IL RE DI TANGENTOPOLI FINISCE IN POVERTA’ MA SEMPRE FUORI LEGGE

L’unica cosa che non è cambiata è l’illegalità. Per il resto la differenza non poteva essere più impressionante: avevamo lasciato Duilio Poggiolini, il Re Mida di Tangentopoli, con i miliardi nel puff, i lingotti d’oro sparsi per tutta casa, quadri preziosi, gioielli e divani intessuti di monete antiche. E lo ritroviamo in una casa di riposo abusiva alle porte di Roma, sei letti in una stanza, muri gialli e comodini striminziti, un solo bagno senza finestre, la gestione in mano a tre indiani, ovviamente non abilitati. Aveva un patrimonio da 300 miliardi di lire. E si è ridotto a non avere nemmeno un cesso tutto per lui. Aveva i rubli d’oro dello zar Nicola II. E si è ridotto a dormire in un tugurio, per di più non in regola. Cioè fuorilegge, come gran parte della sua vita.Sic transit gloria puffi.

Duilio Poggiolini, ex direttore generale del Ministero della Sanità, l’avevamo conosciuto ricco e potente, lui e la moglie Pierr Di Maria, nella villa dell’Eur imbottita di tesori e monete antiche, con i materassi che traboccavano monete. Lo ritroviamo qui, nelle campagne di Casalotti, mentre viene portato fuori dalla casa di riposo abusiva, avvolto in un pastrano marrone come la miseria, lo sguardo perso, il corpo abbandonato sulle stampelle. Quando venne arrestato gli sequestrarono 10 miliardi in casa e 15 in un conto in Svizzera. Adesso faticherebbero a trovargli in tasca qualcosa oltre alle pastiglie per la tosse.
Eppure è difficile provare pietà per quest’uomo di 86 anni che si è arricchito per anni a spese degli italiani.
Che speculava sulla loro salute. Che lasciava gli ospedali cadere a pezzi mentre cercava la ricchezza in modo che i suoi stessi avvocati definirono morboso. Che ancora oggi è sotto processo per la vicenda del sangue infetto. È difficile provare pietà per un uomo diventato il simbolo di una classe dirigente corrotta, avida, dedita ad accumulare ricchezze alle spalle dei disastri del Paese, capace di usare il potere soltanto a vantaggio personale. Ancora due anni fa, per dire, fu trovato nel caveau di Bankitalia un baule con una parte del tesoro di Poggiolini: 26 milioni di euro. Forse, mentre lo aprivano, lui era già lì nell’ ospizio abusivo, a guardare con gli occhi fissi il muro giallo.
O a litigare con gli altri anziani su temi fondamentali della vita, come per esempio chi deve andare a pisciare per primo nel bagno senza finestre.
Certo, fa tristezza: se la giustizia terrena non è stata particolarmente severa con il Re Mida della Sanità (alla fine, fra un indulto e uno sconto di pena, si è fatto appena sette mesi di carcere a Poggioreale), la vita è stata con lui un giudice assai più severo. Da quando sono saltati fuori quei soldi dal puff, infatti, è stato un susseguirsi di condanne senza appello nel tribunale dell’ esistenza. La moglie s’ è ammalata ed è morta. La splendida villa dell’Eur è andata progressivamente alla malora. Il titolo di Cavaliere gli è stato revocato per indegnità con solenne pronunciamento del Quirinale. Per risollevarsi ha anche cercato di scrivere un libro: “Nient’altro che la verità”. Ma anche quello è andato male. Anzi, è stato un insuccesso tale che l’hanno subito mandato al macero.
Adesso, ultimo atto di questa nemesi storica, arriva l’ospizio abusivo gestito dagli indiani truffaldi alle porte di Roma. La moglie non c’è più, del figlio affetto da grave patologia cerebrale si sono perse le tracce, la famiglia è dissolta. Nessuno che può prendersi cura di lui. Resta la solitudine desolata della periferia romana, e l’immagine di quelle stanze misere, con i letti accatastati, il mobilio insufficiente e i servizi da schifo.
Sono le condizioni penose in cui ha vissuto gli ultimi anni. Più o meno le stesse condizioni penose, per altro, nel quale ha costretto a vivere milioni di italiani negli ospedali, per decenni, mentre lui si trastullava da Re Mida fra sesterzi, gioielli, materassi imbottiti, tesori e dipinti di valore. Curare gli altri è una cosa importante.
Chissà se ci ha pensato, almeno per un attimo, mentre lo portavano via.

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3 risposte a “IL RE DI TANGENTOPOLI FINISCE IN POVERTA’ MA SEMPRE FUORI LEGGE

  1. Ricordo con chiarezza la vicenda , come quella dell’ex ministro della salute Di Lorenzo. Poggiolini ha avuto quello che si meritava, ed è un peccato che non sia rimasto in quella struttura più a lungo. Ma è un bene che l’abbiano chiusa, sperando che le persone che non meritano tale trattamento abbiano una sistemazione adeguata al genere umano. Per Poggiolini nessuna compassione, spero abbia ancora una vita lunga e dolorosa..

  2. Sarebbe interessante sapere dove sono finiti tutti quei tesori, tutti quei denari, tutto qell’oro, nelle casse dello Stato oppure……. perchè facendo conti aprossimativi +/- è il bilancio di un’anno dello Stato se non di più. Secondo me, conoscendo le abitudini del bel paese, sono finiti in tasca ad un nuovo Poggiolini

  3. ho 55 anni e non ho più’ credo in questo paese spero solo che le mie figlie i miei nipoti ed i miei pronipoti abbiano la possibilità di credere e di vivere in un altro paese. Ho fatto sacrifici per ottenere questo e con le loro lauree da lode spero che un giorno siano solo di origini italiane.
    in italia l’unica speranza è che tutte le donne diventino sterili solo così riusciremmo ad azzerare il nostro presente e ricordare il passato per un nuovo futuro, Questo è il mio augurio a tutti i poggiolini seduti al senato al parlamento negli enti locali regionali comunali provinciali nei ministeri sedi di partiti ect ect ect ect

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