L’ACCOGLIENZA DAL COLOR ARCOBALENO

Caro Giordano, a proposito di questa improvvisa voglia di accogliere e fare del bene ai migranti di moltissimi Paesi africani, per lo più promossa dalla sinistra, potrebbe essere così cortese da ricordarmi che fine ha fatto l’inchiesta sulla famosa Missione Arcobaleno (1999) guidata dal buon Massimo D’ Alema? Forse insabbiata?

Patrizio Pesce – Livorno

Tutto prescritto, caro Pesce, tutto prescritto. Nessuno ha pagato per gli scempi che accompagnarono quella missione: i 920 container di materiale deperibile abbandonati al porto di Bari, i 165 dimenticati a Tirana, i 180 lasciati marcire al porto di Durazzo, nessuno ha pagato per lo spreco, i beni alla mercé di ladri, il cibo andato a male (“Quando abbiamo aperto i cartoni è venuto giù un fiume di latte rancido”, raccontò un volontario. “Per non dire dei wurstel: un container era pieno, saranno stati 30 quintali di wurstel di pollo tenuti lì dentro a 40 gradi per chissà quanti giorni… Li abbiamo portati direttamente in discarica”). Nessuno ha pagato per gli aiuti di pace che sono finiti all’esercito, né per i soldi raccolti andati a finire, anziché i profughi, nel finanziamento di edifici inutili e persino discariche (lei capirà l’assurdo: uno versa i soldi per aiutare i profughi e si trova a finanziare una discarica? Le pare? E non è che la discarica viene costruita solo per poterla riempire con i wurstel scaduti?). Uno dei coordinatori della nostra Protezione civile a un certo punto confessò sconsolato: “Abbiamo ingrassato la mafia albanese”. Il “Corriere della Sera” documentò come al mercato nero di Valona, dopo le Simmenthal e le lattine di olio Monini, erano arrivate anche porte, finestre e altri elementi delle casette dei prefabbricati (dalla razzia dei container al loro smontaggio: ecco il salto di qualità color Arcobaleno). E a Comiso, dove era stato costruito un campo profughi con i fondi della missione, riuscirono a comprare la bellezza di 800 frigoriferi, 1000 biciclette, 1000 piani di cottura, 1000 ventilatori e 300 passeggini, proprio nel giorno in cui il campo si stava svuotando. Utili a chi? “La missione Arcobaleno è il nostro fiore all’occhiello”, aveva detto D’Alema. Beh, non fu proprio così, nonostante gli sponsor d’eccellenza. E fa bene a ricordarlo lei, oggi che tutti parlano di nuovo di solidarietà e accoglienza (spesso pensando solo al business).

P.s. A proposito di Albania, però, lasciatemi una nota privata: ieri la mia insostituibile assistente Nertyla, nata a Tirana, è diventata cittadina italiana. W gli stranieri che vengono in Italia come lei. Rimandiamo a casa tutti gli altri.

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3 risposte a “L’ACCOGLIENZA DAL COLOR ARCOBALENO

  1. Missione Arcobaleno è finita in un nulla di fatto perchè era coinvolto D’Alema e quindi non c’era fretta, se fosse stato Berlusconi ,per condannarlo,avrebbero lavorato anche il giorno di Natale e Capodanno.

  2. Magari se i nostri compagni rossi avessero avuto la stessa sensibilità nell’accogliere i nostri profughi istriani e dalmati… quelli sì erano profughi!!! e per di più italiani, invece di denunciarli alla polizia titina! Razza di ipocriti quanto inutile buonismo… Saluti.

  3. Cambiano i suonatori ma la musica rimane la stessa.
    Siamo a Prato, accolti i profughi per cui vincono il concorso prefettizio due cooperative, quindi aggiudicandosi i 33 euro pro capite pro die. Però questa pecunia viene risparmiata dalle due cooperative (tra l’altro uno laica ed una no), in quanto vengono ammassati in un edificio a destinazione uffici di proprietà del Comune. Degli operatori specializzati neanche l’ombra, soldi risparmiati ancora. Questi ragazzi sono strumentaluzzati da una macchina per fare soldi. Mi auguro che possa entrare in Italia chi fugge da guerre e carestie, uomini donne e bambini di buona volontà, ma che vengano espulsi coloro che ne han fatto e ne faranno un business

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