QUELLE NOVE SETTIMANE CON SCOLA

Caro Giordano, è morto Ettore Scola, il regista che odiava il Cav, titolava questa mattina il nostro Libero. Poi l’avete chiamato «maestro rosso». Ma uno capace di tanto odio politico può essere chiamato «maestro»?
Lettera firmata – via mail

Non lo so, caro amico. Se devo essere sincero non me la sento di dire nulla (se non un aneddoto personale, che racconterò tra breve) su Ettore Scola come regista. L’unica cosa che posso ricordare è una frase di Ennio Flaiano del suo Frasario Essenziale: la citava ieri mattina Tony Damascelli sul Giornale a proposito delle critiche di Sergio Castellitto a Checco Zalone, ma calzano a pennello a tutto il mondo cinematografaro italiano, e dunque anche per Scola.
«Iscrivetevi al Partito comunista – diceva Flaiano – Vantaggi: sarete temuti e rispettati, libertà privata totale, ampie possibilità per il futuro; viaggi in comitiva; nessuna perdita in caso di persistenza del Sistema; guadagno in caso di Rivoluzione (almeno per i primi tempi); colloquio con i giovani; ammirazione del ceto borghese; ampie facilitazioni sessuali; possibilità di protesta; rapida carriera; firme di manifesti vari; impunità per delitti politici e di opinione; in casi disperati, alone di martirio». Non è perfetto? Ettore Scola ha, come tutti, tanti meriti e alcuni torti. Fra questi ultimi c’è pure quello di aver offerto un posto da attore al sottoscritto. Non ci crederà, ma è successo davvero. Correva l’anno 1997, io ero alle mie primissime apparizioni televisive come Grillo Parlante, lui stava preparando un film «La Cena», che fra i suoi fu uno di quelli di minor successo (in effetti: partiva già con i presupposti sbagliati). Mi chiamarono, me lo passarono. Era rimasto colpito dalla mia figura un po’ stramba, così inusuale per la televisione e mi voleva mettere nel cast. Mi spiegò rapidamente il film al telefono, mi disse che si svolgeva tutto in una sala da pranzo, e che accanto alle uscite estemporanee del comunista deluso della politica, delle chef e del maestro di turno, gli sarebbe piaciuta anche la mia vocetta stridula. Era una particina piccola piccola, ma per il modo in cui il film era girato, avrei dovuto presenziare in scena moltissimo, e dunque mi erano richieste nove settimane di posa. Nove settimane. Ero all’inizio della carriera, ero (e nonostante tutto sono) innamorato di questa professione.
Non potevo concedermi nove settimane di assenza. Ci pensai due giorni e gli dissi no.
Così non potrò raccontare ai nipoti di aver recitato con il maestro rosso Scola. E oggi, a ripensarci, un po’ mi dispiace.

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