L’IMBUCATO MARINO NO E GLI AMICI DEL CHE SI’?

Caro Giordano, questa lettera non le piacerà e forse non sarebbe piaciuta nemmeno a mio padre pur se frutto della mia educazione non tanto politicamente corretta. Le ho già espresso tempo fa la mia perplessità sul chirurgo che ha lasciato la professione per la politica. Avendone avuta l’occasione io non l’ho fatto. Dunque non sarò io a difenderlo e l’ultima imbucata a Filadelfia non mi ha minimamente sorpreso. Mi ha invece sorpreso che Papa Bergoglio si sia infuriato col sindaco di Roma perché avrebbe sfruttato la sua immagine a fini politici, avendo assistito alla sua messa senza invito e con la fascia tricolore. Lo scandalo starebbe proprio in quel simbolo, da stracciarsi le vesti, più grave della gigantesca figura del Che al posto della croce in quella piazza a Cuba, piena non di imbucati ma di precettati che forse non metteranno mai piede in una chiesa. Ma chi sono io per giudicare? Proprio non me la sento di condannare Marino per un Pater, Ave, Gloria in piazza, con o senza fascia. Del suo operato giudichino i romani, non Bergoglio.
Già, il Papa. Io sono cresciuto fra gente semplice di campagna dove il Papa era il Papa senza nomi e cognomi, dove i “rossi” con le loro bandiere rosse ed i loro fazzoletti rossi con falce e martello al collo, considerati diavoli. Nel 1945, avevo allora cinque anni, per Santa Lucia una zia mi regalò un maglioncino in pura lana incautamente rosso. Fu destinato subito da nuovo per lucidare gli zoccoli dei cavalli. Fu diseducativo? Sicuramente non ne soffrii: nel rosso c’era il fuoco dell’Inferno e, ora si può dire, il sangue dei vinti. Quelli erano i tempi.
Giuseppe Zanaboni – via mail

No, caro Zanaboni, lei sbaglia: in realtà la sua lettera mi piace moltissimo. D’altra parte questo giornale non ha risparmiato critiche al viaggio del Papa a Cuba e in America, il sottoscritto neppure. Anzi, qualcuno mi ha pure accusato di aver esagerato. Comunque sono d’accordo con lei: quell’intervento sul sindaco, così esplicito e un po’ da cortiletto, non era all’altezza di un Papa, almeno per come abbiamo imparato ad amare la figura del Papa. Ma, detto questo, resta il vero problema, quello che lei liquida in una battuta: su Marino giudichino i romani. La questione è tutta lì. Vogliamo far giudicare i romani, cioè gli elettori? E che si aspetta? A quante altre umiliazioni deve andare incontro la Capitale prima di fare un virtuoso bagno di democrazia, togliendo di mezzo questo sindaco supponente, bugiardo e incapace? (Ps: il rosso, però, è sempre stato anche il colore dei cardinali. Forse quel maglioncino poteva tenerselo).

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