CROCETTA OFFENDE UN MALATO E PREMIA GLI INCAPACI

Offende un bambino malato. E premia i dirigenti incapaci. Il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, si comporta con un supereroe al contrario, uno di quelli che prenderebbe a schiaffi Cappuccetto Rosso e darebbe una medaglia alla Banda Bassotti, sparerebbe a Bambi e farebbe un regalo prezioso a Crudelia Demon. Inopportuno come un cactus in gola, insomma, sempre che, naturalmente, i cactus non ci querelino.La sua meravigliosa performance comincia in una corsia dell’Ospedale dei bambini di Palermo, reparto malattia metaboliche rare. C’è un bimbo che sta soffrendo, respira con la maschera d’ossigeno, non riesce a parlare, attorno a lui la mamma commossa, il papà che piange, il cardinale che prega. E Crocetta-burletta che fa?
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NON E’ UN PAESE PER PERSONE ONESTE. AL RAPINATORE CASA ATER A 12 EURO AL MESE

Dalla banda del kalashnikov all’alloggio popolare a 12 euro al mese. Se volete un’altra dimostrazione che in questo Paese conviene essere disonesti, leggetevi la storia del giostraio di Padova, Giampaolo Moretti: dieci anni fa per catturare lui e i suoi complici ci vollero 40 poliziotti. Un agente rimase anche ferito. Ci fu un inseguimento da telefilm americano, con posti di blocco forzati, sirene spiegate, tentati investimenti. Si concluse tutto al casello di Dolo: Moretti venne arrestato con suo fratello minore e altri due giostrai con il vizietto dell’assalto ai supermarket. Dieci anni dopo lo ritroviamo ancora in attesa di giudizio, a piede libero. E con una casa a spese dei contribuenti. Si capisce: bisogna pure ricompensare chi si comporta bene, no? Ora, però, Moretti di ricompense ne ha ricevute ben due: una dalla giustizia, che gli ha risparmiato la cella. E una dall’Ater di Padova che gli ha regalato la casa praticamente gratis.
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IL RE DI TANGENTOPOLI FINISCE IN POVERTA’ MA SEMPRE FUORI LEGGE

L’unica cosa che non è cambiata è l’illegalità. Per il resto la differenza non poteva essere più impressionante: avevamo lasciato Duilio Poggiolini, il Re Mida di Tangentopoli, con i miliardi nel puff, i lingotti d’oro sparsi per tutta casa, quadri preziosi, gioielli e divani intessuti di monete antiche. E lo ritroviamo in una casa di riposo abusiva alle porte di Roma, sei letti in una stanza, muri gialli e comodini striminziti, un solo bagno senza finestre, la gestione in mano a tre indiani, ovviamente non abilitati. Aveva un patrimonio da 300 miliardi di lire. E si è ridotto a non avere nemmeno un cesso tutto per lui. Aveva i rubli d’oro dello zar Nicola II. E si è ridotto a dormire in un tugurio, per di più non in regola. Cioè fuorilegge, come gran parte della sua vita.Sic transit gloria puffi.
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VENDOLA PENSIONATO A 57 ANNI. GIURAVA DI ABOLIRE I VITALIZI: SI INTASCA 5.618 EURO AL MESE

Nichi Vendola va in pensione a 57 anni. Che c’ è di strano? Lui l’ha sempre detto che non bisogna chiedere troppi sacrifici ai lavoratori. E così, per dare il buon esempio, eccolo là con l’assegno in tasca: gli sono bastati dieci anni di contributi per aver diritto, da oggi, alla bella somma di 5.618 euro al mese. In due giorni e mezzo, per intenderci, lui ora incassa quello che molti pensionati non prendono in un mese, pur avendo lavorato una vita. «Oppure Vendola», come diceva una fortunata sua campagna elettorale. E beato chi ha creduto alla narrazione di Nichi: «Mi batto per la vita», diceva. Invece era solo per il vitalizio. E pensare che della lotta contro i privilegi aveva fatto una bandiera. «Sempre nuova è l’ alba», «C’ è un’ Italia migliore», «Per una nuova generazione di buona politica», dicevano i suoi slogan. «Basta con i vitalizi», ripeteva nei comizi.
«Aboliremo i vitalizi», annunciò entrando in Regione. «Abbiamo abolito i vitalizi», proclamò festante il 12 marzo 2012, con un tweet tutto anti-casta. E infatti i vitalizi della Regione Puglia sono stati così aboliti che ora lui si mette in tasca un vitalizio della Regione Puglia. Da 5.618 euro al mese. All’età di 57 anni. E poi dicono che i politici non sono coerenti…
La spiegazione è semplice: come sempre accade in questi casi l’abolizione viene fatta solo per le generazioni future.
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IL PAPA SVERGOGNA L’IMBUCATO MARINO

Imbucato alla messa del Papa. L’ultima figuraccia del sindaco di Roma è così grande che d’ora in avanti quando si dirà: «che figura di m.» s’intenderà «che figura di Marino». Infatti, non contento di aver buttato soldi per incontrare il Papa a Filadelfia, oltrepassando l’Oceano e scordandosi che forse sarebbe stato più comodo e più economico oltrepassare soltanto il Tevere, è riuscito anche nell’impresa storica di farsi sbugiardare dal Pontefice. In un modo che non era mai successo a nessun politico al mondo. «Marino? Io non l’ho invitato, chiaro?», ha detto infatti Francesco sul volo di ritorno dagli Stati Uniti. E poi ha aggiunto perché non ci fossero dubbi: «Ho chiesto anche ai miei collaboratori: nemmeno loro l’hanno invitato». Di fatto, dunque, a Filadelfia il sindaco di Roma era un intruso. Più o meno come al Campidoglio, d’altra parte.
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LA BOSCHI? MACCHINA DA GUERRA DEL POTERE RENZIANO

Caro Giordano, che cosa ne pensa dell’onnipresente Boschi su qualsiasi Tv pubblica e privata? Ha perso del tutto l’aria di madonnina, ora dimostra una grinta e un’ aggressività degna non di una debuttante in Parlamento, ma di una professionista della politica. Colpa del favore di Renzi e della sua incontenibile arroganza?
Giovanni Antonucci – via mail
Colpa della sua determinazione e della sua bravura, caro Antonucci. Bisogna ammetterlo: la Boschi non è solo bella, è una macchina da guerra del potere renziano. E questo dimostra diverse cose. La prima: le donne giovani e di aspetto gradevole possono essere anche capaci (aspetto che qualcuno si rimangi i veleni sparsi su Carfagna&C ai tempi del governo Berlusconi).
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IL PAPA “UN PO’ SINISTRINO” FA LA ROCKSTAR CON OBAMA

Scusi Papa, lei è comunista?
No, se volete posso recitare il Credo. Dite la verità: se questo dialogo non l’aveste ascoltato con le vostre orecchie non ci avreste creduto. Invece è successo davvero. È andata proprio così. E per fortuna i giornalisti a bordo dell’aereo papale non hanno invitato Francesco a procedere con la recita della preghiera.
Altrimenti avremmo potuto avere qualche altra sorpresa: «Credo in Guevara onnipotente, creatore del cielo e della revolucion…». Esagerato? Ma no: in fondo i giornali, nel riferire dell’incontro fra il Pontefice e Fidel Castro, avevano parlato di «abbraccio delle due rivoluzioni», avevano detto che «una rivoluzione lascia il posto ad un’ altra» come in un ideale «passaggio di consegne». E avevano definito il Papa argentino come un «Che disarmato». Quasi che il cristianesimo potesse ormai considerarsi un’appendice del castrismo. E come se l’unica differenza fra Francesco e Guevara fosse nell’assenza del mitra dalle sue mani.
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FRANCESCHINI ALLA CULTURA HA DATO IL PEGGIO DI SE’

Caro Giordano, desidererei conoscere il Suo parere sul ministro Franceschini. Assolutamente avulso da ogni critica, costui continua imperterrito a ricoprire la carica di ministro nonostante le frequenti figuracce raccolte durante il suo mandato. Ma Franceschini non è colui il quale si schierò pesantemente contro l’ allora ministro Bondi per «un» crollo a Pompei? Durante il suo mandato quanti crolli nello stesso sito sono accaduti? Tutto ciò dimostra che l’ unica cosa di veramente pregevole che hanno gli appartenenti a questo governo sono la faccia tosta e una veramente notevole marca di collante che li tiene ben fissi sulla propria poltrona.
Giuseppe Calandi – Bresso (Mi)
Dario Franceschini è un democristiano di sinistra. Da ragazzo il suo mito era Benigno Zaccagnini. Poi, accontentandosi, s’ è messo sulla scia di Franco Marini. Quando, però, ha visto che cresceva l’ astro di Romano Prodi si è buttato con lui diventandone il primo dei sostenitori. Quando Prodi è stato scalzato da D’Alema, ovviamente, Franceschini si è schierato con D’Alema diventandone sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Poi vide profilarsi la vittoria di Veltroni e ovviamente si schierò con lui, trasformandosi di fatto nel suo numero due: grazie a tale atto di fedeltà ottenne la segreteria del Pd, che però riuscì a conservare solo 8 mesi. Quando Bersani lo scalzò lui gli fece le fusa perché sperava di diventare presidente della Camera. Non riuscendoci, saltò sul carro di Enrico Letta per farsi nominare ministro del suo governo. Ma appena ha capito che stava vincendo Renzi, ovviamente, si è scoperto intimamente renziano, in modo da ottenere una poltrona nel suo governo, quella per l’ appunto di ministro della Cultura. Da uno così, caro Calandi, lei cosa si aspetta? Ha scritto alcuni romanzi di successo, l’ ultimo pare sia particolarmente hard. Si parla di prostituzione, un tema assai più serio della politica, per altro. Quando diventò, per quel breve periodo, segreterio del Pd, pensò bene di onorare la carica insultando l’ avversario politico (Berlusconi) con le peggio parole e giurando sulla Costituzione «che non si tocca» davanti al papà partigiano. Essendo quest’ ultimo nel frattempo morto si ribalterà nella tomba a vedere quel che il governo del suo figliolo sta combinando sul Senato.
Come responsabile della Cultura, per altro, Dario ha dato il peggio di sé: l’ altro giorno, per dire, la polemica sui dipendenti del Colosseo ha nascosto una piccola tragica verità. Loro avranno fatto fesserie, ma il ministero di Franceschini si era semplicemente dimenticato di pagarli…

RENZI A NEW YORK? HA FATTO FURBERIE PEGGIORI

Caro Giordano, Matteo Renzi, Italiano d.o.c.,preso dall’euforia delle vittorie azzurre, è volato a New York per assistere alla storica finale tutta italiana degli U.S. Open di tennis. Gli piace andare sul sicuro, mentre un altro italiano d.o.c., Sandro Pertini, che volle a tutti i costi assistere a Madrid alla finale di calcio Italia-Germania, quando partì da Roma mica sapeva che sarebbe tornato vincitore. E poi a Madrid, in attesa c’ era un Re, mica un Obama. Meglio avrebbe fatto il premier a venirsene a Camogli, ove si sta svolgendo un corposo Festival della Comunicazione (figurarsi, vi comunicano pure una ministra in carica, Roberta Pinotti, un semiologo-tuttologo, Umberto Eco, e un famoso giornalista come Marco Travaglio). Qui il grande «comunicatore» avrebbe potuto sbizzarrirsi nell’ esprimersi ancor più che a New York. E, siccome siamo pur sempre in zona «parsimoniosa», almeno il popolo ligure avrebbe esultato, perché un biglietto di seconda classe Roma Termini-Camogli San Fruttuoso sarebbe costato assai meno di quello aereo Roma-New YorK. Spero che stavolta, caro Giordano, lei concordi con me…
Luigi Fassone – Camogli (Ge)
Non lo so, caro Fassone. Penso che fra le tante furberie cui il nostro premier ci ha abituati, questa non sia stata neppure la peggiore. In America le nostre tenniste hanno scritto davvero una pagina storica per lo sport italiano, la racconteremo un giorno come oggi raccontiamo Coppi-Bartali o Italia-Germania 4-3 o la finale del Bernabeu. E sono convinto che se Renzi non ci fosse andato saremmo stati pronti a sottolineare la sua assenza con gli stessi toni con cui oggi si deplora la sua presenza. Ma sì, dai: quella era una festa dello sport italiano e Renzi ha voluto metterci la faccia come avrebbe fatto chiunque al posto suo, da Pertini a Berlusconi. E per quanto riguarda l’ aereo, beh, trovo più scandaloso quando lo usa per andare in vacanza a Courmayeur con la famiglia. Quello che il premier non può permettersi, però, è di usare la vittoria delle tenniste come metafora della vittoria del suo governo: purtroppo, infatti, per quanto riguarda ripresa economica e gestione degli immigrati siamo ancora a livello di pre-qualificazione al torneo sociale di Usmate Velate, altro che Flushing Meadows…

Ps. Per quanto riguarda Camogli, se non sbaglio, quella festa a senso unico dei comunicatori compagnucci è stata guastata dal maltempo, tanto che Umberto Eco ha dovuto rinunciare al sermone finale. Mi dica la verità, caro Fassone: è stato lei a fare la danza della pioggia?