POSTA PRIORITARIA- CI VORREBBE POCO PER “AFFAMARE LA BESTIA”

Caro Giordano, Renzi ormai si fa paladino della riduzione delle tasse! Tema sempre avversato dalla sua parte politica anzi, combattuto. Perché, invece, non emula David Stokman che coniò lo slogan “affamare la Bestia”? E che Reagan attuò con successo! La nostra cartina di tornasole si chiama costo dello Stato, 850 miliardi/ anno! E l’assunzione di 100.000 insegnanti non è proprio la strada giusta, anzi.

Alessandro Giusti- via mail

Glielo dico subito, caro Alessandro: perché affamare la bestia è assolutamente impopolare, mentre con l’assunzione di 100mila precari si cerca di vincere le elezioni (senza riuscirci, per altro). Tutto qui. Mi sono quasi stancato di questo discorso sulle risorse e della classica domanda di rito: dove li prendiamo i soldi per il taglio delle tasse? In effetti: dove prendere i soldi lo sappiamo benissimo, sono anni che stipendiamo fior di commissari alla spending review, esperti, libri bianchi, dossier speciali. Ormai lo sanno anche i sassi che basterebbe uniformare gli acquisti delle amministrazioni per risparmiare 7,2 miliardi di euro l’anno (rapporto Cottarelli). Proprio così: se si evita che a Milano una siringa costi come una siringa e a Reggio Calabria, invece, costi come una pepita d’oro, ecco fatto, saltano fuori 7,2 miliardi. Lo sanno anche i sassi che le 10mila municipalizzate vanno spazzate via perché molte di loro non servono a niente, se non a garantire una poltrona ai politici trombati. E che non ha più senso, nell’era della comunicazione virtuale, un apparato dello Stato pachidermico con 9.600 sedi territoriali dei ministeri (9.600! E sono escluse ovviamente le caserme di polizia e carabinieri). Lo sa che solo d’affitti ogni anno spendiamo 2 miliardi di euro, cioè oltre la metà della tassa sulla prima casa? Ma con tutti gli immobili che lo Stato ha, com’è possibile? L’altro giorno è stato presentato con grande orgoglio il bilancio della Camera dei deputati. Devo dare atto: la spesa sta scendendo. Per la prima volta dal 2005 è sotto il miliardo di euro. Ma lo sapete che per i facchini di Montecitorio continuiamo a sborsare ogni anno 1,6 milioni di euro? E che la spesa dei “servizi di guardaroba” è aumentata nell’ultimo anno del 50%? E che altri 900mila euro l’anno se ne vanno per le spese di treni e aerei degli ex onorevoli, cui evidentemente il vitalizio non basta? Mi fermo qui, caro Alessandro. Come vede per recuperare le risorse necessarie non ci sarebbe nemmeno bisogno di “affamare la bestia”. Basterebbe evitare la sua morte per obesità.

CONTRO LE SANGUISUGHE DEL MATTONE

Attilio Befera, Piero Grasso, Luigi Giampaolino: che cos’hanno in comune? Hanno comprato case da enti pubblici o assicurazioni con uno sconto rilevante. Succede a molti vip, persone importanti, di figli di: sconti del 50, 60 anche 80 %. Li denunceremo tutti uno per uno. Oggi comincia la battaglia contro le sanguisughe del mattone. Ne scopriremo delle belle.

E INTANTO LE SANGUISUGHE DI BRUXELLES CI COSTANO SEMPRE DI PIU'

L’Europa è in crisi, l’Unione europea non ci serve un granché. In compenso la casta, anzi le sanguisughe di Bruxelles, ci costano sempre di più. La spesa per pagare gli eurodeputati, infatti, è passata negli ultimi sette anni da 107 milioni a 190 milioni. Il 77 per cento in più. Non male, no? Gli stipendi dei cittadini europei diminuiscono, gli stipendi dei parlamentari europei aumentano. Senza contare che, nonostante la crisi finanziaria, continuano a perpetrarsi assurdità europee, come quella del secondo parlamento di Strasburgo (180 milioni di costo l’anno buttati al vento per tenere un palazzo chiuso buona parte dell’anno).

OGGI ESCE SPUDORATI/ECCO IN REGALO PER VOI IL PRIMO CAPITOLO

Caro lettore,

lo so. Se sei in libreria e stai sfogliando questo libro ti stai chiedendo: perché devo comprarne un altro che mi fa incazzare? E se invece sei arrivato a casa e lo stai sfogliando seduto in poltrona ti stai chiedendo: perché ne ho comprato un altro che mi farà incazzare? Sono due domande molto simili, caro lettore, e pure molto sensate.  Non so se sia possibile trovare risposte altrettanto sensate. Ma se mi dai un attimo della tua attenzione  ci proverò.

Da dove cominciare? Ah sì: per darti una risposta, comincio anch’io da una domanda. E la domanda è questa: lo sai, amico mio, cosa dicono di libri come quello che hai in mano adesso?  Dicono che alimentano l’antipolitica. Secondo loro è un male. Ma ti pare?  Io sono convinto del contrario: considerando quello che ha combinato in questi anni la politica, beh, allora viva l’antipolitica. In effetti: se i cittadini sono inferociti contro il Palazzo, di chi sarà la colpa? Di chi da anni pensa solo a difendere i suoi privilegi o di chi, quei privilegi, ha cominciato a denunciarli?  E’ pericoloso, come dice qualcuno, alimentare le campagne contro le caste e le sanguisughe? O è più pericoloso lasciare caste e sanguisughe libere di scatenarsi senza nessun controllo? E libere così di divorarci il futuro?

Sinceramente, non capisco l’indignazione contro gli indignati. Se non ci fosse un po’ di indignazione quelli del Palazzo continuerebbero a fare i comodi loro, come hanno fatto per decenni. Dicono: siete populisti, fate demagogia. Ma dove? Ma quando? Ho cominciato a scrivere il primo libro contro i mali della politica nel 1997: s’intitolava “Silenzio, si ruba” (vedo che adesso anche Marco Travaglio usa lo stesso titolo: e va beh, risparmio la rivendicazione del diritto d’autore…). In quindici anni di non ho fatto altro che raccontare fatti circostanziati, precisi, documentati. Raccontare fatti è demagogia? Raccontare fatti è populismo? E su che cosa dovremmo scrivere allora i libri per non essere populisti? Sulle farfalle dell’Amazzonia? Sull’accoppiamento dei criceti negli zoo dell’Ontario?

Da qualche tempo i parlamentari, per salvare i loro privilegi, hanno adottato la tecnica della lagna preventiva. “Oh come siamo poveri”, “Oh come siamo maltrattati”, “Oh come faremo a raggiungere la fine del mese” . Dicono che 16mila euro al mese per governare il Paese non sono nemmeno troppi. E per assurdo potremmo anche prender per buone queste osservazioni  se il Paese, però, lo governassero sul serio.  Vi pare? L’Italia è ferma da anni, per costruire una strada ci vogliono decenni, le riforme sono più rare dei pinguini all’Equatore, l’unica cosa che cresce è il debito pubblico. Eppure coloro che hanno prodotto tutto ciò pretendono di  essere trattati da principi. E rispettati.

La verità è che l’Italia è piena di Schettino sulla tolda di comando. Il Paese, come la nave Concordia, pullula di eroi sconosciuti e quotidiani, gente disposta a sacrificare la propria vita per salvare il prossimo, esempi gloriosi di altruismo e di generosità. Epperò sulla plancia di comando ci stanno i capitani poco coraggiosi, i vigliacchi che scappano dalla nave che affonda portandosi dietro la divisa in ordine e il pc, i codardi della crociera, bravissimi a danzare fra cene, drink e moldave, ma che poi non sanno tenere la rotta e piagnucolano come bimbi quando vengono messi di fronte alle loro responsabilità.

Noi non siamo contro la politica. Noi siamo contro la politica degli Schettino. Contro la politica degli inetti e dei piagnucolosi. I parlamentari, anziché difendere in ogni modo i loro privilegi, dovrebbero cominciare a chiedersi come hanno fatto a ridurre il Paese così. E dovrebbero vergognarsi, anziché protestare. Qualcuno di loro dice: “Sono pagato poco, se lavorassi in un’impresa guadagnerei di più”. Potrebbe anche essere: se  quel qualcuno lavorasse in un’impresa forse guadagnerebbe di più, ma sarebbe già stato cacciato a calci nel sedere da un pezzo. Ditemi voi quale manager d’azienda resisterebbe al suo posto presentendo anno dopo anno risultati fallimentari come quelli del nostro Palazzo…

Ogni tanto qualcuno mi chiede: ma cambierà mai qualcosa? E io rispondo sempre: non lo so. E’ vero: non lo so. Non so se qualcosa può cambiare, non ho ricette miracolose per risolvere i problemi. Noto solo, con un po’ di soddisfazione, che in questi mesi qualche passo nella giusta direzione lo si è fatto, qualche stortura è stata abolita, qualche clamoroso privilegio è stato abbattuto. Per anni, nel silenzio generale, i vizi della casta si sono accumulati e sedimentati senza che nessuno nemmeno lo sapesse. Ora, grazie all’indignazione di tanti lettori, grazie a libri che fanno incazzare, grazie all’eco nelle piazze e su Internet, il tema del taglio ai costi della politica è tornato in primo piano. Era stato quasi dimenticato, è stato imposto di nuovo al centro del dibattito. Qualche piccola correzione è stata fatta. Si è tentato di invertire la rotta. E’ già qualcosa, no?

Sì, è già qualcosa. Però è ancora troppo poco. Davvero troppo poco. Perché proprio in questi mesi, mentre  da una parte si promettevano grandi cambiamenti, dall’altra si continuavano le solite sozzerie. Anzi, peggio. La tempistica è stata odiosa: mentre il Paese chiedeva a gran voce di cancellare i privilegi della casta, quei privilegi aumentavano, mentre il Paese supplicava di ridurre gli sprechi, quegli sprechi raddoppiavano, mentre il Paese urlava di ridurre le spese di Palazzo, le spese di Palazzo si moltiplicavano. Mai visto nulla di più spudorato.

Anche il tecnico Monti non è stato da meno dei politici professionisti, sul fronte della spudoratezza. Quando si è insediato a Palazzo Chigi, nel novembre 2011, ha subito annunciato di voler tagliare i costi della politica. Proclami, dichiarazioni, eccitazioni. Ma qualche settimana dopo, quando il premier ha varato la sua prima e pesante manovra economica, ebbene, ci ha messo dentro sacrifici per tutti: Ici, Iva, tasse, sforbiciate alle pensioni…  Gli unici cui non sono stati chiesti sacrifici sono stati propri i mandarini di Palazzo. Loro ce l’hanno fatta a passare indenni fra mille previste e tagli che sembravano (sembravano!) certi. Le Province? Salve. Gli stipendi dei parlamentari? Argomento rinviato. Enti inutili? Da non toccare. Risultato: secondo i conti del “Sole 24 Ore” su una manovra di quasi 30 miliardi di euro, i tagli ai costi della politica, alla fine della fiera, ammontavano ad appena 21,9 milioni. Meno dello 0,1 per cento…

Di fronte a questa beffa spudorata come si fa a lasciare perdere? Come si fa a girare la testa da un’altra parte? E di che cosa dovremmo parlare, di grazia? Di che cosa dovremmo occuparci? L’altra estate, mentre giravo le piazze d’Italia, da Nord  a Sud, da Asiago a Marsala, da Genova a Pordenone, da Erice a Brunico, da Canelli a Positano, da Martinsicuro a San Donà di Piave, in ogni angolo incontravo gente perbene e esasperata che mi diceva: “Non mollare”. Ecco: questo libro l’ho scritto pensando a loro. Questo libro l’ho scritto per dire a tutti che non bisogna mollare.

Lo so: quello che leggerete nelle prossime pagine vi farà venire il mal di fegato, vi andranno le sillabe di traverso, i capoversi vi s’incaglieranno sullo stomaco e vi disturberanno la digestione. Ma, vi prego, non smettete di leggere. Girate pagina, arrivate fino in fondo. E continuate a indignarvi, perché indignarsi  non è solo un nostro diritto. E’ un nostro dovere. Per noi, per  la nostra storia, per il nostro futuro. Per i nostri figli. E se la montagna di privilegi con cui gli spudorati ci schiacciano vi sembra un nemico terribile, beh pensate che ce n’è uno ancora peggiore: è la nostra rassegnazione.  La rassegnazione è un lusso che non possiamo più permetterci. La rassegnazione è un vizio che ci uccide. E un sana incazzatura è quello che ci vuole per tenerla lontana. Per tenerci vivi.

SCUSATE L'ASSENZA. STAVO LAVORANDO PER NOI

Scusate l’assenza. Era da un po’ di tempo che non aggiornavo il blog. Ho visto che ci sono anche un’enormità di commenti in sospeso. Vi chiedo scusa. E per farmi perdonare vi do un’anteprima. Se mi sono un po’ distratto dal blog, infatti, è per il fatto che stavo raccogliendo materiale per una nuova denuncia. Dopo Sanguisughe, arriva “Spudorati”. Sarà in libreria martedì 13 marzo. Ma io voglio anticiparvi la premessa dove spiego le ragioni per cui la nostra battaglia (che voi avete sempre sostenuto e continuato) deve continuare. Io non mollo. E voi?

Caro lettore, lo so. Se sei in libreria e stai sfogliando questo libro, ti stai chiedendo: perché devo comprarne un altro che mi fa incazzare? E se invece sei arrivato a casa e lo stai sfogliando seduto in poltrona, ti stai chiedendo: perché ne ho comprato un altro che mi farà incazzare? Sono due domande molto simili, caro lettore, e pure molto sensate. Non so se sia possibile trovare risposte altrettanto sensate. Ma se mi dai un attimo della tua attenzione ci proverò.

Da dove cominciare? Ah sì: per darti una risposta, comincio anch’io da una domanda. E la domanda è questa: lo sai, amico mio, cosa dicono di libri come quello che hai in mano adesso? Dicono che alimentano l’antipolitica. Secondo loro è un male. Ma ti pare? Io sono convinto del contrario: considerando quello che ha combinato in questi anni la politica, be’, allora viva l’antipolitica. In effetti: se i cittadini sono inferociti contro il Palazzo, di chi sarà la colpa?

Di chi da anni pensa solo a difendere i suoi privilegi o di chi quei privilegi ha cominciato a denunciarli? È pericoloso, come dice qualcuno, alimentare le campagne contro le caste e le sanguisughe? O è più pericoloso lasciare caste e sanguisughe libere di scatenarsi senza nessun controllo? E libere così di divorarci il futuro?

Sinceramente, non capisco l’indignazione contro gli indignati. Se non ci fosse un po’ di indignazione, quelli del Palazzo continuerebbero a fare i comodi loro, come hanno fatto per decenni. Dicono: siete populisti, fate demagogia.

Ma dove? Ma quando? Ho cominciato a scrivere il primo libro contro i mali della politica nel 1997: s’intitolava Silenzio, si ruba (vedo che adesso anche Marco Travaglio usa lo stesso titolo: e va be’, risparmio la rivendicazione del diritto d’autore…). In quindici anni non ho fatto altro che raccontare fatti circostanziati, precisi, documentati. Raccontare fatti è demagogia? Raccontare fatti è populismo? E su che cosa dovremmo scrivere allora i libri per non essere populisti? Sulle farfalle dell’Amazzonia? Sull’accoppiamento dei criceti negli zoo dell’Ontario?

Da qualche tempo i parlamentari, per salvare i loro privilegi, hanno adottato la tecnica della lagna preventiva. «Oh, come siamo poveri», «Oh, come siamo maltrattati», «Oh, come faremo a raggiungere la fine del mese?». Dicono che 16.000 euro al mese per governare il Paese non sono nemmeno troppi. Per assurdo, noi potremmo anche prender per buone queste osservazioni se il Paese, però, lo governassero sul serio. Vi pare? L’Italia è ferma da anni, per costruire una strada ci vogliono decenni, le riforme sono più rare dei pinguini all’Equatore, l’unica cosa che cresce è il debito pubblico; eppure coloro che hanno prodotto tutto ciò pretendono di essere trattati da principi. E rispettati.

La verità è che la tolda dell’Italia è piena di comandanti Schettino. Il Paese, come la nave Concordia, pullula di eroi sconosciuti e quotidiani, gente disposta a sacrificare la propria vita per salvare il prossimo, esempi gloriosi di altruismo e di generosità. Epperò sulla plancia di comando ci stanno i capitani poco coraggiosi, i vigliacchi che scappano dalla nave che affonda portandosi dietro la divisa in ordine e il pc, i codardi della crociera, bravissimi a danzare fra cene, drink e moldave, ma che poi non sanno tenere la rotta e piagnucolano come bimbi quando vengono messi di fronte alle proprie responsabilità.

Noi non siamo contro la politica. Noi siamo contro la politica degli Schettino. Contro la politica degli inetti e dei piagnucolosi. I parlamentari, anziché difendere in ogni modo i loro privilegi, dovrebbero cominciare a chiedersi come hanno fatto a ridurre il Paese così. E dovrebbero vergognarsi, anziché protestare. Qualcuno di loro dice:

«Sono pagato poco, se lavorassi in un’impresa guadagnerei di più». Potrebbe anche essere: se quel qualcuno lavorasse in un’impresa forse guadagnerebbe di più, ma sarebbe già stato cacciato a calci nel sedere da un pezzo. Ditemi voi quale manager d’azienda resisterebbe al suo posto presentando anno dopo anno risultati fallimentari come quelli del nostro Palazzo…

Ogni tanto qualcuno mi chiede: ma cambierà mai qualcosa?

E io rispondo sempre: non lo so. È vero: non lo so.

Non so se qualcosa può cambiare, non ho ricette miracolose per risolvere i problemi. Noto solo, con un po’ di soddisfazione, che in questi mesi qualche passo nella giusta direzione si è fatto, qualche stortura è stata abolita, qualche clamoroso privilegio è stato abbattuto. Per anni, nel silenzio generale, i vizi della casta si sono accumulati e sedimentati senza che nessuno nemmeno lo sapesse. Ora, grazie all’indignazione di tanti lettori, grazie a libri che fanno incazzare, grazie all’eco nelle piazze e su Internet, il tema del taglio ai costi della politica è tornato in primo piano. Dopo essere stato quasi dimenticato, è stato imposto di nuovo al centro del dibattito. Qualche piccola correzione è stata fatta. Si è tentato di invertire la rotta. È già qualcosa, no?

Sì, è già qualcosa. Però è ancora troppo poco, davvero troppo poco. Perché proprio in questi mesi, mentre da una parte si promettevano grandi cambiamenti, dall’altra si continuavano le solite sozzerie. Anzi, peggio. La tempistica è stata odiosa: mentre il Paese chiedeva a gran voce di cancellare i privilegi della casta, quei privilegi aumentavano, mentre il Paese supplicava di ridurre gli sprechi, quegli sprechi raddoppiavano, mentre il Paese urlava di ridurre le spese di Palazzo, le spese di Palazzo si moltiplicavano.

Mai visto nulla di più spudorato.

Anche il tecnico Mario Monti non è stato da meno dei politici professionisti, sul fronte della spudoratezza. Quando si è insediato a Palazzo Chigi, nel novembre 2011, ha subito annunciato di voler tagliare i costi della politica. Proclami, dichiarazioni, eccitazioni. Ma qualche settimana dopo, quando il premier ha varato la sua prima e pesante manovra economica, ebbene, ci ha messo dentro sacrifici per tutti: Ici, Iva, tasse, sforbiciate alle pensioni… Gli unici cui nessuno ha chiesto sacrifici sono stati propri i mandarini di Palazzo. Loro ce l’hanno fatta a passare indenni fra mille mannaie previste e tagli che sembravano (sembravano!) certi. Le Province? Salve. Gli stipendi dei parlamentari? Argomento rinviato. Enti inutili? Da non toccare.

Risultato: secondo i conti del «Sole-24 Ore», su una manovra di quasi 30 miliardi di euro, i tagli ai costi della politica, alla fine della fiera, ammontavano ad appena 21,9 milioni.

Meno dello 0,1 per cento…

Di fronte a questa beffa spudorata come si fa a lasciare perdere? Come si fa a girare la testa da un’altra parte? Edi che cosa dovremmo parlare, di grazia? Di che cosa dovremmo occuparci? L’estate scorsa, mentre giravo le piazze d’Italia, da nord a sud, da Asiago a Marsala, da Genova a Pordenone, da Erice a Brunico, da Canelli a Positano, da Martinsicuro a San Donà di Piave, in ogni angolo incontravo gente perbene ed esasperata che mi diceva: «Non mollare». Ecco: questo libro l’ho scritto pensando a loro. Questo libro l’ho scritto per dire a tutti che non bisogna mollare.

Lo so: quello che leggerete nelle prossime pagine vi farà venire il mal di fegato, vi andranno le sillabe di traverso, i capoversi vi s’incaglieranno sullo stomaco e vi disturberanno la digestione. Ma, vi prego, non smettete di leggere.

Girate pagina, arrivate fino in fondo. E continuate a indignarvi, perché indignarsi non è solo un nostro diritto. È un nostro dovere. Per noi, per la nostra storia, per il nostro futuro. Per i nostri figli. E se la montagna di privilegi con cui gli spudorati ci schiacciano vi sembra un nemico terribile, be’, pensate che ce n’è uno ancora peggiore: è la nostra rassegnazione. La rassegnazione è un lusso che non possiamo più permetterci. La rassegnazione è un vizio che ci uccide. E una sana incazzatura è quello che ci vuole per tenerla lontana. L’unico modo per tenerci vivi.

Altro che "troppi tagli ai costi della politica"! Con questa manovra le SANGUISUGHE continuano a ridere

Troppi tagli alla politica? No, per favore: non prendeteci in giro. Il premier Berlusconi nel presentare la maxi manovra ieri ha definito l’intervento sui costi della politica (14-15 interventi in tutto) addirittura “eccessivo” rispetto alle esigenze. “Lo abbiamo fatto per la domanda dell’opinione pubblica”, ha detto. Ebbene: crediamo che la domanda dell’opinione pubblica chieda molto ma molto di più.

A sentire quello che ha appena dichiarato in conferenza stampa dal ministro Calderoli, infatti, quello che resta delle 14 o 15 misure annunciate è:

a)      una mini-riduzione delle province (da 29 a 35 in meno: ma non dovevano essere abolite tutte)? Fra l’altro: per la riduzione bisognerà aspettare la fine del mandato dei consigli e delle giunte in carica (aspetta e spera: nel frattempo chissà cosa s’inventeranno…)

b)      Una mini-riduzione dei consiglieri regionali che diminuiranno del 20 per cento, passando complessivamente da 775 a 610 ma mantenendo tutto il loro corredo di benefit e privilegi

c)       L’accorpamento dei piccoli Comuni (che per altro era già possibile attuare senza bisogno di questo decreto, perché inserito in precedenti manovre, ma non è mai stato realizzato. Quindi non si capisce perché dovrebbe essere realizzato proprio adesso);

d)      Lo stop al doppio incarico dei parlamentari (chi sarà deputato non potrà essere contemporaneamente anche sindaco o assessore. E ci mancherebbe)

e)      Il pagamento di un contributo di solidarietà maggiorato da parte dei parlamentari (pagheranno il 10 e il 20 per cento anziché il 5 e il 10). Un piccolo sforzo per continuare ad abbuffarsi gratis alla buvette, prima di sfrecciare via in auto blu.

Tutto il resto (numero dei parlamentari, indennità dei parlamentari, etc) è rimandato a leggi costituzionali (aspetta e spera, un’altra volta). Tanto per dire: sui vitalizi dei parlamentari, nemmeno una parola. Sui vitalizi dei consiglieri regionali, neppure. Sulle clausole d’oro che consentano pensioni privilegiate ai dipendenti di Consulta e Quirinale, nemmeno. E la misura del volo in economy sembra una allegra presa per i fondelli: il 90 per cento dei voli dei parlamentari sono nazionali dove tutti i posti, si sa, sono economy…

A voi sembra un intervento “eccessivo”? A me no. A me sembra, sul fronte dei costi della politica, decisamente insufficiente. Di più: mi sembra una cortina fumogena per nascondere il grande salasso perpetuato ancora una volta a danno di tutti gli italiani. E purtroppo immagino già il triste finale: gli accorpamenti dei Comuni si perderanno tra veti incrociati, la riduzione delle Province pure e le leggi costituzionali si areneranno in Commissione. Nella realtà cambierà poco o nulla. A parte il fatto che gli italiani saranno un po’ più dissanguati e le solite sanguisughe, invece, festeggeranno.

Attenti: i parlamentari fanno i furbi (le loro pensioni restano intatte)

Domani (lunedì 1 agosto) scatta il prelievo sulle pensioni d’oro (il 5 per cento sulla quota eccedente i 90 mila euro, il 10 per cento sulla quota eccedente i 150mila euro). Sono comprese tutte le pensioni, con un’unica eccezione: quelle dei parlamentari.

Avevamo già denunciato questo rischio qualche settimana fa, appena la tassa sulle pensioni d’oro era stata introdotta. Ma nascondendosi dietro l’autonomia impositiva degli organi costituzionali (nessuno può imporre le tasse alle Camere se non le Camere stesse), i parlamentari stanno cercando anche questa volta di fare i furbetti e di non pagare nemmeno quel contributo che tutti gli altri italiani sono invece costretti a pagare.

Il ministro del Tesoro aveva scritto alle Camere chiedendo di evitare questa indecenza. Le Camere avevano risposto che avrebbero provveduto. Ma la realtà è questa: da domani gli italiani pagheranno, i parlamentari no. E’ uno scandalo nello scandalo: i vitalizi dei parlamentari andrebbero aboliti seduta stante. E invece si sottragono anche al contributo che colpisce il resto del Paese.

Come si può tacere davanti a questo scempio? Avanti tutta, contro le sanguisughe…

Che beffa, che beffa, che beffa. Ma noi non molliamo

Lo confesso: sono rimasto molto deluso. Avevo  sperato fino all’ultimo che nella manovra entrasse una “tassa sulle sanguisughe”, come vi ho raccontato il documento era stato preparato fin nei minimi dettagli. Ma all’ultimo si è deciso di farlo saltare. E di far pagare, ancora una volta, solo i pensionati normali, cioè  quelli che prendono 1400 euro al mese, dopo aver lavorato una vita, e che i privilegi non sanno dove stanno di casa.

  Sarà anche, come sostiene qualcuno, un intervento limitato, sarà solo un blocco alla crescita autmatica e non un taglio dell’assegno Inps, ma resta il fatto che le uniche misure che riguardano la previdenza vanno a colpire i cittadini comuni, mentre i Paperoni previdenziali, i privilegiati da 90mila euro al mese se la spassano felici. E magari ridono alle spalle di tutti gli altri. Dov’è finito l’intervento sulle indennità degli ex parlamentari? Dove è finito l’intervento sulle indennità degli ex consiglieri regionali? Dove è finito il contributo di solidarietà sulle pensioni oltre i 10mila euro al mese?

Ve lo confesso: sono deluso. C’era la possibilità di dare un segnale diverso, si è scelto di non farlo. Ma questo, se possibile, mi conferma ancora di più nella convinzione che la lotta contro i privilegi previdenziali è giusta. E doverosa. Che non si può mollare. L’amarezza è tanta, cari amici, ma non ci si può rassegnare. Statemi vicino e avanti tutta contro le sanguisughe! (In questi giorni per esempio molti consigli regionali stanno affrontando il tema dei vitalizi… Potremo scoprirne delle belle….)