Da oggi in libreria Profugopoli. Non perdetevelo. Qui sotto per voi, in esclusiva, la premessa dedicata alla mia mamma

PREMESSA
Anche oggi? «Anche oggi.» Sei andata a distribuire pacchi
agli extracomunitari? «Ne abbiamo dati 243.» Bella forza,
gratis… «Non hanno nulla, poveretti. Che cosa dobbiamo
fare?» Se ne aveste 300 di pacchi… «Li daremmo via tutti.
» E se ne aveste 500? «Pure.» E se ne aveste 5000? «Il fatto
è che si lamentano pure. A volte ci minacciano.» Vi minacciano?
Ancora? «Succede. Ma io mi faccio rispettare, lo
sai…» Lo so, mamma, lo so. Ti fai rispettare. E non molli
mai. Così, ogni giorno che il buon Dio manda sulla terra, sei
lì, nella prima linea della generosità, a confezionare scatole
di alimenti, a impilare vestiti, a distribuire olio e scarpe,
pane e coperte. A cercare di far quadrare i conti della tua
voglia di aiutare tutti.

Ormai hai quasi 80 anni e non riesci
a smettere di pensare prima agli altri che a te stessa. Come
solo le mamme sanno fare.
Questo libro è dedicato a te, mamma. O meglio: questo
libro è dedicato a te e a tutti quelli come te, ai tantissimi volontari
per bene, gente onesta e dal cuore d’oro, a voi che
ogni giorno tendete la mano al prossimo senza pretendere
di ritirarla piena di denari, a voi che aiutate gli altri senza
arricchire bilanci milionari. Ma sì, cara mamma, lo so che
l’idea non ti piacerà ma fattene una ragione: questo libro
è dedicato a voi che ogni giorno regalate pezzi della vostra
vita, parte dei vostri risparmi, tutte le vostre energie,
il tempo e la passione. A voi che considerate la solidarietà
qualcosa di diverso dal business, l’accoglienza l’opposto
di un affare economico. A voi che, se vedete una persona
in difficoltà, d’istinto mettete mano al portafoglio ma non
perché lo volete riempire. Al massimo lo svuotate un po’,
senza farlo sapere in giro. A voi che aprite le braccia agli
immigrati perché pensate che abbiano bisogno. Non perché
«rendono più della droga».
Certo, anche tu lo chiami «il mio lavoro». E lo fai seriamente.
Ci ridiamo su, ogni sera, quando comincia il siparietto:
anche oggi? «Anche oggi.» Il lavoro? «Il mio lavoro
»… Ci ridiamo perché del lavoro hai preso tutte le parti
negative: gli orari fissi, l’impegno quotidiano, la responsabilità.
Però, ovviamente, nemmeno un centesimo di guadagno.
Non riusciresti neppure a immaginarlo. Tu ci rimetti
soltanto, e lo sai perché ogni tanto mi arrabbio: ci rimetti
in salute, ci rimetti in stanchezza, ci rimetti i soldi della
benzina quando vai in giro per supermercati a racimolare
provviste da distribuire, non escludo che ogni tanto tu ci rimetta
anche direttamente qualcosa di tasca tua, per accontentare
le richieste sempre più pretenziose dei clandestini.
Che poi ti minacciano pure.
Questo libro è dedicato a te, cara mamma. Perché non
voglio sprecare le parole, altrimenti mi sgridi ancora come
quand’ero bambino («Taglia corto, Mario, inutile sprecare
parole»), ma non c’è stata pagina, non c’è stata riga, non c’è
stato momento di questo mio viaggio allucinante tra finte
cooperative e presunte solidarietà, in cui non ho pensato a
te, e a tutti quelli come te. A voi, insomma, volontari veri
e sinceri, che siete le principali vittime di questo sistema
che ha trasformato l’emergenza in una mangiatoia, la disperazione
in una grande industria, le sofferenze altrui in
una mucca da mungere, infiniti rivoli di denaro in cui tutti
hanno cercato di abbeverarsi compiendo ogni tipo di misfatto
nel vostro nome. Usando, cioè, il vostro buon cuore
come paravento, scusa, copertura. Usando la vostra generosità
per mascherare i loro loschi traffici…
In questi ultimi tempi, infatti, cara mamma, nel nome della
solidarietà si sta compiendo in Italia una Grande Schifezza.
La dimensione di questa porcheria non è ancora emersa in
tutta la sua devastante portata. La mia impressione è che
Mafia Capitale, che tanto ci ha indignato, sia solo l’inizio:
c’è un pentolone da scoperchiare, che non riguarda solo
Roma, ma tutta Italia. Ci sono le stesse cooperative ingorde,
gli stessi meccanismi malati, le stesse logiche perverse.
Il tappo deve ancora saltare: c’è una commissione d’inchiesta
parlamentare che ci sta lavorando, ci sono varie
Procure del Paese che stanno indagando, c’è il capo dell’Anticorruzione
Raffaele Cantone che manda messaggi in
codice («Temo abusi di un sistema diffuso», 10 novembre
2015, in Parlamento). Ma quando il bubbone esploderà sono
sicuro che rimarrete tutti a bocca aperta. Davvero? Possibile?
Ma come mai? E qualcuno si chiederà, come siamo soliti
fare in Italia: perché nessuno l’ha detto prima? Perché
nessuno ha denunciato?
Ecco: questo libro lo dice prima. Questo libro lo denuncia.
I protagonisti di queste pagine, cara mamma, sono l’esatto
opposto di voi, generosi volontari della prima linea del
cuore: sono intrallazzatori professionisti, truffatori patentati,
trafficanti di immigrati, semplici furbetti di paese, opportunisti
dell’ultima ora. Sono, in ogni caso, i fautori della
scandalosa Profugopoli italiana. Tutti pronti a spartirsi il
bottino. Tutti pronti a riempirsi le tasche. Tutti pronti a buttarsi
a pesce sul fiume di denaro, magari con la complicità
di qualche Prefetto, vittima di miopia galoppante o sonnolenza
manifesta. Strana malattia per un Prefetto? Forse
sì, ma si sa: c’è l’emergenza. E l’emergenza fa saltare ogni
regola, rende vano ogni controllo. L’emergenza è la scorciatoia
perfetta, il salvacondotto sicuro per ogni farabutto
che vuol arrivare a destinazione.
Il governo italiano, scrivendo all’Unione europea, ha
quantificato in 3,3 miliardi di euro le spese sostenute nel
corso del 2015 per gestire l’emergenza profughi. È questa
la base sulla quale il ministero dell’Economia ha chiesto a
Bruxelles di chiudere un occhio sui conti pubblici italiani,
permettendo maggiore flessibilità al nostro bilancio. Tre
miliardi e 300 milioni non sono tantissimi, non risolvono
certo da soli il problema del debito pubblico, ma non sono
nemmeno pochi: equivalgono, all’incirca, all’intero ammontare
della tassa sulla prima casa sopportato nel medesimo
anno dagli italiani. Ma ancor più che la quantità, come dicevamo,
quello che scandalizza è il modo in cui sono stati
buttati questi soldi. Un modo che non solo dimostra un totale
disprezzo del buon senso e del buon gusto, ma che soprattutto
svela un meccanismo perverso, quello delle cooperative
che si arricchiscono sul disagio e sulle inefficienze
altrui, godendo per altro di notevoli benefici fiscali e legislativi,
e spesso facendo concorrenza sleale alle altre imprese.
Un meccanismo perverso che, ovviamente, non è detto
si fermi alla torta dei profughi.
E allora, cara mamma, forse è inevitabile che ancora una
volta dica un po’ di cose spiacevoli, con la mia voce spiacevole,
con i miei libri che da vent’anni raccontano il lato spiacevole
di questo meraviglioso Paese che facciamo di tutto per
rovinare. Del resto, me l’hai insegnato tu a non avere mai
paura della verità, anche quando sembra far male. È peggio
non volerla ascoltare, la verità, mi hai sempre detto. E
allora eccomi qui di nuovo in trincea a spiattellare pezzi di
realtà nascosta, a disturbare chi dorme di fronte agli scandali
che ci uccidono. E a gridare ancora, con documenti inediti e
prove inoppugnabili: attenti ai finti buoni. Meglio alzare il
velo che copre la Grande Schifezza, meglio smascherare la
presunta solidarietà, prima che lo facciano compiutamente
le Procure. Meglio lanciare l’allarme su un sistema che
non può funzionare, che consuma alla base il fondamento
solidale di questo Paese, meglio non aver pietà di chi insulta
ogni giorno, con il suo modo di operare, le persone che
si sporcano le mani con la generosità, quella vera, che non
guadagna ma costa, che non rende ma distribuisce. Quella
che tu conosci bene, cara mamma, perché me la racconti
ogni sera, fra una battuta e un’altra (anche oggi? «Anche
oggi»…), mentre io ti ascolto, sempre più orgoglioso di te.
Seppur senza mai trovare il modo di dirtelo. Dovevo scrivere
un libro per riuscirci.

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7 risposte a “Da oggi in libreria Profugopoli. Non perdetevelo. Qui sotto per voi, in esclusiva, la premessa dedicata alla mia mamma

  1. Bravo Mario, ti seguo spesso nelle varie trasmissioni:
    ma perche’ i “nostri politici” non vogliono capire quanto sia grave la situazione italia dovo non c’e’ rimasto niente di pulito, e dove il loro unico scopo e’ di rubare e sprecare soldi per loro
    tornaconto.

  2. Dopo lo scambio di pareri di ieri sera su la 7 puoi dire al “sig. cazzola”(il nome gia’ parla per lui), che ci spieghi come la figlia di quella delinquente della fornero sia in pensione dal 2013 alla tenera eta’ di 39 anni(io ne ho 62 e lavoro da 42 ma ancora devofarne altri 2 per la pensione)?

  3. Ciao ,sono stato obbligato dalla Cascina a dimettermi per fare posto agli amici dei politici . Poi ,per farmi tacere, mi hanno assunto presso “La Bollita costruzioni ” su cui puntano perché è il nuovo sporco business in termini di appalti facili e facile riscossione dei crediti con lo Stato. Potrei scrivere un libro anchio!Sono troppo forti, vincono sempre . Anche se non serve a niente,Grazie .

  4. pagliaccio! tu ed il tuo direttore Liguori dovreste vergognarvi per il gesto ridicolo che avete fatto, pensate a fare giornalismo di qualità e non a fare gli ultras!!!!!

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