PER MARINE LE PEN E’ IL MIGLIORE RISULTATO POSSIBILE

Caro Giordano, le ultime elezioni francesi hanno visto coalizzati contro il popolo i laureati dell’Ena (École Nationale d’Administration), l’università riservata alle élites da dove provengono sia Sarkozy che Hollande, Valls, Ségolène Royal… Ministri ed ex ministri, politici che contano, candidati presidenti di Regione, grandi e semi-grandi burocrati dello Stato indifferentemente repubblicani o socialisti per paura di perdere il potere, i posti e le prebende che si sono equamente divisi alternandosi al governo del Paese. A ciò si aggiunga il corollario che molti «candidati del popolo» non danno la sufficiente garanzia di capacità e preparazione per governare che contraddistingue i «primi della classe» dell’Ena. Da noi è ancora peggio poiché l’Ena non c’è, quindi chi ci governa sembra impreparato a tutto eccetto la furbizia nella comunicazione e l’occupazione del potere, ma troppi «candidati del popolo» a fatica sanno leggere e scrivere, oppure cercano più voti per contare di più, ma non hanno nessuna vera intenzione di andare al governo poiché sanno di non avere le persone capaci di governare.
Luciano Prando – Salsomaggiore (Pr)
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POSTA PRIORITARIA- UN VINCITORE, MOLTI PERDENTI E MOLTE FACCE TOSTE

Caro Giordano, allora, se ho capito bene , a queste amministrative hanno vinto tutti. Lo dichiara il Pd , il Movimento 5 Stelle, Forza italia, la Lega , e persino l’Ncd (e se lo dice Alfano, c’è da crederci). Ora, alla luce dei fatti se tutti sono vincitori chi cavolo ha perduto queste elezioni? Ho un dubbio: forse noi cittadini italiani?

Maurizio Oberti – via mail

Non c’è niente che mi annoi come le analisi post elettorali, specialmente quelle in cui tutti si proclamano vincitori, scegliendosi ad hoc il riferimento opportuno (“E’ vero, ho perso 2 milioni di voti, ma se ci confrontiamo non con la precedente elettorale ma con quella precedente ancora…”) o deviando abilmente il discorso (“E’ vero, abbiamo perso la Regione: ma vuole mettere la netta affermazione a Buttigliera Alta e Calamandrana Bassa?”). A volte, davanti alla sfilata di facce toste, mi diverto a pensare che prima o poi salterà qualcuno pronto a dichiararsi “in netta crescita non solo rispetto al risultato dell’era mesozoica ma anche a quello dell’era paleozoica” o qualcun altro che non esiterà a cercare di salvarsi richiamando l’indiscutibile vittoria del suo partito, che certo, perde moltissimo a livello nazionale, molto a livello regionale, altrettanto a livello rionale, ma, è evidente, nel condominio del candidato presidente ha ottenuto risultati lusinghieri. Vi sembra un paradosso? Pensate ad Alfano…  La verità è che, a livello di partiti, per la sintesi dei risultati non servono le pagine di giornale, ma basta una riga: hanno perso tutti, tranne la Lega.  Per quanto riguarda il suo dubbio, invece, caro Oberti, non so se i cittadini italiani hanno perso le elezioni. So per certo, però, che hanno perso la pazienza. E domenica hanno mandato un altro segnale chiaro a questa classe politica che ormai appare vicina ai problemi della gente quanto io sono vicino a uscire stasera con Monica Bellucci. Il problema, però, è che nessuna lezione sembra sortire effetto. Infatti, appena finito di contare le schede, quasi tutti i partiti (a cominciare dal Pd) hanno dato il via a quello che usando una frase più usata del sale sul branzino i giornali chiamano “la resa dei conti” interna. De Luca contro Bindi, Fitto contro tutti, Quagliariello contro Alfano, Cuperlo all’attacco, convochiamo la direzione del partito. Ottimo idea. Convochiamo la direzione del partito. E pazienza se nell’occasione si discuteranno i problemi delle correnti anziché quelli del Paese. Per i problemi del Paese non c’è tempo, è l’ora della resa dei conti. Che però, avanti di questo passo, sembra sempre di più una resa dei tonti.