TAGLI ALLA SANITA’? PER I POLITICI NON VALGONO

Caro Mario Giordano, le sarei molto grato se potesse pubblicare (il nostro giornale lo ha già fatto, però ora più che mai giova ripeterlo!) le facilitazioni sanitarie delle quali i nostri rappresentanti politici al Senato e alla Camera (e i loro famigliari) godono a proposito di cure mediche specialistiche, ed il loro costo. Mi piacerebbe inoltre sapere se tali signori (con esse minuscola) godono anche di una qualche assicurazione che tuteli le loro spese mediche o se, come al solito, paga «pantalone» visto la contestazione di noi pensionati ai tagli della sanità fatti dall’ineffabile (o inaffidabile?) ministro Beatrice Lorenzin.
Enzo Bertolini – via mail

Ha ragione, l’abbiamo già raccontato ma è giusto ribadirlo (e aggiornarlo) visto che si sta molto parlando di tagli alla sanità. Come è noto i parlamentari hanno un fondo di assistenza sanitaria integrativa che possono estendere anche ai famigliari e, da un anno a questa parte, anche ai conviventi gay. Già questo è un privilegio perché a nessun altro italiano è consentito considerare come familiare un convivente gay. Per accedere al prestigioso fondo, deputati e senatori devono rinunciare a una piccola parte del loro lauto stipendio: 500 euro. In cambio ricevono rimborsi non soltanto per spese oculistiche, dentistiche, protesi ortopediche, etc ma anche per psicoterapia, omeopatia e pure cure termali. In effetti, i parlamentari hanno bisogno di un po’ di relax per recuperare dal duro lavoro dell’aula, no? E dunque perché non farsi rimborsare sauna e massaggio? Nel bilancio 2014 il totale delle prestazioni rimborsate è stato di 11.149.510 euro, somma solo in parte coperta dai contributi versati dai deputati. Per il resto si è attinto ai rendimenti dei capitali investiti. La relazione di bilancio di Montecitorio sottolinea infatti come «il calcolo delle quote di contribuzione è basato sulla misura dell’indennità parlamentare vigente nell’anno 2006 e non più aggiornato» mentre «negli ultimi anni ha registrato degli aumenti il costo medio delle prestazioni sanitarie». In altre parole: il costo delle prestazioni aumenta, il contributo dei parlamentari no. Mica sono fessi: mica si aumentano i contributi, al massimo tagliano gli esami ai cittadini… Da ultimo va notato che su 11 milioni di rimborsi effettuati solo 1.691.986, cioè poco più del 10 per cento va a deputati in carica. Il resto va a titolari di vitalizi o ai loro famigliari, cioè i nostri amati Papponi. Che, evidentemente, non si accontentano dell’assegno a fine mese vita natural durante, ma vogliono pure il rimborso per la vacanza alle terme…

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