ITALIA PARADISO DEGLI ESPULSI ASSASSINI

Il tunisino che ha ucciso una 39enne di Parma a botte in testa? Era stato espulso. Il militante Isis che a Bari reclutava terroristi per la guerra santa in Europa? Era stato espulso. Il ladro che a Vaprio d’Adda è entrato nella casa di Francesco Sicignano? Era stato espulso. Sono tutti espulsi i delinquenti d’Italia. Per modo di dire, ovviamente. Perché con il decreto d’espulsione in tasca se ne vanno a zonzo indisturbati per le nostre città: rubano, scippano, stuprano, massacrano, minacciano, organizzano addirittura il jihad, senza che nessuno si prenda la briga di fermarli. D’altra parte, si capisce, sono stati espulsi. Dunque, possono fare quello che vogliono.
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AGLI IMMIGRATI MILIARDI, AI NOSTRI POVERI BRICIOLE

Caro Giordano, l’altra sera a “Quinta colonna” il montiano doc (quello che spara soltanto in aria) ed il giovane musulmano (quello che l’islam è soltanto religione di pace) le hanno dato una bella lezione. Il primo le ha rinfacciato di essere fra quelli (di destra) che hanno gettato gli italiani sul lastrico lasciandoli sull’orlo della bancarotta: fortuna che è arrivato Monti a salvarci e la Fornero ha fatto una magnifica legge, lasciando come effetto collaterale solo qualche centinaio di migliaia di esodati. Il secondo le ha fatto presente che è ora di finirla con la storia dei 3 miliardi di euro, che in effetti non ci costano nulla perché ce li «regala» l’Europa. E poi avercene di immigrati, il guaio è che non ne arrivano abbastanza per portare il Pil a valori che ci farebbero fare la vita da nababbi…
Giorgio Campagnini – Bologna
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L’ACCOGLIENZA DAL COLOR ARCOBALENO

Caro Giordano, a proposito di questa improvvisa voglia di accogliere e fare del bene ai migranti di moltissimi Paesi africani, per lo più promossa dalla sinistra, potrebbe essere così cortese da ricordarmi che fine ha fatto l’inchiesta sulla famosa Missione Arcobaleno (1999) guidata dal buon Massimo D’ Alema? Forse insabbiata?

Patrizio Pesce – Livorno

Tutto prescritto, caro Pesce, tutto prescritto. Nessuno ha pagato per gli scempi che accompagnarono quella missione: i 920 container di materiale deperibile abbandonati al porto di Bari, i 165 dimenticati a Tirana, i 180 lasciati marcire al porto di Durazzo, nessuno ha pagato per lo spreco, i beni alla mercé di ladri, il cibo andato a male (“Quando abbiamo aperto i cartoni è venuto giù un fiume di latte rancido”, raccontò un volontario. “Per non dire dei wurstel: un container era pieno, saranno stati 30 quintali di wurstel di pollo tenuti lì dentro a 40 gradi per chissà quanti giorni… Li abbiamo portati direttamente in discarica”). Nessuno ha pagato per gli aiuti di pace che sono finiti all’esercito, né per i soldi raccolti andati a finire, anziché i profughi, nel finanziamento di edifici inutili e persino discariche (lei capirà l’assurdo: uno versa i soldi per aiutare i profughi e si trova a finanziare una discarica? Le pare? E non è che la discarica viene costruita solo per poterla riempire con i wurstel scaduti?). Uno dei coordinatori della nostra Protezione civile a un certo punto confessò sconsolato: “Abbiamo ingrassato la mafia albanese”. Il “Corriere della Sera” documentò come al mercato nero di Valona, dopo le Simmenthal e le lattine di olio Monini, erano arrivate anche porte, finestre e altri elementi delle casette dei prefabbricati (dalla razzia dei container al loro smontaggio: ecco il salto di qualità color Arcobaleno). E a Comiso, dove era stato costruito un campo profughi con i fondi della missione, riuscirono a comprare la bellezza di 800 frigoriferi, 1000 biciclette, 1000 piani di cottura, 1000 ventilatori e 300 passeggini, proprio nel giorno in cui il campo si stava svuotando. Utili a chi? “La missione Arcobaleno è il nostro fiore all’occhiello”, aveva detto D’Alema. Beh, non fu proprio così, nonostante gli sponsor d’eccellenza. E fa bene a ricordarlo lei, oggi che tutti parlano di nuovo di solidarietà e accoglienza (spesso pensando solo al business).

P.s. A proposito di Albania, però, lasciatemi una nota privata: ieri la mia insostituibile assistente Nertyla, nata a Tirana, è diventata cittadina italiana. W gli stranieri che vengono in Italia come lei. Rimandiamo a casa tutti gli altri.