Sanguisughe va in piazza

Comincia il Sanguisughe Tour. Ho sempre pensato che i libri vadano  “portati in piazza”. Che non basta scriverli, cioè, ma che bisogna raccontarli  in giro, nelle piazze, nelle librerie, nei paesi più piccoli e lontani. Questo serve al libro, per farsi conoscere, ovviamente. Ma serve anche a chi l’ha scritto per conoscere un po’ di più il Paese, per sentire da vicino la voce delle gente, al di fuori dei soliti “giri” professionali o istituzionali.

Sono sempre contento quando posso iniziare il mio tour con il libro. E quest’anno sono ancora più contento perché tramite Internet posso comunicarlo a tante più persone. Ecco dunque quale sono le tappe previste nelle prossime settimane:

30 aprile (ore 19,30). Festa del libro di Ragusa. In libreria Mondadori, via Roma 165
13 maggio (ore 15). Salone del libro di Torino
13 maggio (ore 21). Canelli (Asti). In piazza Duca d’Aosta
20 maggio (ore 21). Albenga (Savona), presso la sala Auditorium San Carlo
21 maggio (ore 11.30). Roma, Libreria Nuova Europa. Aperitivo con l’autore. Centro Commerciale i granai, via Mario Rigamonti 100
23 maggio (ore 17) Genova. (location da definire)

Seguirà aggiornamento.

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20 risposte a “Sanguisughe va in piazza

  1. Caro Direttore, siamo tutti a conoscenza di ciò che leggiamo dal tuo splendito libro, non abbiamo mai fatto nulla, se non indignarsi, perché non possiamo fare proprio niente, è un marchingegno perfetto che si autolubrifica da solo, protetto da un carter di omertà e silenzioso consenso, che lo sigilla da qualsiasi molecola di polvere.
    Ma i libri, che vivranno oltre i nostri tempi non sono granelli di polvere ma mattoni di storia.
    Grazie

    • se posso, vorrei dire che basta poco per sconfiggere l’omertà tutto è volerlo, basta poco capovolgere la situazione basta dire BASTA……..basta non lubrificare più quel marchingegno, basta dire BASTA………basta prendere se vogliamo , una gran bella fetta di panni e spolverare , basta dire BASTA,Caro direttore vai e come dice Maria Teresa di Calcutta quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo NON IMPORTA COSTRUISCI, CARO DIRETTORE aspetto il tuo libro in Piazza ad Ascoli piceno

  2. Iniziativa lodevole, quella di “portare il libro in piazza”. Un modo pratico per far conoscere lo scopo del libro a tutta quella gente che ha poca dimestichezza con la lettura o con Internet. Scopo del libro che, è bene ricordarlo, serve a far conoscere alla gente una delle cause prime del loro impoverimento: i troppi privilegi che si sono autocreati i politici, e che essi stessi sono molto restii dal voler ridimensionare.
    Peraltro, è un modo assai pacato di portare la questione nelle piazze; un modo ben diverso da coloro che lo portano con urla e spettacolarità.
    Attendo la sua venuta dalle parti di Monza.

  3. Dott. Giordano,
    sono dispiaciuta del fatto che i giovani non si rendano conto che queste assurde pensioni sono pagate con i loro denari.
    Noi siamo andati in pensione con il 100 o l’80 per cento degli ultimi stipendi, loro, si dice, andranno con il 50 per cento o anche meno.
    GIOVANI DATEVI UNA MOSSA E’ IL VOSTRO FUTURO CHE VA IN FUMO MICA IL NOSTRO!!!!

  4. basta essere indignati….. che si può fare contro questi soprusi ammantati di legalità ma pieni di immoralità ! loro si fanno le leggi ad personam tutti !!

  5. mi auguro, direttore, di poterla geguire anche in veneto, da parte mia sto cercando di diffondere il verbo, il piu’ possibile, grazie

  6. Bravo, onesto e vicino a noi Mario Giordano. Grazie per questa battaglia contro i privilegi, mentre gli stessi privilegiati ci tartassano con la scusa che l’inps e lo Stato non hanno soldi. Certo che non li hanno! Li intascano tutti loro con il malaffare.
    Di questo io avevo scritto sul sito http://www.soveratoweb.com ma nessuno ha fatto un commento. Dopo un po’ di tempo l’Italia dei valori (almeno loro ci hanno provato) hanno portato a votazione in parlamento l’abolizione di queste pensioni, mantenendo i contributi per il periodo di mandato. Purtroppo il governo e l’opposizione all’unanimità hanno votato no alla eliminazione di questo furto vergognoso per chi ha fame e in Italia, purtroppo,ce ne sono tanti. Ho scritto anche un articolo sul dio Denaro, facendo presente che l’italia si salverebbe e salverebbe noi cittadini che abbiamo una dignità anche quando non possiamo pagarci un affitto. Ho scritto che le operazioni lecite le facciamo con le carte di credito,bancomat, bonifici assegni ecc. quindi con denaro virtuale. Le pensioni,gli stipendi vengono accreditati con denaro virtuale e noi lo spendiamo virtualmente.
    Le cose losche, invece, si fanno con il denaro contante che non ha più ragione di esistere. Il lavoro in nero,l’evasione fiscale, le banconote false, l’acquisto di droga. Il 90% degli artigiani si fa pagare così per evadere. I sarti fanno migliaia di riparazioni e non pagano tasse. Le rapine ai portavalori. Il denaro contante nascosto. Tutto si può risolvere abolendolo e gli introiti per lo Stato sarebbero talmente elevati che potrebbe e deve portare la pressione fiscale al 10-20% per tutti e tutti pagherebbero volentieri. Il discorso è molto lungo e non posso farlo su queste pagine,ma il Grande Mario Giordano anche con queste poche righe saprà valutare anche questo perchè ne ha l’intelligenza ed è anche onesto intellettualmente.
    Sarebbe meglio che i politici che non vogliono fare queste riforme utili a tutti non si facessero vedere in giro, perchè chi stenta (quasi tutti i lavoratori) a vivere potrebbe reagire molto pesantemente. Sarebbe meglio che si chiudessero in un bunker.

  7. Caro direttore, ho seguito molto attentamente la puntata di oggi del Maurizio Costanzo Talk. La prima cosa che farò domattina sarà quella di acquistare 1 copia del suo libro … peccato che sono in pochi a scrivere certe notizie, e altrettanto pochi quelli che pubblicizzano nelle loro trasmissioni libri come il suo! Mi chiedo solo come secondo chi governa dovremmo prendere certe notizie noi italiani (invalidi, disoccupati,lavoratori, casalinghe..), dobbiamo ridere o piangere?

  8. Egregio Direttore
    spero vivamente che non si rovini con “IL CRESCERE”.
    Attualmente è l’unico che abbia il coraggio di far “SAPERE” alla gente di come stanno “LE COSE”.
    Cosi’ dovrebbero essere tutti i giornalisti!!!!! e invece!!!!!!
    Complimenti ancora la seguiro’ con la speranza che qualcosa di buone questo paese possa ancora “PARTORIRE”

  9. Caro direttore le dico che lei è un grande!Era ora che qualcuno mettesse in piazza come stanno realmente le cose!Come piccola artigiana vengo massacrata dalle tasse come purtroppo succede a molti onesti lavoratori dipendenti pensionati operai commercianti artigiani italiani….insomma quelli che sudano veramente per vivere!!!E’una vergogna!!!!Mi chiedo ma quando si svegliera’ il popolo italiano?Ma nessuno si è mai chiesto che al governo basterebbero pochi parlamentari?Sarebbe un enorme risparmio!!!Non dico che l’Italia sarebbe molto piu’ ricca nel senso che in pochi avrebbero grossi problemi…anzi direi che nessuno gli avrebbe!!!Poi le tasse andrebbero pagate in modo equo..non un tanto al metro come stanno facendo,che alla fine pagano sempre i piu’ piccoli!!!Grazie per quello che sta facendo!!Caro direttore vada avanti cosi’ ha parecchia gente che la sostiene!!!

  10. GRAZIE DIRETTORE DI AVERCI INFORMATO DI QUESTE PENSIONI D’ORO ,I SIGNORI POLITICI SAREBBE ORA CHE COMICIASSERO A LAVORARE SERIAMENTE E FINISSERO DI RACCONTARCI BARZELLETTE ,SIAMO STUFI DI SENTIRLI AD URLARE IN TV ,

  11. Speriamo che qualcuno si svegli laggendo il suo libro e si faccia una riflessione di come ci stanno trattandi i nostri politici ammazzandoci co tasse e recuperi ed interessi su interessi

  12. Caro Mario, non so se ringraziarti o meno per il tuo libro! Di certo è ammirevole il lavoro che hai fatto, ma prendere consapevolezza dello schifo e della presa in giro dei politici nei nostri confronti è altamente frustrante e genera un senso d’impotenza. Per uscire da questo stato d’impotenza l’unica cosa, dopo aver preso maggior consapevolezza su come stanno le cose, è passare all’azione….altrimenti le cose come fanno a cambiare?
    Bene agli appuntamenti in piazza, ma deve cominciare a mobilitarsi una massa consistente, altrimenti nessuno ha interesse ad ascoltare il nostro disdegno e a cambiare! Bisogna denunciare con un attivismo incisivo e costruttivo! Altrimenti qui continuiamo a fare denunce e lamentele, ma le cose non cambiano mai!!
    Hai dei consigli da dare in merito?

  13. Aggiungo una cosa al precedente mio commento. Io sono disoccupata, e qui passi. Ma il mio compagno è un invalido civile al 100%, con una grave malattia per la quale tutti (medici e patronati) hanno riconosciuto il pieno diritto all’indennità di accompagnamento. Ma, dopo aver ottenuto all’unanimità dai medici della asur di Roma il consenso all’accompagno, il “fantastico” medico dell’inps, che ha l’ultima parola, ha ben pensato di non riconoscerglielo! il mio compagno ha avviato il ricorso, che come si sa ha tempi molto lunghi e oltretutto senza la garanzia ad oggi che glielo concedano. Risultato: lui, all’età di 48 anni, si trova con una pensione d’invalidità di 260 euro mensili, senza più una famiglia alle spalle (tranne me), senza una casa,senza la possibilità di lavorare perchè inabile, niente…a rischio di perdere la sua dignità di uomo! Se non ci fossi io a ospitarlo nella mia casa sarebbe per strada con un’ aspettativa di vita, dunque, brevissima, date le sue critiche condizioni di salute! Io d’altronde, nel mio stato di disoccupazione, oltre a non poterlo aiutare (e lo stato dov’è?), rischio di non poter più pagare l’affitto….e trovarmi per strada anch’io! Come può non generarti una rabbia infinita questa iniquità nella distribuzione delle risorse economiche?!!!
    Come può non generare rabbia la cecità e l’indifferenza di chi è al potere ed è assolutamente insensibile a questo tipo di situazioni drammatiche? E immagino che come la nostra ce ne siamo molte, anche di più gravi (es.: chi ha figli da dover sfamare e non ha soldi!). Non sappiamo più a chi rivolgerci, qui non ascolta nessuno!! Aiutaci tu se puoi, dacci un consiglio. Come possiamo muoverci?

  14. In Italia è ormai regola,chi beneficia di privilegi continua ad aumentare i propri vantaggi a scapito di chi vive le difficoltà della vita.Bisogna rivendicare maggiore rispetto attraverso delle iniziative di protesta affinchè i governanti si rendino conto dei veri bisogni del paese rinunciando anche in parte ai loro benefici.

  15. In Italia è ormai regola,chi beneficia di privilegi continua ad aumentare i propri vantaggi a scapito di chi vive le difficoltà della vita.Bisogna rivendicare maggiore rispetto attraverso delle iniziative di protesta affinchè i governanti si rendano conto dei veri bisogni del paese rinunciando anche in parte ai loro benefici.

  16. Finalmente s’incominciano a conoscere i sotterfugi dei potenti, grazie al giornalista MARIO GIORDANO.
    GRAZIE, ANDIAMO AVANTI.

  17. Stimato Giordano

    leggo con vero piacere e interesse i suoi articoli perché condivido , assieme a tanti altri , il disgusto che le realtà che lei racconta provocano.

    Ho letto sul sito EFFEDIEFFE del suo collega Blondet l’ articolo che segue ; non so se queste cose lei le ha già raccontate sul suo ” SANGUISUGHE ” o altrove .
    Glielo segnalo comunque perché è troppo esaustivo per CAPIRE dove siamo!

    Intanto la saluto cordialmente e con sincera simpatia , Sergio Carcereri

    P.S. Perché non fare dei manifesti con cui tappezzare le città ?
    Italia di nessuno
    Maurizio Blondet

    Parto da un fatto che forse non tutti conoscono: il modo in cui i 15 membri della Corte Costituzionale si ritagliano privilegi indebiti. Quando uno di loro si avvicina alla scadenza del suo mandato, gli altri colleghi, in modo cordialmente bipartisan, lo nominano presidente della medesima Corte. Lo scopo è di farlo andare in pensione con il massimo dello stipendio (500 mila euro annui anzichè i 416 mila dei membri comuni) e quindi della pensione, più liquidazione astronomica (1), più gli infiniti altri privilegi che spettano ai presidenti emeriti, fra cui l’autoblù a vita con due autisti, cellulare pagato senza limiti, computer, telefono gratis anche nell’abitazione privata, tessera per circolare gratis in autostrada e sui treni, eccetera, eccetera. Di solito un neo-presidente della Corte Costituzionale resta in carica 4-6 mesi, poi esce carico di tesori lasciando il posto al prossimo. Il giro è piuttosto vorticoso, tant’è vero che abbiamo in giro almeno una quindicina di presidenti emeriti, arricchiti a nostre spese finchè campano, e dotati di deplorevole tendenza alla longevità.

    Qui, non si tratta tanto di denunciare il costo per i contribuenti di simile andazzo, ma qualcosa, se possibile, di ancora più grave. La Corte Costituzionale è il supremo organo giuridico della repubblica. Dovrebbe essere la fonte prima dell’etica civica, il faro e l’esempio permanente di moralità civile e la pietra di paragone del rispetto della cosa pubblica. Ciascuno dei suoi membri dovrebbe sentire l’impegno personale a mantenere alto il proprio individuale prestigio (sono tutti docenti universitari di diritto o magistrati d’alto rango) e la specchiata autorevolezza dell’altissimo consesso al quale sono stati chiamati. In altri Paesi i supremi giudici sono infatti di questo stampo, conducono vite appartate di studi e discussioni sui principii del diritto, parlano solo attraverso le sentenze oracolari, coltivano un alto senso di responsabilità – che è il loro prestigio – in quanto coscienti che con le loro sentenze stabiliscono (e qualche volta innovano) i principii stessi non solo del diritto, ma della moralità pubblica.

    Ma che cosa può attendersi di essere, invece, un Paese i cui supremi giudici, già loro, hanno sviluppato mentalità e atteggiamenti da furbetti e da ladruncoli del pubblico denaro? Non c’è da stupirsi se i sottostanti ceti pubblici, ove arrivino a tiro del barattolo del pubblico denaro, si servano quanto più possono, sprezzanti della cittadinanza che paga i loro stipenti, emolumenti e benefici; i clientelismi, il moltiplicarsi di caste inadempienti e corporative, gli arbìtrii giudiziari, la collusione e la confusione fra politica e criminalità organizzata in diverse regioni, la casta degli insegnanti che cola a picco qualunque riforma che metta in forse il loro status-quo di malpagati e meschini privilegiati, ancorchè salti agli occhi che sfornano ormai solo analfabeti inoccupabili e senza educazione; le furbizie dei sindacati e quelle dello Stato che incamera più tasse di quel che deve con indegni trucchi (dalla non neutralizzazione delle accise sui carburanti quando essi rincarano, fino alla non-correzione del cuneo fiscale tra paga ricevuta dal lavoratore e costo del lavoro per l’imprenditore, che è il più alto d’Europa); tutte le inefficienze, malversazioni, disonestà e sprechi che pesano e affossano il Paese vengono da lì, in fondo, dal mancato esempio dall’alto. Anche la volgarità, bassezza e sguaiatezza, e l’assenza di scrupoli della nuova classe andata al potere con Berlusconi, persino i suoi bunga-bunga, non sono altro che la manifestazione estrema e caricaturale di quella prima falla del civismo. E la deriva è inarrestabile: proprio perchè non c’è nessuno, in alto, che possa richiamare all’ordine, fondando il proprio richiamo sulla propria personale autorità, integrità superiore e dignità indiscussa. Non ci sono dignità indiscusse.

    Chi dovrebbe far cessare l’andazzo profittatore dei giudici supremi (che è, beninteso, del tutto legale?). Forse il Quirinale, con la famosa moral suasion. Ma che dire se il Quirinale è abitato da uno che, quand’era deputato europeo, faceva la cresta sulle note-spese (2) dei biglietti aerei?

    Ecco la cosa che più impressiona: in quanto poco conto coloro che ricoprono le massime istituzioni tengano la propria dignità personale. E con quanta facilità barattino la loro figura morale per un piatto di lenticchie, sia pur ben condite: perchè sono già ricchi, ricevono stipendi pari a 20 anni di lavoro di un operaio proprio perchè non siano tentati di arraffare; eppure lo fanno. Non hanno nessuno orgoglio individuale, nessuna stima di sè, in fondo; vivono il proprio prestigio come qualcosa di estrinseco, che proviene loro dalla carica, non dalla propria decenza e rispettabilità come persone. Così, però, si sono spogliati di quell’impalpabile strumento politico che è l’autorità propria, mal misurabile ma tanto più necessario quando – come ora – gli ordini legali e giuridici si sgretolano davanti ai nostri occhi per le spinte e gli sgangheramenti contrapposti che subiscono dalle tifoserie senza senso dello Stato nè del diritto.

    Si disse a Roma che durante i quattro anni in cui Catone il Vecchio tenne la censura, prosperarono le messi e le mandrie. Al di là del mito, c’è in questo una profonda verità politica e morale che dovremmo recuperare.

    Ma è recuperabile? Non è invece nata l’Italia con questo vizio d’origine? Apprendo da uno storico dell’unità d’Italia ascoltato per caso alla radio (non chiedetemi citazioni esatte; è cosa colta al volo) che nei primi mesi dell’unificazione, mentre i ministri savoiardi cominciavano ad accorgersi forse con spavento dell’immane sfida in cui s’erano gettati, unificare giuridicamente un Paese troppo diverso e plurimo, troppo arretrato e persino inconciliabile nelle sue strutture economico-sociali, che cosa faceva il primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II? Si occupava personalmente a incamerare per sè e la famiglia le dotazioni e gli appannaggi dei principi, duchi e re appena detronizzati.

    Vittorio Emanuele avrebbe potuto magari – o dovuto – chiedere apertamente alle Camere o al governo un aumento del proprio appannaggio. No; preferì andare ad arraffare di persona quel che avevano lasciato il granduca di Toscana, la duchessa di Parma, il Pontefice, il re di Napoli… Il primo arraffatore d’Italia fu il primo re; il quale non a caso non volle cambiare il nome e chiamarsi Vittorio Emanuele Primo, ma restò Secondo, per sottolineare che il Paese che Cavour con le sue trame e Garibaldi con la sua sovversione gli avevano dato, era per lui non patria, ma terra conquistata alla famiglia.

    Italia di nessuno e non amata da nessuno fin dall’inizio. Dubito infatti che i funzionari toscani, pontifici o napoletani fossero disonesti: quel pezzo d’Italia che amministravano era la loro, la amavano, la capivano. I piemontesi no.

    Non è dunque un caso se il governo italiano inviò a Palermo un prefetto che parlava (oltre il piemontese) solo il francese; non si trattava di capire e farsi capire dai nuovi cittadini, men che meno di integrare economie e società; si trattava di controllarli, sorvegliarli, tenerli a freno, sospettarli per tenerli a freno, tartassarli per coprire le immani spese del bancarottiere Cavour. Una burocrazia da esercito occupante.

    A ben pensarci, la mentalità della burocrazia pubblica è tuttora quella. Non intende il proprio compito come quello di agevolare i cittadini nelle loro attività economiche e sociali, ma di tenerli sotto controllo e sorveglianza; cittadini e statali (che in Gran Bretagna si chiamano fieramente public servants) non sono ancora, ad un secolo e mezzo di distanza, omogenei socialmente e idealmente con la popolazione che amministrano.

    E’ solo un’ironia storica il fatto che le burocrazie sospettose ed occhiute non siano più piemontesi francofone, ma riempite di meridionali, in quantità che risulta ormai incresciosa al Nord; sì, la polpa umana e sociale è mutata, il randello della burocrazia poliziesca è stato riempito dai vinti di ieri.

    Ma è la filosofia, si direbbe la cultura aziendale, ad essere rimasta questa: cittadini privati? Evasori fiscali. Sospettiamoli. Controlliamoli. Intercettiamoli senza interruzione. E portiamo via loro il 50% del reddito, bisogna pagare i supemi giudici.

    1) Per esempio Gustavo Zagrebelsky, nominato alla Corte Costituzionale da Oscar Luigi Scalfaro perchè anti-berlusconiano, è stato fatto dai colleghi presidente della Consulta dal gennaio a settembre 2004. In tal modo la sua liquidazione, ovviamente calcolata sull’ultimo stipendio (presidenziale) è stata moltiplicata per il numero di anni di lavoro, anche se svolti come magistrato o professore universitario. Unendo questi e il riscatto della laurea con i nove di membro della Corte, Zagrebelsky ha cumulato 38 anni di anzianità lavorativa, una liquidazione di 907mila euro lordi (al netto 635mila) e una pensione di 21.332 euro lordi al mese (12.267 netti). Il professor Giovanni Maria Flick è rimasto presidente solo tre mesi, dal 14 novembre 2008 all’11 febbraio 2009, Giuliano Vassalli, e Giovanni Conso sono rimasti presidenti solo tre mesi, Antonio Baldassarre (accreditato alla destra) sei. I giudici della Consulta lavorano una settimana sì e una no. Iniziano il lunedì pomeriggio con la camera di consiglio, il martedì c’è l’udienza pubblica, mercoledì discussione di qualche causa e scrittura delle sentenze. Giovedì alle 13 tutti a casa. Poi c’è la settimana libera e quindi il ritorno al lavoro nella settimana successiva. Considerando tutto ciò risulta che il professor Flick ha presieduto la sua prima udienza il 18 novembre. Mercoledì 17 dicembre l’ultima camera di consiglio prima di Natale. Poi vacanza fino al 13 gennaio. Nemmeno un altro mesetto (udienza l’11 febbraio) e arriva la pensione. I mesi effettivi, dunque, non sono nemmeno due ma, valgono più dell’oro colato. Allo stesso modo si sono comportati Giuliano Vassalli: in carica dall’11 novembre del 1999 al 13 febbraio del 2000. Appena tre mesi, giusto il tempo di fare le vacanze di Natale e il capodanno prima di traslocare e passare all’incasso. Tre anche i mesi di Giovanni Conso e appena quattro quelli di Valerio Onida, sei quelli di Antonio Baldassarre. Con il risultato che a tutt’oggi oltre a una schiera di ex giudici, coi soldi rubati al popolo, lo Stato assicura una vecchiaia dorata a ben sedici presidenti emeriti. Con tanto di autisti e assegni mensili da favola. Romano Vaccarella, ad esempio, ricongiungendo gli anni di università con quelli alla Consulta, può riscuotere 25.097 euro lordi mensili di pensione (pari a euro 14.288 netti).
    2) La vicenda fu resa nota da Libero il 10 aprile 2004. Napolitano, all`epoca parlamentare europeo, prese il volo TV703 per recarsi a Bruxelles. Prezzo del biglietto 90 euro, compagnia aerea Virgin Express. Allo sbarco, un telegiornalista di una emittente tedesca (Rtl) filmò il futuro presidente della repubblica italiana e cercò di intervistarlo, invano. Ma non si rassegnò. Lo tallonò fino in Parlamento per farsi spiegare come mai a fronte di una spesa di 90 euro per il volo se ne facesse rimborsare 800, sia pure legalmente, senza contare 80 euro di taxi e 268 euro di indennità di presenza. Napolitano non si degnò di rispondere. Liquidò il giornalista tedesco dicendogli: i miei interlocu-tori sono i contribuenti italiani, con lei non parlo. Il servizietto andò in onda in Germania e non sembra che il nostro Paese ne sia uscito bene.

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