CROCETTA OFFENDE UN MALATO E PREMIA GLI INCAPACI

Offende un bambino malato. E premia i dirigenti incapaci. Il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, si comporta con un supereroe al contrario, uno di quelli che prenderebbe a schiaffi Cappuccetto Rosso e darebbe una medaglia alla Banda Bassotti, sparerebbe a Bambi e farebbe un regalo prezioso a Crudelia Demon. Inopportuno come un cactus in gola, insomma, sempre che, naturalmente, i cactus non ci querelino.La sua meravigliosa performance comincia in una corsia dell’Ospedale dei bambini di Palermo, reparto malattia metaboliche rare. C’è un bimbo che sta soffrendo, respira con la maschera d’ossigeno, non riesce a parlare, attorno a lui la mamma commossa, il papà che piange, il cardinale che prega. E Crocetta-burletta che fa?

Si mette a schiamazzare, ride, dà di gomito. «Come ti chiami?», chiede ad alta voce al bimbo, che ovviamente non può rispondere. La mamma ha un sussulto: «Si chiama Giovanni», sussurra sottovoce, reprimendo il disgusto sotto un mare di dignità. Ma Crocetta non s’accorge di niente. Continua a saltellare di qua e di là, tutto trullo manco fosse alla festa del paese, ridacchia e strepita: «Giovanni adesso stai meglio, la mamma è felice…». Giovanni sta meglio? La mamma felice? Se questa è la percezione della realtà del governatore, si capisce perché la Sicilia stia perdendo i pezzi.
Ma non è finita. La scenetta prosegue. I presenti cercano di ignorare tale sguaiataggine, come si ignora il rutto del vecchio zio al pranzo di famiglia («È fatto così, poveretto, che ci vogliamo fare?»). Ma Crocetta va avanti, non si ferma, continua lo show fra una flebo e un pianto, tocca, urlacchia, s’intromette. Riesce persino a infilarsi mentre il cardinale e la mamma del piccolo recitano le preghiere: fra un Padre Nostro e un’Ave Maria, lui se ne esce gridando: «Un bell’applauso». Proprio così: un bell’applauso. Allegria. C’è un bimbo che sta molto male.
La performance ad alto contenuto di stupidità offende non poco la famiglia del bimbo malato. Il padre, infatti, chiede al governatore di scusarsi. Ma il governatore, anziché cospargersi il capo di cenere, pensa bene di andare in Regione a cospargere d’oro i dirigenti incapaci. Non è meraviglioso? La sua esibizione nella sede istituzionale è, se possibile, perfino più inopportuna di quella in ospedale: scopriamo, infatti, grazie alla Corte dei Conti che tutti i dipendenti della Regione Sicilia hanno ricevuto il massimo del premio di rendimento.
Proprio così: tutti bravissimi. Tutti egualmente meritevoli. Nessuno escluso.
Ora: vi pare possibile? La Sicilia è un esempio mondiale di pessima amministrazione. Ha un bilancio con più buchi del groviera. Il blocco delle spese per eccesso di spreco. I ponti e le autostrade che cedono come i pavesini nel caffellatte. Una viabilità da Terzo Mondo. Una sanità in stato comatoso.
Le opere incompiute. Il turismo in crisi. Scarsità d’acqua.
Discariche a cielo aperto (ecc.ecc.). E con tutto questo po’ po’ di disastro, possibile che tutti i dirigenti meritino il massimo del premio di rendimento? Possibile che tutti abbiano una valutazione del 100%? Che siano tutti ineccepibili? Non se ne trova nemmeno uno che abbia sbagliato? Nemmeno uno incapace? Nemmeno un pochino pochino? E allora perché, se tutti sono così perfetti, nulla funziona come si deve?
In attesa di una risposta, ci auguriamo che la giornata del governatore non abbia avuto un seguito. Che sia finita, al massimo, con una minestrina calda e un bel sonno schiarisci-idee. Altrimenti, dopo aver offeso un bambino malato e premiato i dirigenti incapaci, che cosa avrebbe potuto combinare ancora? Un agguato ai bimbi dell’asilo e un aumento dei vitalizi d’oro della Regione?
Una pernacchia in faccia ai disabili e il raddoppio degli stipendi agli amministratori degli enti inutili? Un calcio negli stinchi agli anziani dell’ospizio e un incremento dei dipendenti della Sicilia a Bruxelles da 3 a 18? Ah, no, scusate. Quest’ultima l’ha già fatta davvero. Perciò non ci resta che aspettare la prossima. Del resto si sa: ogni giorno ha la sua croce. O, peggio, la sua Crocetta.

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