IL GOVERNO PRENDE IN GIRO I PENSIONATI

Caro Giordano, la prego di leggere (in allegato) la risposta del Direttore Centrale Pensioni Inps di Roma, dottor Antonello Crudo, con la quale si evidenzia che almeno 80.000 pensionati non hanno ricevuto il rimborso per la perequazione della pensione o l’hanno ricevuto in forma parziale. Ovviamente non ho ricevuto il dovuto nemmeno con la pensione dei mesi successivi, alla faccia delle promesse del solito Renzi. Dovrò quindi imbarcarmi nella ennesima procedura di recupero di quanto (già pesantemente depauperato per legge) mi spetta. Sorprende che nessun caso come il mio sia emerso sulla stampa. È anche possibile che molti pensionati, ricevendo la pensione di agosto spesso maggiorata da rimborsi Irpef, non si siano accorti dell’ammanco.
Lettera firmata – Sondrio
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POSTA PRIORITARIA- LA BUROCRAZIA QUALCHE VOLTA SI PUO’ BATTERE

Caro Giordano, in questi giorni ho avuto la risposta Inps al ricorso presentato nel 2010. Vuoi vedere che grazie alla lettera pubblicata su Libero, dopo 5 anni, si è sbloccata la situazione? Il che vuol dire che per ogni lentezza statale bisogna dare in pasto all’opinione pubblica ogni prevaricazione.

Augusto Seveso- Sesto San Giovanni (MI)

Ma no, caro Seveso: sono sicuro che il funzionario dell’Inps stava per risponderle, proprio in quel giorno lì, quando la sua lettera è comparsa su Libero. Si tratta solo di una fortunata coincidenza, vuole scommettere? Ma siccome in mezzo a tante sfighe, qualche fortunata coincidenza ci riempie il cuore di soddisfazione e di speranza riassumiamo brevemente la sua vicenda a conforto di lettori sfiduciati e/o rassegnati. Dunque, lei mi ha scritto poco più di un mese fa, il 10 giugno. Si lamentava per il fatto che da oltre cinque anni aveva presentato una domanda per avere dei rimborsi. Le avevano fatto fare la solita trafila degli uffici pubblici: uno sportello, poi un altro, un funzionario, una commissione, chiami, si rivolga, metta un timbro, aspetti, abbia pazienza, io non c’entro niente, deve rivolgersi da un’altra parte, questa non è la sezione competente, non so a che cosa si riferisca, non si rivolga più a me, come si permette?, esca da questa stanza. Insomma: non ne riusciva a venire a capo. Allora ha scritto a me, io ho pubblicato. E, per le strane circostanze della vita, proprio il giorno della pubblicazione, l’Inps ha pensato che fosse il caso di rispondere alla sua richiesta. Non è meraviglioso? Ora non so, caro Augusto, se la risposta che lei ha avuto sia stata positiva, cioè se rientrerà in possesso dei suoi soldi o dovrà rinunciarvi per sempre. Sappiamo, al riguardo, che lo Stato è piuttosto restio a restituire il maltolto, anche quando è palesemente maltolto (leggi sentenza Consulta). Ma siccome sull’argomento mi sono arrivate altre e numerose lettere, mi permetta di segnalare almeno il contributo di Ennio Palmesino da Genova: “Vorrei ricordare- mi ha scritto- che è ancora in vigore la legge 241/90 sull’obbligo di trasparenza della Pubblica amministrazione verso i cittadini, legge dovuta al grande liberale Raffaele Costa. Io ho risolto una situazione simile a quella del signor Seveso, scrivendo come previsto dalla 241/90 una intimazione all’Inps. Un funzionario mi ha subito ricevuto”. Capito, cari amici? Una strada anti- burocrazia, a quanto pare, ci sarebbe. Lo prevede la legge. Altrimenti non preoccupatevi: lo sportello della Posta prioritaria, comunque, è sempre aperto…

E ANCHE BONANNI HA COMPRATO CASA CON LO SCONTO: SOLO 200MILA EURO PER 8 VANI SUL LUNGOTEVERE. 4 VOLTE MENO DEL PREZZO ATTUALE DI MERCATO

Sempre viva la festa dei lavoratori, sempre viva il sindacato. Ma Raffaele Bonanni, dopo aver denunciato tante ingiustizie, potrebbe spiegare come mai ha comprato casa dall’Inps (8 vani in via Perugino, sul Lungotevere) per soli 200.900 euro? Duecentemila euro, capite? Circa 4 volte meno l’attuale valore di mercato. “Non ho avuto nessun trattamento di privilegio né di favore, visto che avevo in locazione la stessa casa da 16 anni e ho esercitato il diritto di prelazione disciplinato dalla legge”, ha spiegato lui. Ma se la legge consente a qualcuno di comprare una casa di 8 vani al prezzo scontato quasi dell’80% e nello stesso tempo lascia migliaia e migliaia di giovani senza la possibilità di comprarsene una, non sarà da cambiare, insieme all’odiata riforma Fornero? Aspettiamo la denuncia di Bonanni.

P.s. A proposito di privlegi, fra l’altro: nessun privilegio, si capisce. Ma quanti operai di quelli rappresentati da Bonanni hanno potuto godere per 16 anni di una casa Inps a canone agevolato? E quanti alla fine hanno potuto comprarla con uno sconto così?

Attenzione: si parla di eliminare le pensioni d'anzianità (ma con che faccia possono farlo senza eliminare privilegi, vitalizi ai parlamentari e le clausole d'oro per i dipendenti del Quirinale)?

Azzerare le pensioni d’anzianità? L’ipotesi clamorosa circola oggi sui giornali. Ne parla esplicitamente Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera lasciando intendere che una delle misure allo studio è proprio quello di annullare completamente le pensioni d’anzianità: in questo caso si potrebbe andare in pensione solo per vecchiaia, a 65 anni. Ciò consentirebbe all’erario di incassare subito 2,5-3 miliardi di euro. Se poi, come è possibile, fosse portata a 65 anni l’età pensionabile anche per le donne, le casse pubbliche incasserebbero altri 3,5 miliardi nel 2015 (che diventerebbero 4,7 miliardi nel 2018).

Che dire? Siamo alle solite, l’avevamo previsto e siamo stati facili profeti: c’è da far cassa, si pensa subito di mettere mano alle pensioni degli italiani. Forse non c’è altra strada. Ma allora noi chiediamo con tutta la forza e con tutta la voce possibile: con che faccia osano ipotizzare ulteriori sacrifici per i cittadini senza aver prima tagliato le loro pensioni d’oro? Con che coraggio osano chiedere uno sforzo tanto grande alle famiglie già provate mentre continuano a incassare assegni Inps o Inpdap da 30-40mila euro al mese? Come è possibile anche solo pensare l’abolizione delle pensioni d’anzianità senza prima aver abolito i vitalizi ai parlamentari? E perché mentre agli italiani vengono chieste altre dolorose rinunce, i dipendenti degli enti costituzionali, dalla Consulta al Quirinale, continuano a godere di clausole d’oro (pensione parificata all’ultimo stipendio e rivalutazione automatica agganciata alle retribuzioni, per esempio) che per tutti gli altri sono abolite da vent’anni? Fino a quando sopporteremo tutto questo?

Dini dice che ci vogliono "segnali forti" (perché non si taglia la pensione da 40mila euro al mese?)

 

Qualche giorno fa mi ha telefonato il senatore Lamberto Dini. Mi ha chiesto di specificare bene che quando parlo della sua pensione d’oro (40mila euro al mese) stiamo parlando di cifre lorde. Ecco: lo faccio: Lamberto Dini prende 40mila euro lordi al mese grazie a due pensioni, una dell’Inps e una di Bankitalia. Al telefono mi ha aggiunto che percepisce anche un altro vitalizio di un istituto privato, fortunato lui. Ma, ecco, la sua abbondante pensione mi è venuta in mente mentre rileggevo un’intervista che Dini ha concesso al Quotidiano Nazionale. “Il nostro debito è troppo alto”, ha detto, “l’Europa non può aiutarci. Come italiani dobbiamo dare un segnale forte”. Perfettamente d’accordo, no? Diamo un segnale forte: tagliamo la pensione d’oro (lorda) del senatore Dini…

Ma come ma fa mister Sentinelli a prendere 90mila euro al mese di pensione? (Nuovi dettagli)

Ma come fa mister Sentinelli ad avere una pensione Inps da 90mila euro al mese? Il caso denunciato da Sanguisughe comincia a “bucare” la coltre di silenzio. Se ne occupa (nel numero appena arrivato in edicola) il settimanale l’Espresso, con un articolo di Stefano Livadiotti: “Pensioni d’oro. Fenomeno Sentinelli”.

Livadiotti cita Sanguisughe, ci attribuisce correttamente il merito della “scoperta” e poi, nello spiegare il “fenomeno Sentinelli”, aggiunge un particolare molto interessante. Scrive infatti: “Sentinelli quando è andato in pensione gudagnava circa 9 milioni di euro l’anno” e “s’è avvalsio della facoltà di passare dalla gestione speciale del fondo telefonici (che paga i contributi sulla sola retribuzione-base) a quella obbligatoria (che prende in considerazione anche le altre voci della busta paga, a partire da benefit e stock option)”.

Dunque, se ho capito bene, Sentinelli (9 milioni di euro l’anno di stipendio), oltre alle altre agevolazioni di cui gode il fondo telefonici e di cui parlo nel libro, ha sfruttato anche questa clausola speciale: ha pagato i contributi sulla retribuzione base, poi è entrato nel fondo generale dell’Inps e è andato in pensione calcolando l’assegno su tutte le voci della busta paga, benefit e stock option comprese.

Mi resta solo un dubbio: essendo in questo modo la pensione assai superiore rispetto ai contributi versati, la differenza a mistero 90mila euro chi gliela paga? I pensionati al minimo?

Un ottimo editoriale su Oggi (ma perché i grandi quotidiani tacciono?)

Qualcosa si muove. Il libro va benissimo, su Facebook abbiamo superato quota 16mila, gli unici a non esserne accorti sono i grandi quotidiani. A parte il Fatto, il Giornale e il Tempo nessuno ha parlato del libro: hanno pubblicato le classifiche, hanno visto che era in testa. Ma sui contenuti tutti, dal Corriere alla Stampa, da Repubblica al Messaggero, hanno steso un velo di silenzio: che dia troppo fastidio?

Vi invito a scrivere ai quotidiani, a chiedere che parlino delle “Sanguisughe”, in modo da costringere tutti a prendere atto delle nostre denunce. Forse qualcuno ci ascolterà. Intanto ringrazio il direttore di Oggi, Umberto Brindani, che oggi ha pubblicato questo editoriale sul suo settimanale.

Zero virgola 78 euro
di Umberto Brindani

Care lettrici, cari lettori,
fra i tanti errori che ho fatto nella vita, uno di quelli più stupidi e autolesionistici è stato rimuovere costantemente il problema della pensione. Non pensarci, mai, per pigrizia o fatalismo. Confidando che l’apparato previdenziale avrebbe comunque funzionato. Quando studiavo, l’età del ritiro mi sembrava lontana come la conquista di Marte. Poi ho cominciato a lavorare, e il fatto che in busta paga ci fossero anche i contributi era sufficiente per tranquillizzarmi. A un certo punto ho scoperto, da perfetto cretino, che ormai non potevo più riscattare gli anni di università e il servizio militare (ho fatto il civile, ma è uguale), perché avrei dovuto pagare troppi soldi. Nel frattempo in Italia sono scattati i primi allarmi sulla tenuta del sistema. E i primi tagli, le modifiche, le polemiche, i dubbi sulle polizze integrative. Adesso, a 53 anni, mi domando se in pensione ci andrò mai, o quando, e quanto poco prenderò. E penso ai miei figli, che neppure sanno se troveranno un lavoro, altro che la pensione. 

Colpa mia, dite? Non sono stato abbastanza oculato e previdente? Forse sì. In compenso scopro che altri lo sono stati fin troppo. Lo apprendo da uno straordinario libro scritto da un 44enne di grande talento, Mario Giordano. Si intitola Sanguisughe. Sottotitolo: Le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasche. Nonostante l’autore preavverta tutti nella premessa, è un libro che si fa fatica a leggere senza imbufalirsi, un po’ come fu quattro anni fa per La casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Sentite un po’ come inizia.

Allora, c’è questa pensionata con la minima, meno di 500 euro al mese, che a luglio dell’anno scorso, per una serie di addizionali e conguagli, si trova a incassare la bellezza di 0,78 euro. C’è scritto proprio così, sul cedolino: zero virgola settantotto. Manco un caffè ci poteva prendere con la sua pensione. Nello stesso mese di luglio, e nei mesi precedenti e pure in quelli a venire, c’è invece un tale, un importante ingegnere di una grossa azienda, che incassa 90 mila euro. Sì, al mese. Fanno 3 mila euro al giorno. Cioè questo ingegnere ogni quattro ore incamera di pensione quanto la signora di cui sopra mette in tasca in un mese (salvo i mesi in cui le danno 0,78 euro, naturalmente). Poi ci sono quei tre ex onorevoli che sono stati parlamentari per un solo giorno, eppure prenderanno la relativa pensione per tutta la vita. E c’è Giuliano Amato, l’ammazzacumuli e il tagliapensioni, che ne assomma un paio per un totale di 31 mila euro mensili. E poi, e poi…

Nel libro di Giordano non mancano gli scandali delle false pensioni di invalidità, le truffe, le ruberie. Ma ciò che fa più infuriare non sono le illegalità, bensì i privilegi. Il fatto, cioè, che l’ingegnere paperone i deputati per un giorno, l’ex premier e migliaia di altri superfortunati risultano nel pieno diritto di percepire vita natural durante quelle enormi e sproporzionate somme
 

Eallora c’è un altro libro da leggere. Non è impegnativo, al netto di note e appendici sono 25 paginette. Si chiama Indignatevi!, con il punto esclamativo. Lo ha scritto il francese Stéphane Hessel, 94 anni (domenica sera era ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa). Scrive Hessel: «Oggi le ragioni per indignarsi possono sembrare meno nette, o il mondo troppo complesso. Ma in questo nostro mondo esistono cose intollerabili. Per accorgersene occorre affinare lo sguardo, scavare. Ai giovani io dico: cercate e troverete». Beh, caro Hessel, nel caso delle pensioni d’oro italiane non c’è affatto bisogno di «scavare», di «cercare». Basta molto meno, per indignarsi. Basta leggere.

A che cosa serve?

In questi giorni ho ricevuto tanti commenti, tante complimenti, tanti messaggi. Quasi tutti mi chiedono: ma servirà a qualcosa? Perché devo farmi venire il mal di fegato se poi resta tutto così? Io sono convinto da sempre che di fronte alle ingiustizie, agli scandali, alle cose che non vanno non si possa abbassare la testa. Non è giusto. Non è giusto per noi, non è giusto per i nostri figli e per i nostri nipoti. Non ci si può arrendere di fronte a ciò che non va. E l’ignoranza è il primo strumento che usa chi non vuole che le cose cambino.

Per questo ho scritto questo libro. Perché spero che serva a qualcosa. Nel campo della previdenza qualcosa d’importante è stato fatto ma bisogna fare di più, bisogna abbattere questo muro di scandali, le pensioni da 90mila euro al mese, le doppie e triple pensioni, le leggine che ancora oggi consentono di andare in pensione a 47 anni…

Spero di non rivelare un segreto d’ufficio se vi confido che l’altro giorno mi ha chiamato il presidente dell’Inps. Mi ha detto che aveva letto il libro e che stava ragionando su possibili interventi da fare. Avanti facciamoli, presidente. Che cosa aspettiamo? Ha vista quanta gente c’è che aspetta un segnale? E, ne sono sicuro, ce ne sarà sempre di più, ogni giorno di più…

Cambiare non è impossibile. Vi faccio un esempio? Nel libro, fra le altre cose, denuncio anche lo scandalo delle pensioni ai boss mafiosi. Com’è possibile che ci siano anziani che lavorano una vita per avere la minima e picciotti che incassano la pensione avendo timbrato tutta la vita solo il cartellino della lupara? Com’è possibile che l’Inps paghi la pensione sociale a boss cui sequestriamo ville con piscina, auto di lusso e beni per milioni di euro? Semplice: manca una legge per impedirlo. L’Inps ha le mani legate. E’ dal 1998 che stiamo aspettando questa legge. Attualmente è stata approvata dalla Camera (“Disposizioni concernenti la sospensione e la revoca del trattamento pensionistico per i soggetti condannati per reati di criminalità organizzata C3541) e giace al Senato, perduta in qualche commissione. Perché?

Ecco, al prossimo che mi chiede a che serve un libro come queste, risponderò così: se  servisse anche solo a far approvare quella legge e impedire ai boss mafiosi di avere la pensione, beh, sarebbe già un motivo sufficiente per averlo scritto. E forse anche per averlo letto.