E A MESSINA I CONSIGLIERI SI SON RUBATI UN MILIONE

«Io voglio questa cazz’ d’indennità. A me di fare la commissione non me ne fotte niente. Io voglio l’indennità». Quando si dice parlare chiaro. I consiglieri comunali di Messina non avevano dubbi: alle riunioni in municipio ci si va per un unico motivo.
Affrontare i problemi della città? Provare a risolverli? Rappresentare i bisogni dei cittadini? Preparare documenti importanti?
Approvare misure efficaci? Ma non scherziamo. Alle riunioni in municipio ci si va per «avere l’indennità».
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CONSIGLIERI ARRESTATI PER CAMORRA? CONTINUANO A PRENDERE IL VITALIZIO

La vicenda raccontata in “Spudorati” ripresa oggi in prima pagina dal Mattino. tre consiglieri regionali della Campania da mesi sono agli arresti da mesi con gravi accuse (camorra) ma continuano a prendere regolarmente lo stipendio, come se frequentassero l’aula (4500 euro al mese). Si tratta di Roberto Conte (che fra l’altro è condannato in primo grado alla sospensione dai pubblici uffici), di Alberico Gambino e di Enrico Fabozzi. I primi due eletti nel Pdl, il terzo nel Pd.  Da quando sono stati arrestati abbiamo già versato loro oltre 100mila euro di stipendi. E dovremo continuare a pagarli fino alla fine della legislatura se la legge non viene cambiata. Vi pare normale? Non ci sono soldi per dare sussidi alle persone oneste, possibile che si trovino 4500 euro al mese per tre sospetti camorristi? E perché continuare a pagarli per un “lavoro” (si fa per dire) che ovviamente non possono svolgere essendo agli arresti?

E i consiglieri regionali chiedono l'aumento…

            Di fronte al momento difficile gli italiani si chiedono: ce la faremo?  E i consiglieri regionali aggiungono: (ce la faremo) ad avere un aumento? La differenza è tutta qui: da una parte si cercano di affrontare i sacrifici, dall’altra si cercano nuovi benefici.  Se la casta della politica mettesse tanto impegno nell’amministrare quanto ne mette nel mantenere i privilegi, in effetti, saremmo il Paese meglio governato della Terra. Gli onorevolini della Puglia, per dire, proprio in questi giorni in cui tutta l’Italia sta ballando sul Titanic, per usare l’ultima metafora di Tremonti, hanno presentato, con encomiabile tenacia e sprezzo del ridicolo, una domanda per avere più soldi. Sì, avete capito bene: vogliono più soldi. Geniale, no? Del resto, si sa: nei momenti difficili ognuno deve fare la propria parte. E loro ci tengono molto a far la parte di quelli che incassano.

            E’ una rigorosa divisione dei compiti: loro incassano, gli italiani s’incassano. Con la z, però. La manovra non cambia niente: ai contribuenti viene la faccia triste, alla casta la faccia di bronzo. Ci vuole un bel coraggio, in effetti, con l’iceberg che incombe a formulare ufficiale richiesta per aumentare i compensi dei consiglieri regionali. Eppure trenta deputatelli pugliesi l’hanno fatto: hanno preso carta e penna e hanno chiesto di riavere una parte della loro indennità (il 10 per cento) che era stata decurtata nel 2006. La notizia, come voi capirete, è duplice. Prima notizia: cinque anni fa qualcuno riuscì a decurtare l’indennità dei consiglieri regionali. Seconda notizia:  loro la rivogliono indietro proprio adesso. Tempismo perfetto, no? Come delicatezza, è come se uno arrivasse in pieno Sahara durante la siccità e pretendesse di usare le scorte d’acqua per lavare  la Bmw. I bambini magari muoiono di sete, però vuoi mettere come brilla il blu di Prussia fumé?

            “Vanno a fondo anche quelli in prima classe”, ha detto Tremonti. Ma loro sembrano non accorgersene. Destra? Sinistra? Centro? Macché: la difesa del privilegio, anche in Puglia come dappertutto, è perfettamente bipartisan. Magari litigano fino a un minuto prima, poi corrono a firmare insieme la richiesta di soldi. Vedeste come vanno d’amore e d’accordo, quando pensano al loro portafoglio… Tagli alle indennità? Tagli ai vitalizi?  Costi della politica nel mirino? Perdete ogni speranza, o voi che votate. Nei prossimi mesi gli italiani dovranno tirare la cinghia. La casta, invece, ci tirerà il solito pacco.

            Quali sono le vostre aspettative per i prossimi mesi? Ticket, accise sulla benzina, superbolli sui depositi Bot. Ecco, appunto: se vi può consolare i consiglieri regionali della Puglia si aspettano, invece, un incremento dell’indennità. Ne hanno bisogno, in effetti: in media, poveretti, prendono appena 10.433 euro al mese. Praticamente uno stipendio da fame. E poi dopo 5 anni di “lavoro” (si fa per dire) hanno diritto per il resto dei loro giorni a vitalizio che va dai 2844 agli oltre 10mila euro. Per altro anche le pensioni dei consiglieri regionali sono state aumentate (1200 euro al mese, tre volte una minima) nel luglio dello scorso anno, proprio mentre si discuteva la passata manovra finanziaria del governo.  Dev’essere una specie di reazione automatica pugliese, un riflesso incondizionato al sapor di orecchiette e rosso di canosa: appena sentono parlare qualcuno di lacrime e sangue, loro pensano subito a come sostituire lacrime e sangue con latte e miele. E un po’  di monete. E’ più forte di loro. Gli italiani soffrono? E loro offrono. Un aumento. A loro stessi, però.

            Orecchiette, cime di rapa e teste di. Che vi volete fare? In questo Paese finisce sempre così: al massimo cascano le braccia, non certo i privilegi. Abbiamo parlato per settimane di tagli ai costi della politica, ma poi l’unica cosa certa sono i tagli alle agevolazioni fiscali per le famiglie. Abbiamo sperato di colpire i vitalizi dei parlamentari, e invece come al solito sono stati colpiti i vitalizi dei pensionati normali. Avanti di questo passo, tra un po’ chiederanno un contributo extra agli invalidi civili pur di consentire al consigliere molisano di conservare il suo stipendio superiore a quello del governatore di New York. Vi pare? Sembra che le consorterie siano intoccabili: non si toccano i consiglieri regionali, non si toccano i parlamentari, non si toccano i giudici costituzionali, per l’amor del Cielo, non si toccano nemmeno le province, né i grand commis né i commessi del Palazzo con la loro bella livrea che fa tanto istituzione. E non si toccano nemmeno gli avvocati né i notai, guai a liberalizzare, non si toccano i privilegi degli ordini, né la casta del tesserino  o i bramini professionali. Così la morale della favola, alla fine, è sempre la stessa, persino sul Titanic che vacilla: la nave si riempie d’acqua, la casta si riempie di soldi. L’unica speranza, a questo, punto è che quelli con il portafoglio pieno di privilegi, almeno, vadano a fondo prima.

E i consiglieri regionali chiedono l'aumento…

Questo articolo è uscito oggi sul “Giornale”          

Di fronte al momento difficile gli italiani si chiedono: ce la faremo?  E i consiglieri regionali aggiungono: (ce la faremo) ad avere un aumento? La differenza è tutta qui: da una parte si cercano di affrontare i sacrifici, dall’altra si cercano nuovi benefici.  Se la casta della politica mettesse tanto impegno nell’amministrare quanto ne mette nel mantenere i privilegi, in effetti, saremmo il Paese meglio governato della Terra. Gli onorevolini della Puglia, per dire, proprio in questi giorni in cui tutta l’Italia sta ballando sul Titanic, per usare l’ultima metafora di Tremonti, hanno presentato, con encomiabile tenacia e sprezzo del ridicolo, una domanda per avere più soldi. Sì, avete capito bene: vogliono più soldi. Geniale, no? Del resto, si sa: nei momenti difficili ognuno deve fare la propria parte. E loro ci tengono molto a far la parte di quelli che incassano.

            E’ una rigorosa divisione dei compiti: loro incassano, gli italiani s’incassano. Con la z, però. La manovra non cambia niente: ai contribuenti viene la faccia triste, alla casta la faccia di bronzo. Ci vuole un bel coraggio, in effetti, con l’iceberg che incombe a formulare ufficiale richiesta per aumentare i compensi dei consiglieri regionali. Eppure trenta deputatelli pugliesi l’hanno fatto: hanno preso carta e penna e hanno chiesto di riavere una parte della loro indennità (il 10 per cento) che era stata decurtata nel 2006. La notizia, come voi capirete, è duplice. Prima notizia: cinque anni fa qualcuno riuscì a decurtare l’indennità dei consiglieri regionali. Seconda notizia:  loro la rivogliono indietro proprio adesso. Tempismo perfetto, no? Come delicatezza, è come se uno arrivasse in pieno Sahara durante la siccità e pretendesse di usare le scorte d’acqua per lavare  la Bmw. I bambini magari muoiono di sete, però vuoi mettere come brilla il blu di Prussia fumé?

            “Vanno a fondo anche quelli in prima classe”, ha detto Tremonti. Ma loro sembrano non accorgersene. Destra? Sinistra? Centro? Macché: la difesa del privilegio, anche in Puglia come dappertutto, è perfettamente bipartisan. Magari litigano fino a un minuto prima, poi corrono a firmare insieme la richiesta di soldi. Vedeste come vanno d’amore e d’accordo, quando pensano al loro portafoglio… Tagli alle indennità? Tagli ai vitalizi?  Costi della politica nel mirino? Perdete ogni speranza, o voi che votate. Nei prossimi mesi gli italiani dovranno tirare la cinghia. La casta, invece, ci tirerà il solito pacco.

            Quali sono le vostre aspettative per i prossimi mesi? Ticket, accise sulla benzina, superbolli sui depositi Bot. Ecco, appunto: se vi può consolare i consiglieri regionali della Puglia si aspettano, invece, un incremento dell’indennità. Ne hanno bisogno, in effetti: in media, poveretti, prendono appena 10.433 euro al mese. Praticamente uno stipendio da fame. E poi dopo 5 anni di “lavoro” (si fa per dire) hanno diritto per il resto dei loro giorni a vitalizio che va dai 2844 agli oltre 10mila euro. Per altro anche le pensioni dei consiglieri regionali sono state aumentate (1200 euro al mese, tre volte una minima) nel luglio dello scorso anno, proprio mentre si discuteva la passata manovra finanziaria del governo.  Dev’essere una specie di reazione automatica pugliese, un riflesso incondizionato al sapor di orecchiette e rosso di canosa: appena sentono parlare qualcuno di lacrime e sangue, loro pensano subito a come sostituire lacrime e sangue con latte e miele. E un po’  di monete. E’ più forte di loro. Gli italiani soffrono? E loro offrono. Un aumento. A loro stessi, però.

            Orecchiette, cime di rapa e teste di. Che vi volete fare? In questo Paese finisce sempre così: al massimo cascano le braccia, non certo i privilegi. Abbiamo parlato per settimane di tagli ai costi della politica, ma poi l’unica cosa certa sono i tagli alle agevolazioni fiscali per le famiglie. Abbiamo sperato di colpire i vitalizi dei parlamentari, e invece come al solito sono stati colpiti i vitalizi dei pensionati normali. Avanti di questo passo, tra un po’ chiederanno un contributo extra agli invalidi civili pur di consentire al consigliere molisano di conservare il suo stipendio superiore a quello del governatore di New York. Vi pare? Sembra che le consorterie siano intoccabili: non si toccano i consiglieri regionali, non si toccano i parlamentari, non si toccano i giudici costituzionali, per l’amor del Cielo, non si toccano nemmeno le province, né i grand commis né i commessi del Palazzo con la loro bella livrea che fa tanto istituzione. E non si toccano nemmeno gli avvocati né i notai, guai a liberalizzare, non si toccano i privilegi degli ordini, né la casta del tesserino  o i bramini professionali. Così la morale della favola, alla fine, è sempre la stessa, persino sul Titanic che vacilla: la nave si riempie d’acqua, la casta si riempie di soldi. L’unica speranza, a questo, punto è che quelli con il portafoglio pieno di privilegi, almeno, vadano a fondo prima.

Che faccia tosta Amato: conferma che prende 31mila euro di pensione ma non vuole che si dica. E mi querela

Che faccia tosta, l’ex premier Amato. Dunque conferma che prende 31 mila euro al mese di pensione (9mila euro come parlamentare, 22 mila come ex professore universitario); conferma che la pensione da professore universitario è così alta perché ha effettuato il ricongiungimento con l’indennità da presidente dell’autority; conferma che ha lasciato la sua carica da presidente dell’authority  pochi mesi dopo il parere positivo del Consiglio di Stato sulla possibilità di ricongiungimento e conferma che le due pensioni (somma complessiva 31mila euro) vengono cumulate dall’ex premier con gli emolumenti che percepisce dalla Deutsche Bank. E dopo aver confermato tutto questo, che fa? Mi querela. Ma sì: mi querela perché non gli piace come queste cose sono state scritte. E chiede 650mila euro di risarcimenti. Evidentemente l’avidità non ha limiti.

Vorrei il vostro aiuto per far diventare questo caso ancor più clamoroso di quello che è. Amato l’uomo che tagliò le pensioni degli italiani prende una pensione d’oro da 31mila euro al mese e anziché vergognarsi che fa? Querela chi lo dice. Bisogna combattere. Bisogna lottare. Se crede di spaventarmi ha sbagliato indirizzo.

P.s. A conferma di quanto detto vi cito l’inizio della querela di Giuliano Amato, a pagina 2: “Corrisponde a verità il complessivo importo che il prof. Amato percepisce a titolo di pensione da ex funzionario pubblico e di assegno vitalizio da ex parlamentare”. Corrisponde a verità, appunto. Ma non si può dire.