TUTTI I COMPLICI DELL’INVASIONE ISLAMICA

Caro Giordano, la seguo sempre con stima ed interesse, per questo le chiedo di spiegarmi a chi possa giovare questa invasione islamica dell’Europa. Forse agli Usa, che vedrebbero così eliminato un temibile concorrente sullo scacchiere mondiale? O forse ai misteriosi poteri forti europei, che si ritroveranno una gran massa di disperati disposti a lavorare a retribuzioni da fame? Oppure ai nipotini di Lenin che, avendo fallito nell’ annientamento dell’odiato Occidente e della sua cultura, ci stanno ora provando utilizzando l’arma islamica? Non capisco le ragioni, ma ho chiare le conseguenze: finiremo conciati come i nativi americani o, peggio ancora, spariremo dalla faccia della terra.
Angela Fini – Forte dei Marmi (Lu)
Cara Angela, credo che l’ invasione in primo luogo interessi ai medesimi islamici, i quali non a caso hanno iscritto nel nome della loro religione l’obiettivo di sottomettere gli infedeli, cioè noi. Infatti lo stanno realizzando in tutti i modi: con la violenza brutale dell’ Isis, con la paura degli attentati terroristici in stile Charlie Hebdo, con i soldi degli emiri, con l’apertura delle moschee nel cuore delle nostre città…

Poi, ovvio, trovano dei complici: gli americani un po’ ottusi che dopo aver salvato l’Europa dal nazismo hitleriano la lascerebbero cadere senza troppo preoccuparsi nelle mani del nazismo islamico; i poteri forti che vedono nell’immissione di manodopera a basso costo un’ottima opportunità per ridurre i diritti (e i salari) dei lavoratori; la sinistra ex sessantottina che voleva abbattere il sistema occidentale e che dunque sotto sotto gode all’idea di raggiungere l’obiettivo, seppur in collaborazione con il Califfo (e per renderla meno imbarazzante ha ribattezzato questa collaborazione chiamandola «accoglienza» e «solidarietà»). Ma mi lasci ripetere ancora una volta, cara amica, che in fondo siamo tutti noi un po’ complici di questa invasione, perché abbiamo smesso di difendere i nostri valori e le nostre tradizioni. Non c’è bisogno di aver la laurea in botanica per capire che se si tagliano le radici la pianta muore, e un’altra prenderà il suo posto. Noi abbiamo cominciato a morire nel momento stesso in cui abbiamo negato quello che siamo, in nome di un laicismo solidaristico e terzomondista che spacciamo per dialogo, ma che in realtà è una resa. Perché vede, cara Angela, non le sfuggirà che per dialogare bisogna avere qualcosa da dire. E le nostre società, purtroppo, da troppo tempo sono vuote. Non hanno niente da dire, sembrano star lì solo per farsi riempire…

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