IL PAPA SVERGOGNA L’IMBUCATO MARINO

Imbucato alla messa del Papa. L’ultima figuraccia del sindaco di Roma è così grande che d’ora in avanti quando si dirà: «che figura di m.» s’intenderà «che figura di Marino». Infatti, non contento di aver buttato soldi per incontrare il Papa a Filadelfia, oltrepassando l’Oceano e scordandosi che forse sarebbe stato più comodo e più economico oltrepassare soltanto il Tevere, è riuscito anche nell’impresa storica di farsi sbugiardare dal Pontefice. In un modo che non era mai successo a nessun politico al mondo. «Marino? Io non l’ho invitato, chiaro?», ha detto infatti Francesco sul volo di ritorno dagli Stati Uniti. E poi ha aggiunto perché non ci fossero dubbi: «Ho chiesto anche ai miei collaboratori: nemmeno loro l’hanno invitato». Di fatto, dunque, a Filadelfia il sindaco di Roma era un intruso. Più o meno come al Campidoglio, d’altra parte.

Ormai è una barzelletta, un personaggio da fumetti. Al massimo potrebbe fare Ignazio Topazio, il sindaco di Topolinia. È stato sei giorni lontano dal suo posto di lavoro, lasciando la Capitale affogata nei suoi guai. Ha portato via con sé due persone dello staff, ha percorso 7017 chilometri ad andare e altri 7017 a tornare. E perché? Per andare a fare una visita di cortesia in America al Papa che, per altro, risiede a 10 minuti a piedi dal suo ufficio? E che oltretutto non dimostra nemmeno di aver gradito particolarmente la premura? Marino sostiene di aver approfittato del viaggetto a Filadelfia anche per dare alcuni consigli al sindaco della città americana su come organizzare gli eventi. Per fortuna non l’hanno ascoltato: infatti è andato tutto bene. Adesso comunque aspettiamo i prossimi annunci del Campidoglio: il sindaco Marino, dopo essersi recato a Filadelfia per incontrare il Papa, si recherà a Ulan Bator per incontrare Renzi. Andrà a stringere la mano a Mattarella a Singapore. E riunirà il suo staff in Patagonia. Comodo, no? Purché si ricordi di avvertire gli interessati… Il Papa no, evidentemente non era stato avvisato. E a giudicare dal suo tono è stato anche piuttosto infastidito di trovarsi lì in prima fila, tutto impettito e con fascia tricolore, quel sindaco che a Roma più che agli incontri di preghiera preferisce farsi vedere al Gay Pride… «Non ho mai detto che era stato il Papa ad invitarmi», ha provato a replicare Marino, con un freddo comunicato dei suoi uffici. Mai detto? Davvero? Eppure al Messaggero il 22 settembre scorso diceva testualmente: «Quando a giugno mi è stato riferito che avrebbero avuto piacere della mia presenza in tre appuntamenti del Santo Padre a Filadelfia, ma soprattutto all’incontro con le famiglie, ho detto a monsignor Paglia che sarei stato molto lieto…». Mi è stato riferito? Avrebbero avuto piacere? Monsignor Paglia? Il Papa è stato esplicito: «Ho chiesto anche ai miei collaboratori…». E dunque delle due l’una: o il Papa è bugiardo. O Marino s’ è imbucato senza invito… La seconda sembra più probabile, anche perché non è la prima volta. Nel marzo 2014, infatti, Obama visitò Roma, incontrando il Papa, il presidente Napolitano, il premier Renzi e ovviamente snobbando il sindaco. Marino cercò di infilarsi con lui al Colosseo, durante la visita privata, ma venne tenuto alla larga. Allora escogitò il Piano Imbucata (dev’essere un vizio) E comparve sotto la scaletta dell’aereo, mentre il presidente americano stava ripartendo. Povero Obama: avrà avuto i suoi bei problemi a capire chi diavolo fosse quel Forrest Gump con la fascia tricolore che in pochi minuti gli parlava un po’ di tutto, dagli ospedali di Pittsburgh ai lampioni dei Fori imperiali, pur di guadagnarsi un po’ di secondi al suo fianco e soprattutto qualche scatto dei fotografi. «Barak stai tranquillo, non è pericoloso. È solo un intruso».
Ecco: trova l’intruso Marino.
Potrebbe diventare il nuovo gioco mondiale. Si accettano scommesse: dove si infilerà la prossima volta Ignazio Topazio? Si vestirà da cameriere per farsi vedere al vertice tra Obama e Putin? Si fingerà idraulico per entrare di soppiatto alle Nazioni Unite? Si vestirà da violinista per partecipare al Concerto di Capodanno sul palcoscenico di Vienna? O da meccanico per fare ciao ciao dal muretto del box Ferrari al prossimo Gp?
Lo vedremo come valletto di Sanremo? Cuoco di Masterchef? Soprammobile nella casa del Grande Fratello? In ogni caso tutte attività che gli riescono meglio che fare il sindaco.
Infatti Roma è in ginocchio.
Cade a pezzi. Ancora ieri un crollo in metropolitana, dove già è morto un bambino, e il caos è quotidiano. Per non parlare del resto. «O faccio il sindaco o niente», disse Marino quando propose la sua candidatura al Pd. Evidentemente è riuscito a fare bene entrambe le cose.
Le polemiche sulle sue assenze, infatti, fanno ormai parte della letteratura. La Capitale è allagata e Marino non c’è. La Capitale è devastata dai black bloc e Marino non c’è. La Capitale è sfregiata dai Casamonica e Marino non c’ è. In due anni ha fatto 16 viaggi all’estero di cui 7 negli Stati Uniti, 7 in Europa, varie ed eventuali (compreso un passaggio a Riad). Ora il Papa ha detto che vuole andare in Cina. E a noi è venuta un’idea: onde evitare che s’imbuchi un’altra volta, perché in quell’occasione non si porta davvero il sindaco con sé? Viaggio di sola andata, s’intende…

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Una risposta a “IL PAPA SVERGOGNA L’IMBUCATO MARINO

  1. Mi sembra di rivedere il povero, ve lo ricordate? Paolini che si metteva in mostra in tutte le interviste televisive,proprio come fa ora il sindaco di Roma Marino detto Ignazio.
    Saluti.

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