EFFETTI COLLATERALI DELLA CADUTA DEL GOVERNO MONTI: SI SALVANO LE PROVINCE. TOH CHI L'AVREBBE DETTO

Come volevasi dimostrare: le Province sono salve. Non sarà convertito in legge il decreto che ne prevede la riduzione. Effetto collaterale della caduta del governo Monti. Ma la domanda è: perché non è stato fatto prima? Perché la riforma delle pensioni è entrata in vigore subito e invece la riduzione delle province no? E perché anche gli altri tagli ai costi della politica sono rimasti al palo? Insomma, Monti si è dimesso e io sto ancora aspettando il piano Amato per la riduzione dei costi della politica…

CHE CORAGGIO AMATO (31 MILA EURO DI PENSIONE AL MESE): PROPONE UN'INDENNITA' DI REINSERIMENTO AGGIUNTIVA PER GLI EX PARLAMENTARI. MA NON DOVEVA TAGLIARE I COSTI DELLA POLITICA?

Giuliano Amato (31mila euro di pensione al mese) ha avuto un’idea geniale: propone un’indennità di reinserimento aggiuntiva per i parlamentari. Proprio così. In un’intervista a Sette del Corriere della Sera dice che bisognerebbe dare “due anni di vitalizio anticipato mentre (il deputato) cerca lavoro”. Roba da non credere. E meno male che era stato incaricato di preparare un piano per il taglio dei costi della politica… Il Dottor Sottile è davvero un impunito. Prima definisce “inesistente” la sua pensione da 31 mila euro che invece esiste benissimo, tanto è vero che poche righe dopo ammette di ricevere 22 mila euro di pensione più 9 mila euro di vitalizio da ex parlamentare (totale, appunto, 31 mila euro a meno che anche le addizioni, oltre che la verità, non siano diventate un problema per lui). Poi si preoccupa perché i parlamentari giovani che dopo due mandati non vengono rieletti rischiano di non ricevere il vitalizio fino a 65 anni: “Che cosa dovrebbe fare mentre aspetta di compiere i 65anni? L’esodato di Stato?”. L’idea di lavorare, per dire, non gli passa nemmeno per la testa. E’ più forte di lui. Sarà perché non l’ha mai fatto? Fra l’altro: come si fa a proporre un’indennità di reinserimento senza dire che i parlamentari già ne prendono una? Vogliamo ricordare i dati del 2008: Angelo Sanza 337mila euro, Luciano Violante 271mila euro, Alfredo Biondi 278mila euro, Clemente Mastella 307mila euro, Armando Cossutta 345mila euro… E l’indennità di reinserimento la prendono anche i consiglieri regionali: nel 2010 Giovanni Copertino in Puglia ha preso 492 euro. Persino il Trota, Renzo Bossi, quando è andato a casa dopo appena due anni di sciagurato mandato s’è messo in tasca 40mila euro… E allora di fronte a tanta spudoratezza, di fronte a un super privilegiato di Stato che mente sapendo di mentire, di fronte a uno che è stato incaricato di pensare ai tagli ai costi della politica e invece pensa a nuovi privilegi per la politica, ebbene mi resta solo una domanda, ma una domanda che non riesco a trattenere: ma a chi diavolo è venuto in mente di affidargli pure una trasmissione in Rai? Perché gli italiani, oltre la crisi, devono subire pure gli sproloqui di un tale personaggio?

AMATO? IN EFFETTI DI SOLDI AI PARTITI SE NE INTENDE…

Giuliano Amato? L’ex socialista? Il principale collaboratore di Craxi? In effetti lui di soldi ai partiti se ne intende. Di tagli alla spesa pubblica un po’ meno: gli unici interventi memorabili del suo governo furono lo scippo notturno dai conti correnti e il taglio delle pensioni. Le pensioni degli altri, s’intende, dal momento che lui invecchia sereno con una doppia pensione da 31mila euro al mese (22mila come ex professore universitatrio e 9mila come ex parlamentare) che somma ad altri incarichi (Deutsche Bank). Da qualche tempo stava facendo su Raitre anche le lezioni sulla crisi, trasmissione di una noia assoluta e seguita solo da alcuni telespettatori addormentatisi davanti allo schermo. Si vedeva che aveva una gran voglia di rientrare nel gioco importante. E Monti gli ha dato l’occasione d’oro: dovrà dare consulenze sul finanziamento pubblico ai partiti. Non è meraviglioso? Il finanziamento pubblico ai partiti non dovrebbe nemmeno esistere. E invece non solo esiste e ci prosciuga le tasse, ma ha persino bisogno di un consulente speciale. Sarà pure un Dottor Sottile ma il gioco per noi sta diventando un po’ pesante…

AMATO (31MILA EURO AL MESE DI PENSIONE) NOMINATO CONSULENTE DEL GOVERNO PER I SOLDI AI PARTITI…

Il governo dei tecnici nomina un supertecnico (Enrico Bondi) per tagliare la spese pubblica (?!). E, come se non bastasse, nomina altri due tecnici: l’economista Francesco Giavazzi darà consigli al premier su come distribuire soldi alle imprese (?!) e l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato darà la sua consulenza sul finanziamento pubblico dei partiti. In effetti Amato che è riuscito a tagliare le pensioni degli italiani e ad andare in pensione subito dopo con 31mila euro al mese ha capito tutto della politica italiana. Ma a questo punto non ci stupiremmo se la prossima mossa del governo fosse quella di mettere Erode a capo di un reparto di pediatria…

SENTITE CHE LEZIONE DI AMATO SULLA CRISI (MA LA RAI L'AVRA' MICA PAGATO?)

Giuliano Amato  ha avuto un programma Tv tutto suo per darci lezioni su come uscire dalla crisi. E’ andato in onda oggi, domenica 18 marzo, su Raitre. E io l’ho ascoltato con attenzione, perché c’è sempre da imparare da uno che a uscire  dalla crisi c’è riuscito benissimo. Anzi, forse non c’è mai entrato, dal momento che prende una pensione da 31mila euro al mese (dopo aver tagliato le pensioni degli italiani).

Dunque il programma di Raitre è cominciato alle 12.58, con tre minuti di ritardo sul palinsesto previsto. La scena è assai povera: il professore è in piedi, accanto a uno schermo da centro commerciale e tutto attorno molti libri. Lo chiamavano Topolino? Ecco: oggi è un perfetto Topolino di biblioteca.

L’inizio non è brillante: dopo una citazione un po’ confusa sugli ideogrammi cinesi (dicono, non dicono, li cito ma non li cito, mah…),  Amato comincia la sua lezione con una frase da vero spudorato: “Per spiegare a noi stessi cos’è la crisi rifacciamoci alle nostre esperienze quotidiane”.  E verrebbe subito voglia di chiedergli: scusi, ma qual è la sua esperienza quotidiana della crisi? Con 31mila euro al mese di pensione come la si vive?

Segue una scheda in cui viene citata la Treccani (di cui è presidente) e poi una lunghissima e noiosissima dissertazione in cui ci viene spiegato che  nelle società basate sull’agricoltura “se c’era cattivo tempo i raccolti non arrivavano”; che con la “produzione industriale sono arrivate le società per azioni”;  che “i titoli azionari rappresentano il valore delle imprese” ; che “quando le cose vanno male se il computer dà notizie cattive tutti vendono”. Manca solo che a un certo punto dica: se piove ci si bagna, e poi il quadro delle banalità sarebbe completo. Ah dimenticavo: a un certo punto si lamenta perfino della  dell’instabilità dei governi del passato, come se lui all’epoca fosse sulla Luna.

La trasmissione, per chi riesce a restar sveglio, finisce alle 13.26. Il Topolino da biblioteca saluta e minaccia tutti di ritornare la prossima domenica.  Chissà se per allora sarà riuscito a elaborare qualche frase un po’ meno scontata. E chissà, soprattutto, se finalmente darà l’unica la lezione sulla crisi che tutti si aspettano: come uscire dalle difficoltà (per sempre), facendosi dare una pensione da 31mila euro. Nel frattempo una domanda ce l’avremmo noi per la Rai: ma per queste lezioni soporifere, l’onorevole Amato non avrà mica percepito un compenso?

AMATO DA' LEZIONI SU COME USCIRE DALLA CRISI. PRIMO: FARSI DARE UNA PENSIONE D'ORO

Giuliano Amato dunque oggi ci dà lezioni su come uscire dalla crisi (Raitre, ore 12.55). Benissimo: le ascolteremo con attenzione, come tutte le lunghe dissertazioni che in questi anni ci ha propinato sulla necessità di fare sacrifici. Però, come tutti i manuali di pedagogia insegnano, la migliore lezione è l’esempio. E Giuliano Amato l’esempio su come uscire dalla crisi ce l’ha dato con la sua vita: farsi dare numerosi incarichi pubblici ben pagati e due pensioni d’oro (22mila euro l’una, 9mila l’altra) per un totale di 31mila euro al mese. Voi capite, no? La crisi è presto sconfitta se uno ha una pensione da 31mila euro al mese. Più difficile l’impresa se invece uno la pensione ce l’ha assai bassa, tagliata e massacrata da una serie di riforme lacrime e sangue, la prima delle quali fu approvata, guarda un po’, proprio da Amato. In questa situazione, più che uscire dalla crisi, ci si accontenterebbe di non farsi prendere per il sedere, magari evitando a questi spudorati di parlare ancora. Ma non credo che questa lezione la sentiremo oggi su Raitre.

Pensione d'oro, faccia di bronzo: Amato chiede agli italiani di "fare sacrifici" (e lui quando comincia?)

 

E intanto Giuliano Amato (31mila euro di pensione al mese) chiede agli italiani di “lavorare di più”.

Ci siamo, eccolo di nuovo lì: Giuliano Amato, forte della sua pensione d’oro (31mila euro al mese) e di un’incredibile faccia di bronzo, torna a chiedere agli italiani di fare sacrifici. In un’intervista al Corriere della Sera ribadisce che vuole la patrimoniale per le famiglie, sfotte  i lavoratori dicendo che stanno in vacanza ogni settimana dal giovedì al lunedì e chiede che “lavorino di più”. Dice che ci vuole “uno sforzo per la ricchezza di tutti”. Detto da uno che ha tagliato le pensioni degli italiani (con la durissima riforma del ’92) conservando sempre per sé la doppia pensione d’oro (9mila euro da parlamentare, 22mila dall’Inpdap: totale, appunto, 31mila euro), fa un po’ paura.  Non è che lo sforzo per la ricchezza di tutti si trasforma nel solito sforzo di tutti per la ricchezza di qualcuno? E se davvero per il dottor Sottile è arrivata la stagione dei sacrifici, perché non comincia a rinunciare a metà della sua pensione? Forse che con  15mila euro al mese (più il gettone della Deutsche Bank di cui è senior advisor) non ce la fa ad arrivare alla fine del mese? Forza, professore, dia il buon esempio: vedrà che se per una volta, anziché mettere mano al portafoglio degli italiani prova a mettere mano al suo, ce la farà ad essere finalmente un poco Amato.

Un ottimo editoriale su Oggi (ma perché i grandi quotidiani tacciono?)

Qualcosa si muove. Il libro va benissimo, su Facebook abbiamo superato quota 16mila, gli unici a non esserne accorti sono i grandi quotidiani. A parte il Fatto, il Giornale e il Tempo nessuno ha parlato del libro: hanno pubblicato le classifiche, hanno visto che era in testa. Ma sui contenuti tutti, dal Corriere alla Stampa, da Repubblica al Messaggero, hanno steso un velo di silenzio: che dia troppo fastidio?

Vi invito a scrivere ai quotidiani, a chiedere che parlino delle “Sanguisughe”, in modo da costringere tutti a prendere atto delle nostre denunce. Forse qualcuno ci ascolterà. Intanto ringrazio il direttore di Oggi, Umberto Brindani, che oggi ha pubblicato questo editoriale sul suo settimanale.

Zero virgola 78 euro
di Umberto Brindani

Care lettrici, cari lettori,
fra i tanti errori che ho fatto nella vita, uno di quelli più stupidi e autolesionistici è stato rimuovere costantemente il problema della pensione. Non pensarci, mai, per pigrizia o fatalismo. Confidando che l’apparato previdenziale avrebbe comunque funzionato. Quando studiavo, l’età del ritiro mi sembrava lontana come la conquista di Marte. Poi ho cominciato a lavorare, e il fatto che in busta paga ci fossero anche i contributi era sufficiente per tranquillizzarmi. A un certo punto ho scoperto, da perfetto cretino, che ormai non potevo più riscattare gli anni di università e il servizio militare (ho fatto il civile, ma è uguale), perché avrei dovuto pagare troppi soldi. Nel frattempo in Italia sono scattati i primi allarmi sulla tenuta del sistema. E i primi tagli, le modifiche, le polemiche, i dubbi sulle polizze integrative. Adesso, a 53 anni, mi domando se in pensione ci andrò mai, o quando, e quanto poco prenderò. E penso ai miei figli, che neppure sanno se troveranno un lavoro, altro che la pensione. 

Colpa mia, dite? Non sono stato abbastanza oculato e previdente? Forse sì. In compenso scopro che altri lo sono stati fin troppo. Lo apprendo da uno straordinario libro scritto da un 44enne di grande talento, Mario Giordano. Si intitola Sanguisughe. Sottotitolo: Le pensioni d’oro che ci prosciugano le tasche. Nonostante l’autore preavverta tutti nella premessa, è un libro che si fa fatica a leggere senza imbufalirsi, un po’ come fu quattro anni fa per La casta di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Sentite un po’ come inizia.

Allora, c’è questa pensionata con la minima, meno di 500 euro al mese, che a luglio dell’anno scorso, per una serie di addizionali e conguagli, si trova a incassare la bellezza di 0,78 euro. C’è scritto proprio così, sul cedolino: zero virgola settantotto. Manco un caffè ci poteva prendere con la sua pensione. Nello stesso mese di luglio, e nei mesi precedenti e pure in quelli a venire, c’è invece un tale, un importante ingegnere di una grossa azienda, che incassa 90 mila euro. Sì, al mese. Fanno 3 mila euro al giorno. Cioè questo ingegnere ogni quattro ore incamera di pensione quanto la signora di cui sopra mette in tasca in un mese (salvo i mesi in cui le danno 0,78 euro, naturalmente). Poi ci sono quei tre ex onorevoli che sono stati parlamentari per un solo giorno, eppure prenderanno la relativa pensione per tutta la vita. E c’è Giuliano Amato, l’ammazzacumuli e il tagliapensioni, che ne assomma un paio per un totale di 31 mila euro mensili. E poi, e poi…

Nel libro di Giordano non mancano gli scandali delle false pensioni di invalidità, le truffe, le ruberie. Ma ciò che fa più infuriare non sono le illegalità, bensì i privilegi. Il fatto, cioè, che l’ingegnere paperone i deputati per un giorno, l’ex premier e migliaia di altri superfortunati risultano nel pieno diritto di percepire vita natural durante quelle enormi e sproporzionate somme
 

Eallora c’è un altro libro da leggere. Non è impegnativo, al netto di note e appendici sono 25 paginette. Si chiama Indignatevi!, con il punto esclamativo. Lo ha scritto il francese Stéphane Hessel, 94 anni (domenica sera era ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa). Scrive Hessel: «Oggi le ragioni per indignarsi possono sembrare meno nette, o il mondo troppo complesso. Ma in questo nostro mondo esistono cose intollerabili. Per accorgersene occorre affinare lo sguardo, scavare. Ai giovani io dico: cercate e troverete». Beh, caro Hessel, nel caso delle pensioni d’oro italiane non c’è affatto bisogno di «scavare», di «cercare». Basta molto meno, per indignarsi. Basta leggere.

Parliamo di Dini? (Quelli che tagliano le pensioni. Ma solo degli altri)

Antonio Cielo, che ha comprato il libro (grazie!) e lo legge lentamente “per metabolizzarlo” (coraggio!), s’indigna perché quelli che prendono le pensioni sono quelli che normalmente ci fanno la predica. Ha ragione. E’ una delle cose che ha infastidito di più anche me, man mano che scoprivo le carte di questo scandalo. Fateci caso: tutti coloro che hanno sostenuto la necessità di tagliare le pensioni alla gente comune gode di pensioni d’oro: Giuliano Amato (31.400 euro lordi al mese, cioè 9363 come parlamentare e 22048 grazie a un meccanismo utilizzato solo da lui e pochi altri); Oscar Luigi Scalfaro (4766 euro netti per tre anni da magistrato che si vanno a sommare al vitalizio da parlamentare); Romano Prodi (tre pensioni per un totale di 16680 euro al mese); Carlo Azeglio Ciampi (due pensioni di Bankitalia più una dell’Inps (per oltre 30mila euro al mese). C’è un nome però che finora qui sul blog e nelle anticipazioni dei giornali non ha avuto molta fortuna, ma che sul libro  si è guadagnato un ampio capitoletto con molti particolari: Lamberto Dini. Ve lo ricordate il premier della riforma del 1995, quello che seppellì per sempre le rendite d’anzianità, etc etc? Ebbene prende due ricche pensioni: una da Bankitalia (circa 18mila euro al mese) e una dall’Inps (circa 7000 mila euro al mese) per un totale di 25mila euro, che poi somma con l’indennità da senatore arrivando a ricevere dalle casse dello Stato (anno 2008) la bellezza di 521.682 euro. E non è mica tutto, sapete? Il caso Dini merita di essere approfondito…