HA UCCISO UN BANDITO, NON E’ INDAGATO. PER POTERTI DIFENDERE DEVI PRIMA FARTI SPARARE

Je suis Rodolfo, e vediamo se qualcuno stavolta osa sollevare dubbi. Quella del gioielliere milanese è stata legittima difesa, è talmente evidente che non ci sarebbe nemmeno bisogno di discuterne: i banditi albanesi hanno minacciato la sua famiglia in tutti i modi, li hanno tenuti in ostaggio per un’ora e mezza, dopo che lui aveva consegnato loro tutto quello che aveva. Volevano più soldi, più oro, più gioielli, più tutto. «Se non li trovi, tagliamo le dita alla bambina», urlavano. Poi: «Vi faremo tutti a pezzi». Gli hanno rubato una pistola, gli hanno sparato contro 5 colpi con una Magnum 357. A questo punto, solo a questo punto, Rodolfo Corazza, 59 anni, di Lucino di Rodano, pochi chilometri da Linate, ha aperto il fuoco.
Uno dei banditi è morto. Era un pericoloso delinquente, stranoto alle forze dell’ordine, evaso due volte dalle carceri italiane. Ovviamente a piede libero.
Je suis Rodolfo, e non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirlo. Voglio vedere chi oggi si dissocia dal comportamento di questo cittadino esemplare, 30 anni di porto d’armi senza aver mai fatto male a una mosca, una persona perbene che l’altra sera desiderava solo tornare a casa tranquillo, per cenare con la sua famiglia, dopo una giornata di lavoro. E che invece si è trovato a vivere un incubo per colpa di uno Stato incapace di garantire la sicurezza, in un paese di 4mila abitanti dove si registrano 3 furti a settimana, e la gente si barrica in casa per il terrore. Vaprio d’Adda, il paese del pensionato Francesco Sicignano, non è distante da qui. E anche questo bandito ucciso è albanese, come quello là. Pare che le bande delle bestie dell’Est siano in grande espansione da queste parti.
Ma questo albanese, come si diceva, a differenza di quell’altro, non è un ragazzetto alle prime armi, non è un principiante, apprendista stregone del furto, pericoloso ma di ultima generazione.
Macché. Questo albanese è un delinquente incallito: Valentin Frrokaj, 37 anni, infatti aveva alle spalle una carriera criminale di tutto rispetto, omicidi, furti e ben due evasioni, prima da Parma, poi da Palermo con una fuga in stile film d’azione, calandosi dalla finestra, fregandosene di tutto, persino delle riprese delle telecamere che l’hanno immortalato nel clamoroso gesto. Girava armato, insieme con i suoi due complici: avevano coltelli e pistole. Ma siccome non pareva loro abbastanza, hanno anche preso un’arma dall’armadio del gioielliere, mentre rubavano tutto il resto. E hanno usato pure quella per sparargli contro.
Sì, gli hanno sparato contro. E allora je suis Rodolfo, inevitabilmente, e vorrei vedere come non si fa ad esserlo, date le circostanze. L’unico dispiacere, a dirla tutta, è che ne abbia ammazzato uno solo, l’unico dispiacere è che gli altri due siano riusciti a scappare e siano ancora pericolosamente a zonzo per il Paese. Stavolta, infatti, la domanda da fare non è se il gioielliere di Milano abbia fatto bene o no a sparare. La domanda da fare è se uno debba aspettare di farsi sparare addosso cinque colpi, uno dopo l’altro, per poter cominciare a difendersi. Per poter dire: ha fatto bene.
«Non sono un eroe», ripete il gioielliere. Ed ha ragione.
Non è un eroe. Però è stata una persona fin troppo giudiziosa, oltre che un po’ fortunata: rientrava dal lavoro, aveva la pistola nel giaccone, non gliel’hanno tolta. E lui ha sparato dopo aver messo al riparo la moglie, prima un colpo d’avvertimento per metterli in fuga, poi un colpo a vuoto, poi contro le persone solo quando è stato costretto e dopo aver capito chiaramente che erano delinquenti spietati, che non si fermavano davanti a nulla, che gli stavano correndo addosso per finirlo. Ma lo ripetiamo: davvero ci vuole tutto ciò per riconoscere il diritto di una persona a non morire? A non farsi massacrare?
A non far tagliare a pezzi la propria figlia? Bisogna farsi sparare addosso per potersi difendere?
Siamo sempre più insicuri. Se andiamo nei grandi centri urbani siamo travolti la paura degli attentati terroristici, le metropolitane a rischio, le grandi stazioni blindate, ci suggeriscono di girare lontano da piazza Duomo, di evitare il Colosseo e piazza San Pietro. Se ci ritiriamo nella casa fuori città siamo presi d’assalto dalle bande di delinquenti stranieri, portatori insani di violenze bestiali e disumanità assortite. Che ci resta da fare? L’angoscia cresce. Lo Stato promette sicurezza sempre e soltanto a parole, negli annunci ufficiali, nelle conferenze stampa in pompa magna riprese dai Tg. Ma come si fa a garantire la sicurezza se quelli come Valentin Frrokaj si fanno beffe di tutti, uccidono, evadono, scorrazzano per le strade da padroni, e se per caso vengono presi, tornano liberi nel giro di un amen?
Spiace dirlo, ma stavolta siamo felici che quel criminale sanguinario sia morto. Se l’è cercata, non meritava altro. E questo è l’unico modo sicuro che conosciamo, purtroppo, per potersi davvero togliere di mezzo un bandito così pericoloso, prima che sparga altro sangue e altro terrore. Ma non ci basta. Vorremmo che questa pagina senza ombre, questo gioielliere senza macchia, ci facessero fare un passo in più. Un passo in avanti. Vorremmo che ci aiutassero a capire, cioè, che bisogna dare davvero la possibilità agli italiani di difendersi, sempre e comunque. Senza dover chiedere ai banditi che entrano nelle nostre case il loro curriculum o la carta d’identità o la fedina penale. E senza aspettare per forza che questi ultimi ci scarichino addosso una Magnum 357, come hanno fatto con Rodolfo.

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3 risposte a “HA UCCISO UN BANDITO, NON E’ INDAGATO. PER POTERTI DIFENDERE DEVI PRIMA FARTI SPARARE

  1. Penso che sia ora di smetterla di giustificarsi per aver reagito all’assalto di questi criminali! E’ giusto e basta! Anche il detto “meglio una brutto processo che un bel funerale” mi sembra frutto di una mentalità da branco di pecore. Ma quale brutto processo, ci vogliono le medaglie per questi cittadini!
    E’ ora di smetterla di fare le vittime del sistema. Va ottenuta o con le buone o con le cattive una norma ad hoc che legittimi sempre la difesa a casa nostra oltre ad un risarcimento dallo Stato per danno morale, tutte le volte che veniamo visitati dai ladri , per non aver lo Stato saputo assicurare la mia sicurezza, che è un compito allo stesso demandato!

  2. Gent.mo Direttore Sig. Giordano,
    ha già detto tutto lei… Purtroppo non siamo tutelati come dovremmo essere; si potrebbe scrivere un romanzo per esporre tutte le mancanze e le ingiustizie che ci sono nel nostro Paese… Ogni giorno, quando usciamo di casa, dobbiamo farci il segno della Croce e sperare che non ci accada mai niente di male perché sappiamo benissimo che, se mai fossimo prede di qualche male intenzionato, nessuno ci aiuterebbe né prima (con la dovuta prevenzione) né dopo (con la iniqua giustizia)…
    Vorrei, se me lo permette, concludere con una frase che ha reso molto importante un libro scritto dall’insegnante napoletano Marcello D’Orta…. “Io speriamo che me la cavo”…

  3. Spiace che per ciò che è ovvio si debba scrivere un articolo. E’ il segno della confusione che regna confondendo il bene con il male, il diritto, primigenio e fondamentale alla difesa, con l’abuso. Il risultato è un’implicita legittimazione pratica della violenza e un popolo di pecore pasciute pronte al macello.
    Cambierà mai qualcosa? Dubito, perché i buonisti ad oltranza partoriscono sempre pensose idee contro la vitalità di semplici principi: io ti rispetto e tu rispetti i miei diritti. Se eserciti violenza contro di me ho diritto di risponderti a tono. Pensare che il perdono sistematico e acefalo sia una virtù cristiana ridicolizza il cristianesimo e favorisce solo la delinquenza. Stando le cose come appaiono, anch’io sono Rodolfo.
    PS: “Ha ucciso un bandito: è stato indagato”

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