I REATI A PORTE GIREVOLI NELL’ERA DI RENZI

L’ultima idea è il «reato di bullismo». Una legge specifica, un crimine speciale. In Italia funziona così: ogni volta che c’è un allarme sociale di una qualche presa mediatica, il palazzo risponde con una nuova norma. E con reato ad hoc. Troppe donne uccise? Arriva la legge sul femminicidio.
Troppi arrestati che vengono malmenati dalla polizia? Arriva la legge (assurda) sul reato di tortura. Troppi assenteisti? Arriva la legge anti-fannulloni. Non importa quel che c’è dentro, non importa se i nuovi commi serviranno oppure saranno soltanto dannosi, non importa se prevedono soltanto ciò che esiste già: l’unica cosa che conta è rispondere con un atto legislativo (carta su carta) a un tema che scuote l’opinione pubblica. Così l’onorevole di turno può andare in tv e tranquillizzare la platea: «A questo proposito stiamo per l’appunto discutendo la legge…». Non si tratta di risolvere i problemi, ma di sfangare l’ultimo talk show.
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VOGLIONO TRASFORMARE LA VITTIMA IN KILLER

Io sto con il pensionato Francesco. Oggi ancora più di ieri, dopo aver letto e sentito i sofisti del giorno dopo, i commentatori con le chiappe al caldo, quelli che si perdono in mille distinguo e pretendono di spiegarci le buone maniere da usare con i ladri che ci entrano in casa. «Scusi, perché lei si è introdotto nottetempo nel tinello di casa mia? Le manca forse il sale per la minestra? Si sentiva solo? Sta cercando qualcuno per due chiacchiere sul tempo? Vuole fare una partita a scacchi?». Io sto con il pensionato Francesco perché quando ti trovi i banditi in casa spesso non hai alternative: o ti difendi o muori. Io sto con il pensionato Francesco perché sono contento che si sia difeso. E che non sia morto.
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