Baby pensionata a 40 anni e nuovi scandali. Finalmente, però, qualcuno se ne accorge…

E c’è chi va in pensione a 40 anni. E c’è chi va in pensione avendo pagato solo 16 anni di contributi. Succede oggi, mica tanti anni fa: due giorni fa su Panorama, oggi su Repubblica (pagine di Palermo) viene ripreso e rilanciato il tema delle baby pensioni in Sicilia, che è uno dei capitoli di denuncia di “Sanguisughe”. Grazie alla famigerata legge 104 del 2000 infatti in Sicilia i dipendenti della Regione possono andare a riposo con 20 anni (donne) o 25 anni di contributi (uomini) purché abbiano un parente da accudire.

Per intendersi: è la legge che ha consentito a Piercarmelo Russo, ex segretario  dell’Assemblea regionale, di andare a riposo a 47 anni con 6462 euro netti al mese (10980 euro lordi). Doveva, disse, accudire il papà gravemente malato. Poche settimane dopo fu nominato assessore all’Energia alla Regione Sicilia (sommando quindi l’indennità da assessore alla ricca baby pensione)

Per fortuna, su questo tema, si sta accendendo la polemica. Ed emergono nuovi particolari scandalosi, che inserirò nelle prossime edizioni del libro:

a) Il pensionato con 16 anni di contributi. Totò Barbitta, capo ispettore dei forestali, è riuscito ad andare in pensione con soli 16 anni, 10 mesi e 30 giorni di servizio anziché i 25 anni previsti dalla legge, sfruttando alcuni riscatti e il fatto che il lavoro da forestale viene considerando usurante (quindi un anno regalato ogni 5 di servizio)
b) Il baby pensionato che diventa consulente. Cosimo Aiello , capo di gabinetto di un assessore, va in pensione a marzo di quest’anno: ha 51 anni. Subito dopo viene richiamato come consilente del Teatro Bellini (incarico per cui, secondo il periodico catanese Sudpress, prende 83600 euro per 21 mesi)
c) La pensionata a 40 anni. Giovanella Scifo, ex dipendente dell’ufficio di collocamento di Modica, è in pensione dal 1 febbraio 2008, dopo 18 anni e 10 mesi di carriere. Quando è andata in pensione aveva 40 anni appena compiuti.

Finalmente, grazie anche al nostro impegno quotidiano, qualcuno comincia a prendere coscienza dello scandalo. Oggi l’assessore Chinnici e i dirigenti del settore chiedono la revisione della legge 104. Non perdiamo l’occasione, alziamo la voce. Facciamoci sentire (iscrivetevi al gruppo Facebook: siamo già oltre 18mila…)