LA SCUOLA OKKUPATA DA 15 GIORNI PER BILIARDINO E CAFFE’

Lotta dura, brioche senza paura. Al liceo Virgilio di Roma hanno alzato le barricate. E da quindici giorni stanno occupando la scuola al grido di battaglia: vogliamo il cappuccino, lo vogliamo ogni mattino. Una delle 13 rivendicazioni avanzate dal comitato di lotta, infatti, è l’apertura del bar interno alle 7,40 «per evitare la calca durante la colazione, momento di primaria importanza». Primaria importanza, si capisce: questi ragazzi hanno le idee chiare e sanno che i problemi vanno presi per le corna. Anzi, per i cornetti. Ripieni di crema o marmellata? E che marmellata: ciliegia o pesca? Hasta la spremuta d’arancia, comandante Che Guevara: la rivoluzione può attendere. Il caffè doppio macchiato, invece no.

Non facciamo della facile ironia, però. Non c’è solo la colazione fra le rivendicazioni di lotta che spingono gli studenti a occupare da 15 giorni la loro scuola. Macché: c’è anche l’aula del biliardino (funzionale pure per le canne) inopinatamente chiusa, un nuovo parcheggio dei motorini, e soprattutto la possibilità di entrare in aula dopo le 8.10. Quest’ultimo punto pare fondamentale per il miglioramento del sistema scolastico italiano. In effetti: che bisogno c’è di entrare in classe proprio alle 8.10? Con tutto quello che si può fare fuori? Dormire, per esempio? O andare a zonzo per la città? Perché non entrare alle 9 o magari alle 10? Perché non direttamente a mezzogiorno? Anzi: perché non lasciare libero ogni studente di arrivare quando gli pare?
Perché quella fascista di preside (autoritaria e del Pd) si ostina a volere tutti in aula così presto? Non sarà che soffre d’insonnia? Non ha proprio nient’altro da fare?
La rivolta del Virgilio è guidata, come sempre, dai figli di papà che da queste parti la fanno da padrone da tempi immemori. Ora in cima alle barricate ci sono il pargolo di Gennaro Migliore, ex parlamentare del Sel salito sul carro vincente del Pd, e il figlio del presidente della Camera del Lavoro di Roma. Duri e inflessibili. Tanto a loro che importa? Se devono lasciare la scuola, come è successo al loro compagno più grande, il nipote di Bertinotti, due volte bocciato per i sette in condotta, hanno i mezzi per cavarsela altrimenti con i soldi del paparino. Se perdono terreno, potranno recuperarlo; se bloccano le lezioni pubbliche, si rifaranno con quelle private. A differenza dei figli degli operai possono permettersi di giocare alla rivoluzione, piccoli Capanna crescono: ore 10 assemblea di gestione, ore 10.30 rassegna stampa, ore 15 dibattito, ore 18.30 cineforum. Fra la rivendicazione della brioche e quella del biliardino, rispuntano pure gli eskimo. Manca solo un seminario su Servire il Popolo, Mao Tse Tung e la Lunga Marcia, e poi il revival sarebbe completo.
Questo è l’unico liceo romano ancora okkupato, ha rivelato ieri Repubblica in una pagina grondante di comprensione per i rivoluzionari della brioche. Il reportage ci spiega che c’è musica a tutto volume «ma mai oltre mezzanotte», che i ragazzi hanno diviso i piani dell’edificio (al terzo per i sacchi pelo, a pian terreno per le attività diurne) e che hanno fatto sì, un po’ di barricate, ma «non contro la celere», solo «per limitare le zone di movimento degli stessi studenti». Loro sono fatti così, che ci volete fare? Quando vogliono tenere in ordine una stanza, non chiudono la porta, come faremmo tutti noi.
Macché: fanno una barricata. Accatastano banchi e sedie, ribaltano le cattedre, impilano alla rinfusa tutto quello che trovano. Ma solo per essere più ordinati, si capisce. Però sono proprio dei bravi ragazzi. Lo dimostra il fatto che se arrivano due genitori, per dire, li fanno entrare.
Non li prendono nemmeno a sprangate, non vi pare bellissimo? Certo devono essere i genitori giusti, cioè quelli che approvano l’okkupazione, ma non è che si può avere tutto dalla vita, no? E poi gli studenti non avendo da studiare fanno un sacco di altre cose interessanti: per esempio giocano a calcio nell’aula 64, tengono la musica house a un livello bestiale, usano la chitarra elettrica quando non è custodita nell’aula dell’autogestione, dormono (un centinaio) nelle tendine canadesi, ed espongono bandiere miste, la falce e martello accanto a quella della Roma Calcio. Tutte attività importanti, soprattutto perché permettono di raggiungere uno scopo fondamentale: evitare lezioni e interrogazioni, sfangarla con il latino, dribblare la chimica, bypassare il rischio 4 in matematica. 15 giorni di beato fancazzismo, volete mettere?
Avanti ragazzi, ancora un piccolo sforzo e si arriva direttamente alle vacanze di Natale…
Poi dite che il liceo non prepara bene le future generazioni: se questi riescono nell’impresa di passare dal 20 novembre al 10 gennaio senza vedere un prof in classe, beh, sono davvero dei geni. Meriterebbero la promozione ad honorem, il titolo di cavalieri del non lavoro. Peccato soltanto che ci sia qualcuno che s’è messo in testa di rovinare la festa. In particolare una mamma che ha scritto al presidente della Repubblica Mattarella per chiedere di sgombrare la scuola. Ora pare che debba intervenire il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, uno che ha sempre definito le okkupazioni come formative. «Tocca al governo provare a mediare», sentenzia Repubblica. Ma certo, si capisce. Ecco che cosa deve fare il governo. Preoccuparsi del terrorismo? Della crisi economica? Dei risparmiatori beffati? Dei pensionati che non arrivano alla fine del mese?
Macché: deve mediare con gli studenti del liceo okkupato di Roma, perché tra un po’ di musica house e una partita a calcio, possano finalmente avere quel che spetta loro di diritto. Mai più senza brioche alle 7.40 del mattino. Avanti popolo alla riscossa, sfogliatina rossa la trionferà.

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4 risposte a “LA SCUOLA OKKUPATA DA 15 GIORNI PER BILIARDINO E CAFFE’

  1. Complimenti per l’articolo, dice tutto. Io l’ ho vissute queste cose, ed e’ proprio cosi’. Italia senza futuro, ma chissenefrega

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