epoca» per il «tematismo
“Emozioni dall’Umbria”».
Emozioni, si capisce. L’Umbria non si trattiene nemmeno
dall’emozione di finanziare la sagra della fregnaccia
(3000 euro), mentre la Regione Veneto spende 9000 euro per
un libro su La strada dell’asparago bianco di Cimadolmo, poi
finanzia la sagra degli aquiloni, la squadra di rugby Ercole
Monselice (4000 euro), il gemellaggio culturale sportivo
con le isole Fiji e il viaggio nelle isole Lofoten della Confraternita
del baccalà alla vicentina. 20.000 euro vanno a un
non meglio precisato «riordino delle regole», mentre con
una tipica delibera di fine anno nel dicembre 2011 sono stati
trovati soldi un po’ per tutti: il libro sulla fienagione nelle
Dolomiti (14.470 euro), la sagra della Madonna fredda
di Solagna (1000 euro), i veneti nel mondo (55.000 euro), la
gara di scialpinismo (5000 euro) e soprattutto il restauro di
una fortezza che si trova in Grecia. Ma che solo per il fatto
di essere stata parzialmente costruita dai veneziani si risucchia
dai nostri bilanci la bellezza di 90.000 euro.
(…)
La Valle d’Aosta non è da meno. Spende 10.000 euro
per mandare i soci dell’Aero Club locale ai campionati
del mondo di aeromodellismo in Australia e 12.000 euro
per consentire al Diving Center Mont Blanc di Nus di organizzare
una spedizione al lago Titicaca in Bolivia. E poi
ne spende altri 27.000 per commissionare un inno regionale
al grande Mogol: «La mia valle è verde, è bella, i cavalli
nella stalla sono pronti a partire» scrive. Ma si riferisce
alla Valle d’Aosta o alla Maremma? Difficile dire, visto
che la regione sponsor non viene mai citata. In compenso,
Mogol riesce a farsi dare dai valligiani, sempre nel 2011,
altri 348.000 euro per il premio che porta il suo nome, che
si svolge al Centro Tuscolano e che non viene nemmeno
trasmesso, come si sperava, sulla Rai-Tv. Anche queste, in
fondo, sono emozioni.
(…)
In fatto di cibo, però, nessuno batte la Regione Sicilia:
in due anni, fra il 2010 e il 2011, ha offerto oltre 400 fra
cocktail, aperitivi, cene, colazioni di lavoro e vin d’honneur
a partecipanti a diversi tipi di convegni e congressi, che
si sono svolti nella sua sede. A conti fatti, tolti sabati, domeniche,
ferie e feste comandate, praticamente ogni giorno
a Palazzo dei Normanni c’è stata una tavola imbandita
(a spese nostre): 6000 euro per far cenare i membri all’assemblea
dei veterinari, 5000 euro per il buffet dei chirurghi
articolari, 5900 euro per un cocktail rinforzato in occasione
del concorso mondiale enologico di Bruxelles,
3500 euro per una colazione di lavoro durante il convegno
sul «ruolo della donna nella cultura della vita»… In tutto
si sono mangiati 363.310 euro. Niente di meno. E l’unica
speranza è che, con tutto quel cibo, abbiano fatto un po’
di indigestione…

SCUSATE L'ASSENZA. STAVO LAVORANDO PER NOI

Scusate l’assenza. Era da un po’ di tempo che non aggiornavo il blog. Ho visto che ci sono anche un’enormità di commenti in sospeso. Vi chiedo scusa. E per farmi perdonare vi do un’anteprima. Se mi sono un po’ distratto dal blog, infatti, è per il fatto che stavo raccogliendo materiale per una nuova denuncia. Dopo Sanguisughe, arriva “Spudorati”. Sarà in libreria martedì 13 marzo. Ma io voglio anticiparvi la premessa dove spiego le ragioni per cui la nostra battaglia (che voi avete sempre sostenuto e continuato) deve continuare. Io non mollo. E voi?

Caro lettore, lo so. Se sei in libreria e stai sfogliando questo libro, ti stai chiedendo: perché devo comprarne un altro che mi fa incazzare? E se invece sei arrivato a casa e lo stai sfogliando seduto in poltrona, ti stai chiedendo: perché ne ho comprato un altro che mi farà incazzare? Sono due domande molto simili, caro lettore, e pure molto sensate. Non so se sia possibile trovare risposte altrettanto sensate. Ma se mi dai un attimo della tua attenzione ci proverò.

Da dove cominciare? Ah sì: per darti una risposta, comincio anch’io da una domanda. E la domanda è questa: lo sai, amico mio, cosa dicono di libri come quello che hai in mano adesso? Dicono che alimentano l’antipolitica. Secondo loro è un male. Ma ti pare? Io sono convinto del contrario: considerando quello che ha combinato in questi anni la politica, be’, allora viva l’antipolitica. In effetti: se i cittadini sono inferociti contro il Palazzo, di chi sarà la colpa?

Di chi da anni pensa solo a difendere i suoi privilegi o di chi quei privilegi ha cominciato a denunciarli? È pericoloso, come dice qualcuno, alimentare le campagne contro le caste e le sanguisughe? O è più pericoloso lasciare caste e sanguisughe libere di scatenarsi senza nessun controllo? E libere così di divorarci il futuro?

Sinceramente, non capisco l’indignazione contro gli indignati. Se non ci fosse un po’ di indignazione, quelli del Palazzo continuerebbero a fare i comodi loro, come hanno fatto per decenni. Dicono: siete populisti, fate demagogia.

Ma dove? Ma quando? Ho cominciato a scrivere il primo libro contro i mali della politica nel 1997: s’intitolava Silenzio, si ruba (vedo che adesso anche Marco Travaglio usa lo stesso titolo: e va be’, risparmio la rivendicazione del diritto d’autore…). In quindici anni non ho fatto altro che raccontare fatti circostanziati, precisi, documentati. Raccontare fatti è demagogia? Raccontare fatti è populismo? E su che cosa dovremmo scrivere allora i libri per non essere populisti? Sulle farfalle dell’Amazzonia? Sull’accoppiamento dei criceti negli zoo dell’Ontario?

Da qualche tempo i parlamentari, per salvare i loro privilegi, hanno adottato la tecnica della lagna preventiva. «Oh, come siamo poveri», «Oh, come siamo maltrattati», «Oh, come faremo a raggiungere la fine del mese?». Dicono che 16.000 euro al mese per governare il Paese non sono nemmeno troppi. Per assurdo, noi potremmo anche prender per buone queste osservazioni se il Paese, però, lo governassero sul serio. Vi pare? L’Italia è ferma da anni, per costruire una strada ci vogliono decenni, le riforme sono più rare dei pinguini all’Equatore, l’unica cosa che cresce è il debito pubblico; eppure coloro che hanno prodotto tutto ciò pretendono di essere trattati da principi. E rispettati.

La verità è che la tolda dell’Italia è piena di comandanti Schettino. Il Paese, come la nave Concordia, pullula di eroi sconosciuti e quotidiani, gente disposta a sacrificare la propria vita per salvare il prossimo, esempi gloriosi di altruismo e di generosità. Epperò sulla plancia di comando ci stanno i capitani poco coraggiosi, i vigliacchi che scappano dalla nave che affonda portandosi dietro la divisa in ordine e il pc, i codardi della crociera, bravissimi a danzare fra cene, drink e moldave, ma che poi non sanno tenere la rotta e piagnucolano come bimbi quando vengono messi di fronte alle proprie responsabilità.

Noi non siamo contro la politica. Noi siamo contro la politica degli Schettino. Contro la politica degli inetti e dei piagnucolosi. I parlamentari, anziché difendere in ogni modo i loro privilegi, dovrebbero cominciare a chiedersi come hanno fatto a ridurre il Paese così. E dovrebbero vergognarsi, anziché protestare. Qualcuno di loro dice:

«Sono pagato poco, se lavorassi in un’impresa guadagnerei di più». Potrebbe anche essere: se quel qualcuno lavorasse in un’impresa forse guadagnerebbe di più, ma sarebbe già stato cacciato a calci nel sedere da un pezzo. Ditemi voi quale manager d’azienda resisterebbe al suo posto presentando anno dopo anno risultati fallimentari come quelli del nostro Palazzo…

Ogni tanto qualcuno mi chiede: ma cambierà mai qualcosa?

E io rispondo sempre: non lo so. È vero: non lo so.

Non so se qualcosa può cambiare, non ho ricette miracolose per risolvere i problemi. Noto solo, con un po’ di soddisfazione, che in questi mesi qualche passo nella giusta direzione si è fatto, qualche stortura è stata abolita, qualche clamoroso privilegio è stato abbattuto. Per anni, nel silenzio generale, i vizi della casta si sono accumulati e sedimentati senza che nessuno nemmeno lo sapesse. Ora, grazie all’indignazione di tanti lettori, grazie a libri che fanno incazzare, grazie all’eco nelle piazze e su Internet, il tema del taglio ai costi della politica è tornato in primo piano. Dopo essere stato quasi dimenticato, è stato imposto di nuovo al centro del dibattito. Qualche piccola correzione è stata fatta. Si è tentato di invertire la rotta. È già qualcosa, no?

Sì, è già qualcosa. Però è ancora troppo poco, davvero troppo poco. Perché proprio in questi mesi, mentre da una parte si promettevano grandi cambiamenti, dall’altra si continuavano le solite sozzerie. Anzi, peggio. La tempistica è stata odiosa: mentre il Paese chiedeva a gran voce di cancellare i privilegi della casta, quei privilegi aumentavano, mentre il Paese supplicava di ridurre gli sprechi, quegli sprechi raddoppiavano, mentre il Paese urlava di ridurre le spese di Palazzo, le spese di Palazzo si moltiplicavano.

Mai visto nulla di più spudorato.

Anche il tecnico Mario Monti non è stato da meno dei politici professionisti, sul fronte della spudoratezza. Quando si è insediato a Palazzo Chigi, nel novembre 2011, ha subito annunciato di voler tagliare i costi della politica. Proclami, dichiarazioni, eccitazioni. Ma qualche settimana dopo, quando il premier ha varato la sua prima e pesante manovra economica, ebbene, ci ha messo dentro sacrifici per tutti: Ici, Iva, tasse, sforbiciate alle pensioni… Gli unici cui nessuno ha chiesto sacrifici sono stati propri i mandarini di Palazzo. Loro ce l’hanno fatta a passare indenni fra mille mannaie previste e tagli che sembravano (sembravano!) certi. Le Province? Salve. Gli stipendi dei parlamentari? Argomento rinviato. Enti inutili? Da non toccare.

Risultato: secondo i conti del «Sole-24 Ore», su una manovra di quasi 30 miliardi di euro, i tagli ai costi della politica, alla fine della fiera, ammontavano ad appena 21,9 milioni.

Meno dello 0,1 per cento…

Di fronte a questa beffa spudorata come si fa a lasciare perdere? Come si fa a girare la testa da un’altra parte? Edi che cosa dovremmo parlare, di grazia? Di che cosa dovremmo occuparci? L’estate scorsa, mentre giravo le piazze d’Italia, da nord a sud, da Asiago a Marsala, da Genova a Pordenone, da Erice a Brunico, da Canelli a Positano, da Martinsicuro a San Donà di Piave, in ogni angolo incontravo gente perbene ed esasperata che mi diceva: «Non mollare». Ecco: questo libro l’ho scritto pensando a loro. Questo libro l’ho scritto per dire a tutti che non bisogna mollare.

Lo so: quello che leggerete nelle prossime pagine vi farà venire il mal di fegato, vi andranno le sillabe di traverso, i capoversi vi s’incaglieranno sullo stomaco e vi disturberanno la digestione. Ma, vi prego, non smettete di leggere.

Girate pagina, arrivate fino in fondo. E continuate a indignarvi, perché indignarsi non è solo un nostro diritto. È un nostro dovere. Per noi, per la nostra storia, per il nostro futuro. Per i nostri figli. E se la montagna di privilegi con cui gli spudorati ci schiacciano vi sembra un nemico terribile, be’, pensate che ce n’è uno ancora peggiore: è la nostra rassegnazione. La rassegnazione è un lusso che non possiamo più permetterci. La rassegnazione è un vizio che ci uccide. E una sana incazzatura è quello che ci vuole per tenerla lontana. L’unico modo per tenerci vivi.