POSTA PRIORITARIA- L’ISLAM E LA NOSTRA VOCAZIONE AL SUICIDIO

Caro Giordano,l’esistenza di un piano per islamizzare l’Europa è documentato da centinaia di atti ufficiali intercorsi tra la Conferenza Islamica (Oci) e la comunità europea fin dal 1973 e si basa su tre obiettivi: 1- agevolare l’immigrazione musulmana in Europa. 2 – agevolare la costruzione di moschee. 3 – privilegiare gli immigrati islamici rispetto ai cittadini, accusando di razzismo chi invoca il rispetto della legge. La mediazione tra la Oci e la Ue viene attuata attraverso organi intermedi come la Fondazione Anna Lindh e il Dea (Dialogo Euro Arabo), ampiamente finanziati da Stati come il Qatar e l’Arabia Saudita. In tali organi vengono educati molti giornalisti, diplomatici ed esponenti dellafutura classe dirigente,indirizzati fin dalla giovinezza a promuovere l’islamizzazione dell’Europa. I documenti che provano questo sono pubblicati dalla studiosa Bat Ye’ Or in un libro («Eurabia») che Libero ebbe il merito di patrocinare alcuni anni or sono. È pertanto logico concludere che la fantapolitica non è credere in un piano per islamizzare il continente, come lei erroneamente ha scritto,ma negare un tale piano. Convengo con lei solo in un aspetto: non esiste un complotto segreto a tal fine. Il piano, infatti, è completamente alla luce del sole e non comprendo come non si voglia vederlo.

Marco Casetta – Treviglio (BG)

Arridaglie. Evidentemente sul tema del complotto proprio non riesco a farmi capire. Ma quando mai avrei detto che non esiste un piano per islamizzare il continente? Lo vado dicendo e scrivendo da sempre. Ma, come giustamente nota lei, io sostengo che questo piano non sia affatto segreto: sta lì, davanti ai nostri occhi, ce lo stanno spiegando e facendo capire in tutti i modi, tra un po’ ci faranno anche l’alfabeto muto e i messaggi luminosi come quando ci sono i lavori in corso nei cantieri… Anche in queste ore sono state pubblicate foto con la bandiera nera sul Vaticano, Roma islamizzata, gli italiani sottomessi. Hanno tagliato la testa ai cristiani copti nel Mediterraneo per insanguinare le nostre coste, diffondono manuali in cui è scritto a chiare lettere che bisogna spazzare via gli infedeli e conquistare l’Occidente e ci dicono, esplicitamente, che i barconi carichi di immigrati sono uno degli strumenti di guerra adottati per sconfiggerci… Alla faccia del piano segreto: è tutto lì, spiattellato sotto i nostri occhi, evidente, palese. Se poi noi, sapendo tutto ciò, decidiamo di nascondere i nostri crocifissi e costruire nuove moschee, che c’entra il complotto? Piuttosto parlerei di vocazione al suicidio…

LA UE NON TIENE PIU’: 4 AVVISI DI SFRATTO DA DESTRA A SINISTRA

Grexit, Brexit, Podemos e la Polonia euroscettica: c’è uno spettro che si aggira per l’Europa e la fa tremare dalle fondamenta.  Ma il vero problema non sono i debiti di Atene o il codino del professor Iglesias, non sono il referendum di Cameron o il populismo che trionfa a Varsavia: il problema è e resta quest’Europa costruita per difendere le banche e affamare i pensionati, ideata e sostenuta da chi ha voluto scaricare sui ceti più umili i costi di una crisi planetaria. Quest’Europa non sta in piedi, quest’euro men che meno: hai voglia di coprirli di parole d’ordine, diktat, dopobarba alla menta e liquidità alla Draghi, hai voglia di sommergere le crisi sotto una marea di denaro a buon mercato (che per altro si ferma sempre alle banche). E’ come riverniciare a nuovo un ponte costruito sulla sabbia. Magari uno per un po’ non vede le crepe, si capisce. Ma, prima o poi, il cedimento è inevitabile.

Alla fine tocca dar ragione (con il condizionale) a Renzi: i segnali che ci arrivano oggi dall’Europa dicono che l’Europa deve (dovrebbe) cambiare. Ma il punto è questo: l’Europa vuole cambiare? Può farlo? Diciamocela tutta: come può trovare la forza per ridisegnare se stessa dalle fondamenta un’Unione che non riesce nemmeno a trovare l’accordo per dividersi  qualche migliaio di profughi? Li avete visti, no, i sapientoni dell’Ue? Prima le lacrime sui morti, le parole di solidarietà, i proclami ufficiali. Poi quando si è trattato di fare sul serio uno ha detto “non se ne parla”, l’”altro neppure”, quell’altro “teneteveli voi”, “io non posso”, “io sono impegnato”, “ho molto da fare”. E questa sarebbe l’Europa della solidarietà? E da quest’Europa dovremmo aspettarci il cambiamento radicale?

Mi fa ridere quando sento dire che l’Europa deve cambiare. Se l’Europa voleva cambiare aveva mille occasioni per farlo. Non l’ha mai fatto, e sapete perché? Perché l’Europa è un inganno costruito alle spalle dei cittadini, un ideale nobile usato per coprire gli atti più ignobili,  una fregatura cotta a Bruxelles e mascherata dietro il paravento di parole solenni. Tutti noi, in fondo, siamo cresciuti a pane e Europa.  Tutti noi abbiamo sognato un’Europa unita,  l’abbiamo descritta in decine di pensierini quand’eravamo alle elementari e  nei temi alle scuole medie. L’Europa unita. Il mito. L’ideale. Purtroppo, però, quello che hanno costruito è un’altra cosa. Un mostro inguardabile, una macchina burocratica che ci stritola.

E allora la Grecia che annega nei suoi debiti, la Gran Bretagna che chiede il referendum, la Polonia che, pur avendo avuto i maggiori vantaggi dall’Unione, premia chi la contesta, e la Spagna che fa trionfare i nemici dell’austerity sono tutti segnali diversi, ma che vanno nella stessa direzione: ci dicono che sotto il manto dei soldi distribuiti da Draghi, i problemi sono tutt’altro che risolti. Anzi si ingigantiscono con il passare del tempo. E prima o poi, dunque, arriverà il conto (salatissimo) dei clamorosi errori storici commessi: aver costruito un’Europa che è unita solo quando c’è da parlare di lacrime e sangue per i cittadini, aver varato la moneta unica senza prima armonizzare le economie, aver difeso l’egoismo della Germania e l’avidità delle banche che massacrano i greci per continuare a gonfiare le loro casseforti (e per non ammettere i loro errori)…

Tutte cose di cui abbiamo parlato mille volte su queste colonne. E che, di tanto in tanto, forse dimentichiamo, presi come siamo dalle beghe nostrane, scandali e emergenze varie, profughi e vitalizi, ma che restano lì, sotto la cenere, potenzialmente esplosive. Anzi, esplosive e basta. I segnali che ci arrivano tutti insieme, in un giorno, da Londra, Atene, Varsavia e Madrid servono per l’appunto a ricordarci questo, che un sistema costruito male e gestito peggio non può reggere. Semplicemente: non ce la fa. Non è nemmeno questione se sia giusto o no, non è nemmeno una questione di scelta. E’, banalmente, un destino ineluttabile per quest’Europa, che non può stare in piedi come non sta in piedi un palazzo costruito con le fette biscottate al posto del cemento. E Grexit, Brexit, Podemos e la Polonia euroscettica, dunque, non sono  un problema,  come dicevamo. Al massimo sono un segnale d’allarme.  Caso mai qualcuno si fosse distratto.

E PER FARSI AMARE A TUTTI I COSTI L'EUROPA CI COSTRINGE A PAGARE "EUROGALOPPO" E "EURORAGLIO"

E poi dopo tutti gli sprechi, in Europa che fanno? Sprecano altri soldi per cercare di fare amare l’Europa. Fra le iniziative folli la “casa della Storia Europea” che sarà inaugurata nel 2015 (31 milioni per ristrutturare l’edificio, 15,4 per l’allestimento scenico più 6 per le esigenze del multilinguismo, a regime costerà 11,5 milioni l’anno), come se non bastasse il lussuoso Parlamentarium appena rinnovato e che costa 5 milioni di euro l’anno. Ma sempre per cercare di rendere simpatica l’Europa finanziamo anche (con i nostri sacrifici) l’Euroraglio (un somaro olandese di nome “Asino” – in italiano – che va in giro per l’Europa a costruire una Donkeypedia, una specie di enciclopedia asinina) e l’Eurogaloppo, un fumetto  che dovrebbe spiegare ai bambini le istituzioni europee. Memorabile il momento dell’incontro fra il cavallo protagonista del fumetto e un commissario Ue: “Ti aspettavi un commissario come quelli dei polizieschi”, chiede quest’ultimo. Il cavallo tace imbarazzato. E allora il commissario Ue affonda il colpo decisivo: “Non è sbagliato: il commissario Ue e i commissari di polizia hanno qualcosa in comune. Sono entrambi autorità”. Poi dicono che aumenta l’anti-europeismo…

L'EUROPA CHE CI DA' LEZIONI E' LA STESSA CHE FINANZIA LA BANDA MUSICALE DEI RUTTI?

L’Europa ci dà, ancora una volta, lezioni di austerità. Ma basta andare a spulciare fra i finanziamenti regalati da Bruxelles (a spese nostre) per pensare immediatamente: da che pulpito… Solo per rimanere alle compagnie musicali registriamo negli ultimi tempi: 200mila euro al Festival del Vento per “dare all’organo un ruolo naturale nella vita culturale”, 2,5 milioni di euro per la compagnia di danza Web Europa di Vienna, 100mila euro per il celebre tango finlandese, 57mila euro All’European Joystick Oschestra, specializzata nel comporre opere musicali con il Joystick (la Traviata versione Playstation?). Ma non è niente di fronte ai 400mila euro che l’Europa spende per aiutare le performance musicali dei “Gorilla volanti”, compagnia di danza inglese speciaoizzata nel combinare suoni di sassofoni, clarinetti e rutti. Sol minore, fa diesis e rutto libero, alè. Per tenere il ritmo bisogno coordinare bene le diverse fasi. Strumentali? No, della digestione… #nonvaleunalira

IN EUROPA CHIEDONO DI TAGLIARE LE PENSIONI A NOI. A BRUXELLES SE LE AUMENTANO

A noi chiedono di tagliare le pensioni, loro se le aumentano. Nel 2013 la spesa previdenziale nel bilancio europeo è aumentata del 7 per cento: cioè un miliardo e 399 milioni. Quando nel 2008 si superò la prima volta la barriera del miliardo fu lanciato l’allarme: spendiamo troppo per mandare in pensione i nostri dirigenti. Da allora la spesa è cresciuta del 39 per cento. I funzionari Ue continuano a vivere nell’età dell’oro pensionistica: possono andare a riposo a 63 anni, in prepensionamento a 55 anni, e con il vecchio sistema retributivo, cioè con la pensione calcolata sul 70 per cento dell’ultimo stipendio (alla faccia del severo contributivo imposto a tutti i cittadini europei…). Considerato il fatto che gli stipendi sono tutt’altro che miseri, i vitalizi risultanto notevoli. La pensione media dei funzionari Ue è pari infatti alla bella cifra di 5.700 euro al mese (sottolineo: netti).

NON DAREMO SCAMPO ALLE SANGUISUGHE D'EUROPA (CHE CI COSTANO 174 EURO AL SECONDO)

Preparatevi: d’ora in avanti su questo blog denunceremo le sanguisughe d’Europa. Non daremo loro scampo.  Spreco per spreco, assurdità per assurdità andremo a spulciare i conti di questo colosso burocratico che agli italiani costa 5,5 miliardi di euro all’anno, cioè 15 milioni al giorno, cioè627.000 euro l’ora, cioè 10.464 euro al minuto, cioè 174 euro al secondo (dati ufficiali Ue: negli utlimi dieci anni 2003-2013 i versamenti dell’Italia all’Europa sono stati 159.750.223.698 euro; in cambio abbiamo ricevuto 104.436.776.037 euro, cioè 55.313.447.661 euro in meno. 55 miliardi in meno in dieci anni = 5,5 miliardi in meno l’anno).   Per fare cosa abbiamo speso questi soldi? Lo scopriremo giorno per giorno #nonvaleunalira

UFFICIALE: NELLE CANTINE DEI PALAZZI UE CI SONO 42.789 BOTTIGLIE DI VINO. ORA SI CAPISCE PERCHE' a BRUXELLES SI PRENDONO DECISIONI DA UBRIACHI

Ma lo sapete che l’Europa che ci chiede continuamente sacrifici spende ogni anno 43mila euro per rifornire la propria cantina? Dove per altro ci sono già 42.789 bottiglie? E che se ne fa l’Ue di quella piccola enoteca? La usa per prendere decisioni da ubriachi?

L'Europa chiede di tagliare le nostre pensioni. Ma perché non comincia a tagliare le pensioni (d'oro) degli uscieri di Bruxelles?

Ma l’Europa, a proposito di pensioni, che diavolo sta facendo? Ogni giorno un appello, una richiesta, un monito per esprimere la necessità urgente di tagliare le pensioni dei cittadini italiani: e quelle dei burocrati di Bruxelles? Perché non cominciamo a tagliare un po’ quelle? I 44mila dipendenti dell’Ue, infatti, non solo godono di stipendi maxi (un usciere guadagna dai 4mila ai 6mila euro netti al mese, un archivista arriva a 9000, un amministrativo sfonda quota 10mila) ma godono anche di enormi privilegi previdenziali (tanto per dire: alla faccia del contributivo possono andare in pensione con il 70 per cento dell’ultima – elevatissima – retribuzione). Le pensioni Ue oscillano dai 3500 euro netti per l’usciere ai 12mila euro netti per i dirigenti e sono in media (in media!) attorno ai 6mila euro netti (oltre 10mila lordi). Vorrei ricordare che nel 2007 un primo ministro austriaco un po’ Carneade, tal Alfred Gunsenbauer, lanciò l’allarme per il bilancio Ue: “E’ uno scandalo che nel prossimo anno ci voglia un miliardo di euro per pagare le pensioni agli euroburocrati”. In effetti è stato tanto uno scandalo che nel 2008 abbiamo speso un miliardi e 50 milioni, nel 2009 un miliardi e 130 milioni (+7 per cento) e nel 2011 spenderemo un miliardo e 275 milioni (ancora + 7 per cento). Se le previsioni saranno rispettate nel 2013 l’Unione europea arriverà a spendere un miliardo e 473 milioni, cioè il 34 per cento in più al 2007 quando la spesa veniva ritenuta uno scandalo insopportabile. Inutile dire che quei soldi arrivano dai nostri contributi, cioè dalle nostre tasse. Inutile dire che poi l’Europa chiede di tagliare le nostre pensioni.