I DEPUTATI TRASFORMISTI FANNO SPARIRE LA DEMOCRAZIA

Caro Giordano, la prima cosa che farei, andassi al governo,sarebbe di abolire seduta stante i gruppi misti di Camera e Senato. È inammissibile che gente eletta in un dato partito con un suo programma, si dissoci dallo stesso e vada nei cosiddetti gruppi misti, accozzaglia di scontenti che può condizionare una legge e che ha tradito il suo elettorato. Non la pensi più come prima, torna a casetta tua e stacci fin quando eventualmente ti ripresenterai. Sei solo un parassita che non dovrebbe contare nulla, ma che si riempie le tasche a fine mese. Altri che abolirei, non certo fisicamente, sono i senatori a vita,che dovrebbe essere solo una onorificenza completamente gratuita e senza possibilità di voto. Abbiamo avuto gente indegna di essere gratificata, da Scalfaro a Napolitano a Monti,per non parlare di tutti gli altri, meno De Nicola e Einaudi.
Paolo Piattoni – via mail
Continua a leggere

ALTRO CHE TAGLI: CAMERA E SENATO COSTANO ANCORA 1,5 MILIARDI DI EURO. TROPPO.

Altro che tagli ai costi della politica: Camera e Senato costano ancora 1,5 miliardi di euro l’anno, pari allo 0,1 per cento del Pil. La notizia pubblicata dal Sole 24 Ore di ieri passa sotto silenzio: forse che non bisogna disturbare il nuovo manovratore di Palazzo? Per l’amor del cielo, è vero: alcuni risparmi sono stati fatti sia dalle precedenti assemblee legislative, sia dai nuovi presidente Pietro Grasso e Laura Boldrini, che appena insediati si sono anche ridotti lo stipendio. Infatti la spesa dello Stato per il Parlamento si è un po’ ridotta nel 2013 . Ma di quanto? Del 5 per cento. Cioè infinitamente meno di quanto si è ridotta la spesa delle famiglie italiane a causa della crisi.
                Allora: vi sempre giusto che mentre tutti tagliano le spese in modo importante, il Parlamento le riduca  solo del 5 per cento? Non è troppo poco? Tanto più se si pensa che nessuna assemblea legislativa al mondo costa tanto quanto la nostra (che poi funziona pure male): ogni italiano paga il proprio Parlamento 27 euro al mese, contro i 14 della Francia, i 13 del Brasile, gli 11 degli Stati Uniti, i 10 della Germania e della Gran Bretagna, gli 8 del Portogallo e i 4,89 della Spagna.

Di fronte a un costo del Parlamento doppio o triplo rispetto al resto del mondo, che si fa? Si riduce del 5 per cento.  Non è una presa per i fondelli?  Un solo dato per capire: solo gli stipendi del personale della Camera costano 238 milioni di euro, ciò significa che ciascun addetto alla Camera, barbiere e autista compresi,  in media guadagna 150mila euro l’anno, oltre 10mila euro al mese.  Non si potrebbe cominciare a tagliare qui? Magari sforbiciando un po’ più del 5 per cento?

IL PARLAMENTO VA IN FERIE PER UN MESE. E IL DEPUTATO SI GIUSTIFICA: "LAVOREREMO PER MAIL"…

LA CAMERA SI DA' L'AUMENTO. E AL SENATO SI SPENDONO 1,5 MILIONI DI EURO PER I FACCHINI…

Tagli? Macché tagli. La spesa del Palazzo continua ad aumentare: il personale della Camera (dove come sapete uno stenografo guadagna più del re di Spagna) ha avuto un incremento in busta paga del 3,2 per cento, nel silenzio generale. E il Senato, che annuncia grandi operazioni di rispermio, continua a a spendere 1,5 milioni di euro per traslochi e facchinaggio (ma che diavolo avranno da trasportare?), due milioni e 200mila euro per gli impianti di condizionamento e 428 mila lire per la tappezzeria (il senatore di Coesione nazionale Alberto Filippi giustamente si è risentito: 428mila di tappezzeria? Ma che fanno i miei colleghi? Sono come bambini che si appendono alle tende?)

COME PREVISTO: IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI NON SI FARA'. "FATTO TECNICO" O FATTO SPUDORATO?

Ma certo: è solo un fatto tecnico. Ma certo: nessun passo indietro. Le dichiarazioni dei parlamentari pochi minuti dopo il voto che ha mandato definitviamente a ramengo l’ipotesi di un taglio (seppur minimo) delle poltrone alla Camera e al Senato fanno davvero ridere. Gli spudorati cercano di giustificarsi in ogni modo vincendo senza problemi la prima gara nella categoria olimpica dell’arrampicata sugli specchi. Purtroppo si è verificato quello che avevamo annunciato su questo blog: nel mezzo delle trattative sulle riforme, si è trovato modo di seppellire la norma che prevedeva una riduzione (seppur minima) del numero dei parlamentari. Non ci eravamo illusi, naturalmente, però c’è un limite a tutto: fate come volete, conservatevi le poltrone, conservatevi i privilegi. Ma almeno non chiamatelo un “fatto tecnico”. Perché è un un fatto spudorato.

ABOLIRE LA LEGGE SUI RIMBORSI ELETTORALI? A PAROLE TUTTI D'ACCORDO. POI PERO' IN PARLAMENTO VOTANO NO

Non c’è stata una volta in questi mesi che parlando con un esponente politico, in onda e soprattutto fuori onda, quest’ultimo non abbia convenuto: la legge sui rimborsi elettorali è una schifezza. Ecco: siamo tutti d’accordo. La legge sui rimborsi elettorali che ha consentito di rapinare un miliardo e 600 milioni di euro agli italiani in dieci anni attraverso un meccanismo scellerato è una schifezza. E le schifezze vanno abolite. Tolte di mezzo. Senza indugio. Invece in Italia no: le schifezze si dimezzano. Infatti la Camera prima ha detto no all’abolizione delle legge sul finanziamento pubblico dei partiti, poi ha cominciato ad approvare una legge che dimezzerà il contributo. Perfetto: se tutto andrà bene, cioè se la legge arriverà in fondo al percorso, avremo una schifezza dimezzata. Che è pur sempre meglio di una schifezza intera. Ma resta pur sempre una schifezza.

Come volevasi dimostrare: i tagli ai costi della politica sono una beffa

Come volevasi dimostrare: i tagli ai costi della politica rischiano di essere una beffa. E infatti si sono volatilizzati, ancor prima di cominciare. La prova? La relazione tecnica al decreto. In essa, infatti, vengono regolarmente quantificati gli introiti dovuti alle nuove tasse (3,8 miliardi per il contributo di solidarietà, 4,8 miliardi per la tassazione delle rendite finanziarie, 0,6 miliardi per la rivisitazione degli studi di settore…). E il capitolo dei tagli alla politica? Vuoto. Nulla. Nemmeno un euro.  Zero assoluto.  I risparmi “non vengono prudenzialmente quantificati”, dice il documento. Cioè il rischio che le riforme restino sulla carta è altissimo. Praticamente una certezza.

La riduzione di consiglieri e assessori regionali? Non si può quantificare. La riduzione delle province? Non si può quantificare. Il taglio dei Comuni? Non si può quantificare. “Quando si comincia a usare tale prudenza, si sente puzza di bruciato”, scrive giustamente Franco Bechis su Libero. Anche perché non è detto che i risparmi , ammesso che siano reali, vadano a vantaggio della collettività: del contributo di solidarietà dei parlamentari, per esempio, beneficeranno i bilanci di Camera e Senato non lo Stato (teoricamente Camera e Senato potrebbero utilizzarlo per abbassare i costi dei pranzi di lusso alla buvette: ormai siamo pronti a tutto…).  Ma resta il punto centrale. E cioè: perché l’aumento delle tasse si può quantificare e il taglio dei costi della politica no? Non sarà perché l’aumento delle tasse è reale e il taglio ai costi della politica invece sono solo una finzione?

Taglio del 10% al vitalizio dei parlamentari? Davvero troppo poco, caro Tremonti

Taglio del 10 per cento ai vitalizi dei parlamentari? Non fateci ridere. Non basta. Manco per un piffero, manco per un cucù. Quello è il minimo, il dovuto, l’essenziale, la soglia oltre la quale si cade nell’indecenza più totale. Ma se si vuole davvero dare un segno di cambiamento, ebbene, il taglio dev’essere assai assai assai più sostanzioso. La strada da seguire è quella dell’abolizione totale dei vitalizi parlamentari.

I fatti. Ieri il ministro Tremonti ha scritto alle Camere chiedendo che anche per i parlamentari venga applicato il “contributo di solidarietà” previsto dalla manovra per le pensioni d’oro (quelle superiori ai 90mila euro). Come avevamo denunciato su questo blog, infatti, i furbetti di Montecitorio e Palazzo Madama  stanno cercando di farla franca nascondendosi dietro l’autonomia delle Camere (in quanto organi costituzionali nessuno può togliere loro nemmeno un centesimo, dicono…). Il risultato sarebbe paradossale: tutti gli italiani pagano, i parlamentari ridono. Aver sollevato la questione e aver fatto circolare la notizia, però, a qualcosa è servito: Tremonti, infatti, è prontamente intervenuto chiedendo a gran voce di evitare questo scandalo vergognoso. “Il contributo si applichi anche ai parlamentari”, ha chiesto. La notizia sta oggi su tutti i giornali. Le Camere dovranno rispondere nelle prossime ore.

Terremo sott’occhio la decisione dei nostri amati parlamentari. Ma fin d’ora possiamo dire che quel taglio del 10 per cento che equipara i vitalizi dei parlamentari agli altri, è indispensabile, ma non basta. Anzi, a questo punto, se rimanesse l’unico intervento, sarebbe una presa per i fondelli. Se infatti si vuol parlare davvero di sacrifici della casta, qui ci va ben altra sforbiciata, ci vuole ben altro intervento. Per questo proponiamo a Tremonti di scrivere subito un’altra lettera alle Camere chiedendo con fermezza l’abolizione integrale dei vitalizi e l’equiparazione totale delle pensioni dei parlamentari a quelle di qualsiasi cittadino. Che ne dite?

 

Negli ultimi 3 mesi, sono stati a casa 2 mesi . Sarà per questo sforzo che i parlamentari hanno pensioni d'oro?

I dati, appena pubblicati, ci dicono che negli ultimi tre mesi, dal 1 marzo a oggi, i parlamentari sono stati a casa due mesi. Ciò significa, in altre parole, che anche il meno assenteista (100 per cento di presenza in aula: non accade mai) ha lavorato un giorno su tre. In particolare alla Camera su 97 giorni ne sono stati lavorati 39, al Senato ancor meno (appena 32).

Leggo, trasecolo e mi domando: sarà per questo sforzo notevole che i parlamentari maturano una ricca pensione dopo 5 anni, mentre ai cittadini viene chiesto di lavorare 35-40 anni per prendere una miseria?