Ecco il primo furbetto. Ma è solo l’inizio. I prossimi saranno ancor più clamorosi. Caccia aperta -14 #profugopoli

L’identi-tweet è di ieri mattina. «2 settimane all’ uscita… Si parlerà anche di un uomo in Ferrari che grazie ai profughi incassa 24mila euro al giorno chi sarà?», scrive Mario Giordano, accompagnando il tutto con l’hashtag #profugopoli, ossia il titolo del libro, di prossima uscita per Mondadori, che il direttore del Tg4 ha dedicato al business dell’immigrazione.
Ma chi è «l’ uomo in Ferrari» che si occupa di sociale con tanto profitto? È da qui che comincia il gioco, la sfida, la caccia al tesoro, provando a seguire gli indizi in attesa di leggere le tante storie di business sulla pelle degli immigrati raccolte e raccontate da Mario Giordano. La cifra, 24mila euro al giorno, è la stessa incassata dai centri di accoglienza in provincia di Palermo. Ma non li gestisce un solo imprenditore, tantomeno appassionato di auto sportive.
Stessa cosa a Trieste: coincide la cifra, ma non c’è nessuno che gira in Ferrari. Proprio seguendo la Rossa, invece, spunta una pista possibile. Che porta a un imprenditore sannita, Paolo Di Donato, 46 anni appena compiuti, molti spesi nel mondo della cooperazione sociale nel Beneventano. A lui l’identikit di Giordano sembra calzare quasi alla perfezione.
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AGLI IMMIGRATI MILIARDI, AI NOSTRI POVERI BRICIOLE

Caro Giordano, l’altra sera a “Quinta colonna” il montiano doc (quello che spara soltanto in aria) ed il giovane musulmano (quello che l’islam è soltanto religione di pace) le hanno dato una bella lezione. Il primo le ha rinfacciato di essere fra quelli (di destra) che hanno gettato gli italiani sul lastrico lasciandoli sull’orlo della bancarotta: fortuna che è arrivato Monti a salvarci e la Fornero ha fatto una magnifica legge, lasciando come effetto collaterale solo qualche centinaio di migliaia di esodati. Il secondo le ha fatto presente che è ora di finirla con la storia dei 3 miliardi di euro, che in effetti non ci costano nulla perché ce li «regala» l’Europa. E poi avercene di immigrati, il guaio è che non ne arrivano abbastanza per portare il Pil a valori che ci farebbero fare la vita da nababbi…
Giorgio Campagnini – Bologna
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L’ACCOGLIENZA DAL COLOR ARCOBALENO

Caro Giordano, a proposito di questa improvvisa voglia di accogliere e fare del bene ai migranti di moltissimi Paesi africani, per lo più promossa dalla sinistra, potrebbe essere così cortese da ricordarmi che fine ha fatto l’inchiesta sulla famosa Missione Arcobaleno (1999) guidata dal buon Massimo D’ Alema? Forse insabbiata?

Patrizio Pesce – Livorno

Tutto prescritto, caro Pesce, tutto prescritto. Nessuno ha pagato per gli scempi che accompagnarono quella missione: i 920 container di materiale deperibile abbandonati al porto di Bari, i 165 dimenticati a Tirana, i 180 lasciati marcire al porto di Durazzo, nessuno ha pagato per lo spreco, i beni alla mercé di ladri, il cibo andato a male (“Quando abbiamo aperto i cartoni è venuto giù un fiume di latte rancido”, raccontò un volontario. “Per non dire dei wurstel: un container era pieno, saranno stati 30 quintali di wurstel di pollo tenuti lì dentro a 40 gradi per chissà quanti giorni… Li abbiamo portati direttamente in discarica”). Nessuno ha pagato per gli aiuti di pace che sono finiti all’esercito, né per i soldi raccolti andati a finire, anziché i profughi, nel finanziamento di edifici inutili e persino discariche (lei capirà l’assurdo: uno versa i soldi per aiutare i profughi e si trova a finanziare una discarica? Le pare? E non è che la discarica viene costruita solo per poterla riempire con i wurstel scaduti?). Uno dei coordinatori della nostra Protezione civile a un certo punto confessò sconsolato: “Abbiamo ingrassato la mafia albanese”. Il “Corriere della Sera” documentò come al mercato nero di Valona, dopo le Simmenthal e le lattine di olio Monini, erano arrivate anche porte, finestre e altri elementi delle casette dei prefabbricati (dalla razzia dei container al loro smontaggio: ecco il salto di qualità color Arcobaleno). E a Comiso, dove era stato costruito un campo profughi con i fondi della missione, riuscirono a comprare la bellezza di 800 frigoriferi, 1000 biciclette, 1000 piani di cottura, 1000 ventilatori e 300 passeggini, proprio nel giorno in cui il campo si stava svuotando. Utili a chi? “La missione Arcobaleno è il nostro fiore all’occhiello”, aveva detto D’Alema. Beh, non fu proprio così, nonostante gli sponsor d’eccellenza. E fa bene a ricordarlo lei, oggi che tutti parlano di nuovo di solidarietà e accoglienza (spesso pensando solo al business).

P.s. A proposito di Albania, però, lasciatemi una nota privata: ieri la mia insostituibile assistente Nertyla, nata a Tirana, è diventata cittadina italiana. W gli stranieri che vengono in Italia come lei. Rimandiamo a casa tutti gli altri.

POSTA PRIORITARIA- L’ISLAM E LA NOSTRA VOCAZIONE AL SUICIDIO

Caro Giordano,l’esistenza di un piano per islamizzare l’Europa è documentato da centinaia di atti ufficiali intercorsi tra la Conferenza Islamica (Oci) e la comunità europea fin dal 1973 e si basa su tre obiettivi: 1- agevolare l’immigrazione musulmana in Europa. 2 – agevolare la costruzione di moschee. 3 – privilegiare gli immigrati islamici rispetto ai cittadini, accusando di razzismo chi invoca il rispetto della legge. La mediazione tra la Oci e la Ue viene attuata attraverso organi intermedi come la Fondazione Anna Lindh e il Dea (Dialogo Euro Arabo), ampiamente finanziati da Stati come il Qatar e l’Arabia Saudita. In tali organi vengono educati molti giornalisti, diplomatici ed esponenti dellafutura classe dirigente,indirizzati fin dalla giovinezza a promuovere l’islamizzazione dell’Europa. I documenti che provano questo sono pubblicati dalla studiosa Bat Ye’ Or in un libro («Eurabia») che Libero ebbe il merito di patrocinare alcuni anni or sono. È pertanto logico concludere che la fantapolitica non è credere in un piano per islamizzare il continente, come lei erroneamente ha scritto,ma negare un tale piano. Convengo con lei solo in un aspetto: non esiste un complotto segreto a tal fine. Il piano, infatti, è completamente alla luce del sole e non comprendo come non si voglia vederlo.

Marco Casetta – Treviglio (BG)

Arridaglie. Evidentemente sul tema del complotto proprio non riesco a farmi capire. Ma quando mai avrei detto che non esiste un piano per islamizzare il continente? Lo vado dicendo e scrivendo da sempre. Ma, come giustamente nota lei, io sostengo che questo piano non sia affatto segreto: sta lì, davanti ai nostri occhi, ce lo stanno spiegando e facendo capire in tutti i modi, tra un po’ ci faranno anche l’alfabeto muto e i messaggi luminosi come quando ci sono i lavori in corso nei cantieri… Anche in queste ore sono state pubblicate foto con la bandiera nera sul Vaticano, Roma islamizzata, gli italiani sottomessi. Hanno tagliato la testa ai cristiani copti nel Mediterraneo per insanguinare le nostre coste, diffondono manuali in cui è scritto a chiare lettere che bisogna spazzare via gli infedeli e conquistare l’Occidente e ci dicono, esplicitamente, che i barconi carichi di immigrati sono uno degli strumenti di guerra adottati per sconfiggerci… Alla faccia del piano segreto: è tutto lì, spiattellato sotto i nostri occhi, evidente, palese. Se poi noi, sapendo tutto ciò, decidiamo di nascondere i nostri crocifissi e costruire nuove moschee, che c’entra il complotto? Piuttosto parlerei di vocazione al suicidio…

POSTA PRIORITARIA- L’EMERGENZA IMMIGRAZIONE E’ APPENA AGLI INIZI

Caro Giordano, quattro cittadini eritrei affetti da scabbia sul treno tra Acqui e Alessandria hanno costretto le Ferrovie dello Stato a sanificare la carrozza che li aveva ospitati. A Roma, in Veneto, e adesso in Liguria aumentano le proteste dei cittadini italiani per la presenza di stranieri extracomunitari che, in attesa di ottenere lo status di rifugiati (campa cavallo…) sono inviati d’autorità dai prefetti nelle grandi città come nei più piccoli paesi. Con la precauzione, divenuta ossessiva, di non ficcarli in luoghi molto lontani dai centri, altrimenti quelli protestano. Ci stiamo beccando, noi cittadini italiani, come i polli di Renzo, anzi di Renzi, il premier che lascia al ministro Alfano l’onere di gestire i ruzzi e i buzzi che ogni giorno ci saturano. Lui, molto occupato a gestire la sua maggioranza e la sua (quella interna al suo partito) minoranza, non trova il tempo per riunirsi una buona volta con altri due ministri (Esteri e Difesa) per vedere come fare a limitare, se non eliminare, gli sbarchi.

Luigi Fassone- Camogli (Ge)

Sì, bisognerebbe fermare gli sbarchi. E per fermarli, caro Fassone, a mio modo di vedere c’è un solo modo: intervenire in Libia e organizzare là i campi di accoglienza, rimandare a casa quelli che non sono profughi e dunque non hanno diritto di essere ospitati da noi, e far arrivare in modo civile (non su barconi, non trattandoli come bestie) quelli che hanno diritto di essere ospitati da noi. Dicono: è difficile perché la Libia è instabile. Certo: la Libia è instabile perché l’avete bombardata quando era stabile, e Gheddafi combinava un sacco di guai ma almeno non lasciava campo libero a scafisti e mercanti di morte. Ora la mia domanda è: ma se in poche ore si è riusciti a organizzare i bombardamenti e a buttare giù Gheddafi, possibile che in mesi e mesi di trattative, conciliaboli e riunioni degli alti vertici europei mondiali non si riesca a trovare il modo per fermare il traffico di essere umani? Basterebbe creare una zona cuscinetto, no? E’ così difficile? Poi però, caro amico, mi lasci aggiungere una cosa: il premier, oltre al ministro degli Esteri e della Difesa, dovrebbe anche incontrare il ministro dell’Interno e spiegargli che, in ogni caso, l’accoglienza non va organizzata così come ha fatto lui in questi mesi, con i profughi sugli scogli, gli autobus che li lasciano in mezzo alla strada, i palazzi riempiti a insaputa dei condomini e degli stessi sindaci, le stazioni nel caos, la disorganizzazione più totale… Una delle pagine più brutte della nostra storia recente, non crede? E siamo solo all’inizio…